Nuove proteste in India. Il vescovo Fernandes: "Al fianco della Gen Z"

Migliaia di giovani sono tornati in piazza contro l'operato della Commissione elettorale, dopo le inchieste sulla cancellazione dei nomi dalle liste per le votazioni. Anche il vescovo ausiliare di Mumbai invita a garantire una partecipazione democratica che sia “accessibile, tempestiva e trasparente”.

di Nirmala Carvalho

New Delhi (AsiaNews) - Migliaia di persone sono scese in piazza negli ultimi giorni in India per contestare il funzionamento della Commissione elettorale e chiedere le dimissioni del commissario capo, Gyanesh Kumar, accusato da studenti, attivisti e partiti dell’opposizione di aver avuto un ruolo nella cancellazione di migliaia di nomi durante la revisione delle liste elettorali, la Special Intensive Revision (SIR).

Oggi 6 ottobre i parlamentari dell’alleanza di opposizione “INDIA” hanno marciato dal Parlamento verso la sede della Commissione elettorale a New Delhi. Il corteo, a cui hanno partecipato anche il leader del partito del Congress, Rahul Gandhi, e il presidente del partito Mallikarjun Kharge, è stato fermato dalle forze di sicurezza prima di raggiungere gli uffici dell’ECI, la Commissione elettorale indiana. I parlamentari hanno quindi organizzato un sit-in chiedendo le dimissioni di Kumar e contestando alcuni aspetti della revisione delle liste.

La prospettiva della Chiesa

Nel dibattito è intervenuto anche il vescovo ausiliare di Mumbai, Savio Fernandes, con una riflessione intitolata “Al fianco della generazione Z: un appello cristiano per la giustizia elettorale e la responsabilità democratica”. Per il presule, la Chiesa non può restare indifferente quando sono in gioco la partecipazione democratica e la dignità delle persone.

Fernandes richiama il mandato biblico a “cercare la giustizia” e lo collega alla dottrina sociale della Chiesa, in particolare ai principi della dignità umana, del bene comune e della partecipazione alla vita pubblica. Secondo il vescovo, i cittadini hanno il diritto di chiedere trasparenza alle istituzioni incaricate di garantire la correttezza delle elezioni e chi viene escluso dalle liste elettorali deve poter disporre di un rimedio efficace e tempestivo.

Particolare attenzione viene dedicata ai giovani che entrano per la prima volta nel corpo elettorale. Per Fernandes, la democrazia non dovrebbe presentarsi ai nuovi elettori come un ostacolo burocratico, ma come una forma accessibile di partecipazione alla vita della comunità.

Il richiamo del vescovo non è però a sostegno di un partito in particolare. La solidarietà cristiana, sottolinea, deve riguardare ogni cittadino, indipendentemente dall’età, dalla maggioranza o dalla minoranza di appartenenza e dalle sue preferenze politiche. La questione riguarda quindi il diritto di tutti a partecipare pacificamente alla vita pubblica.

Una nuova ondata di proteste

Il 4 ottobre centinaia di manifestanti erano stati fermati dalla polizia mentre cercavano di raggiungere Jantar Mantar, tradizionale luogo di protesta nella capitale indiana. Tra loro c’era anche Neha Bora, presidente dell’All India Students’ Association (AISA), organizzazione studentesca legata alla sinistra indiana.

A Mumbai, il 2 ottobre, era invece sceso in piazza il Cockroach Janta Party (CJP), movimento della generazione Z guidato da Abhijeet Dipke. Centinaia di sostenitori hanno partecipato a una manifestazione a Shivaji Park chiedendo a loro volta le dimissioni di Kumar. Il movimento ha annunciato una nuova mobilitazione a Delhi per il 10 ottobre se il commissario capo non dovesse lasciare prima l’incarico.

Le proteste contro il governo sono riprese dopo la pubblicazione di un’inchiesta sulla revisione delle liste elettorali, nota come Special Intensive Revision o SIR. L’operazione, iniziata nel Bihar nel 2025 e successivamente estesa ad altri Stati indiani, è nata con lo scopo di verificare la presenza di doppioni o persone decedute, ma alcune indagini hanno messo in luce come il procedimento abbia anche portato all’esclusione di cittadini con regolare diritto al voto.

La controversia si è ulteriormente aggravata dopo che due dei tre commissari elettorali hanno espresso alcune obiezioni sulle decisioni relative alla revisione delle liste e alla gestione dei dati elettorali. Il 5 ottobre la questione è arrivata davanti alla Corte suprema, che ha chiesto alla Commissione elettorale di fornire la documentazione necessaria a stabilire chi avesse autorizzato alcune modifica. La Corte non ha però disposto la sospensione di Kumar, rinviando ogni valutazione a dopo la risposta della Commissione.

Nei mesi scorsi la mobilitazione del Cockroach Janta Party aveva portato alle dimissioni del ministro dell’Istruzione, Dharmendra Pradhan, in seguito a uno scandalo per irregolarità durante gli esami di ammissione universitari. Le proteste si sono in poco tempo trasformate in una campagna nazionale contro la gestione del sistema degli esami e gli scarsi provvedimenti del governo per risolvere la disoccupazione giovanile.

Ora il movimento ha spostato l’attenzione sulla Commissione elettorale e sulla tutela del diritto di voto. Questa volta anche Neha Bora e l’AISA, organizzazioni legate all’opposizione politica, hanno partecipato alle manifestazioni a Delhi. Anche se le due mobilitazioni non sono completamente sovrapponibili, entrambe contestano la gestione della revisione delle liste e chiedono maggiore trasparenza alla Commissione.

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