Raipur (AsiaNews) - È stato arrestato a Raipur, capitale dello Stato indiano del Chhattisgarh, Arun Pannalal, presidente del Chhattisgarh Christian Forum e noto attivista per i diritti della minoranza cristiana. L’uomo, 75 anni, è stato fermato nella notte tra il 7 e l’8 agosto dopo una denuncia presentata da un esponente del Bharatiya Janata Party (BJP) per un commento pubblicato su Facebook ritenuto offensivo nei confronti della religione indù.
Secondo la polizia, Pannalal avrebbe scritto un commento “altamente offensivo” sotto un post dedicato al culto dello Shivling (Shiva Lingam), simbolo associato al dio Shiva. A denunciarlo è stato il portavoce del BJP Amit Chimnani. La polizia di Raipur ha quindi registrato una First Information Report (FIR), l’atto con cui in India viene formalmente avviato un procedimento penale. Le accuse si basano sulle disposizioni del Bharatiya Nyaya Sanhita, il codice penale entrato in vigore nel 2024: l’articolo 196, relativo alla promozione dell’inimicizia tra diversi gruppi; l’articolo 299, che punisce gli atti deliberati e malevoli volti a offendere i sentimenti religiosi; e l’articolo 352(2), relativo all’insulto intenzionale con l’obiettivo di provocare una violazione della pace.
Pannalal è stato arrestato venerdì sera 7 agosto e il giorno successivo è comparso davanti a un magistrato, che ne ha disposto la custodia giudiziaria. Nella notte dell’arresto alcuni membri del Bajrang Dal, tra le organizzazioni più radicali, hanno manifestato davanti all’abitazione di Pannalal a Raipur. La polizia è intervenuta per disperdere i manifestanti e ha mantenuto una presenza nell’area.
La vicenda ha suscitato la protesta di organizzazioni per i diritti umani e di esponenti della società civile. In una lettera diffusa il 10 agosto, diversi attivisti, tra cui John Dayal e il gesuita Cedric Prakash, hanno espresso “profonda preoccupazione” per l’arresto, definendolo un tentativo di mettere a tacere una voce impegnata nella difesa delle minoranze. Gli autori della lettera chiedono il rilascio su cauzione di Pannalal e un procedimento giudiziario trasparente e libero da pressioni politiche.
“Il ministro capo del Chhattisgarh, Vishnu Deo Sai, ha già dichiarato pubblicamente Pannalal colpevole, definendo le sue affermazioni lesive del Sanatan Dharma prima ancora che un tribunale abbia esaminato la questione. Quando il capo di un governo statale esprime un giudizio preventivo su un procedimento penale a carico di un attivista appartenente a una minoranza poche ore dopo il suo arresto, la presunzione di innocenza è già stata sepolta e la custodia giudiziaria diventa una formalità”, si legge nella lettera. “Questo arresto non può essere considerato isolatamente. Esso avviene mentre il Chhattisgarh applica con crescente severità la sua nuova legge anti-conversione, mentre l’Orissa rende omaggio a coloro che sono stati coinvolti nelle violenze anticristiane a Kandhamal e mentre, uno dopo l’altro, gli Stati stringono il cappio attorno alla pratica religiosa delle minoranze e al dissenso”, continua il documento facendo riferimento alle violenze inter-comunitarie del 2008 e alla recente decisione di dedicare un ospedale a uno degli estremisti indù che rimase ucciso negli scontri.
Pannalal è tra le figure che più di frequente hanno denunciato le pressioni e le aggressioni contro i cristiani nel Chhattisgarh, in particolare nelle aree rurali e tribali. Negli ultimi anni il Chhattisgarh ha registrato una crescita delle tensioni attorno alle comunità cristiane. In diverse aree dello Stato i gruppi estremisti hanno interrotto celebrazioni cristiane e contestato l’attività delle chiese domestiche, accusate di favorire le conversioni forzate, un tema da tempo utilizzato dall’estrema destra contro le minoranze religiose. A maggio, nel distretto di Sukma, un gruppo di oltre 60 cristiani è stato aggredito durante una celebrazione domenicale, quando una folla di circa 100 persone ha fatto irruzione nella chiesa chiedendo ai fedeli di rinunciare alla loro fede. Circa 30 persone sono rimaste ferite.
La questione delle conversioni è diventata ancora più delicata dopo l’approvazione della nuova legge sulla libertà religiosa del Chhattisgarh. Il provvedimento, entrato in vigore ad aprile, introduce norme più severe contro le conversioni ottenute con forza, frode, coercizione, influenza indebita o incentivi. Prevede inoltre un obbligo di notifica preventiva alle autorità e pene particolarmente pesanti nei casi considerati più gravi, comprese le conversioni di massa. Le organizzazioni cristiane hanno contestato il provvedimento sostenendo che alcune definizioni sono troppo ampie e rischiano semplicemente di favorire ulteriori abusi contro le minoranze.











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