Nuova Delhi (AsiaNews) - Due dei tre membri della Commissione elettorale indiana hanno messo per iscritto almeno 14 volte, nell’arco di dieci mesi, le proprie obiezioni su decisioni riguardanti l’iscrizione e la cancellazione degli elettori dalle liste, e hanno contestato la centralizzazione del sistema informatico che gestisce i dati degli elettori. A rivelarlo è stata questa settimana un’inchiesta dell’Indian Express, che ha esaminato documenti e comunicazioni interne dell’organo incaricato di garantire lo svolgimento delle elezioni nella più grande democrazia del mondo. I leader dell’opposizione e del Cockroach Janta Party, il cosiddetto movimento giovanile degli “scarafaggi”, hanno accusato il governo guidato dal primo ministro Narendra Modi di aver truccato le elezioni a livello dei singoli Stati per favorire il Bharat Janata Party (BJP).
Un'inchiesta che segue le polemiche
Al centro della vicenda è finito in particolare il Commissario elettorale capo, Gyanesh Kumar, ritenuto responsabile di una serie di irregolarità, e gli altri due commissari, Sukhbir Singh Sandhu e Vivek Joshi, che hanno fatto le segnalazioni nell’ultimo anno.
Tutta la questione segue le già note controversie sul processo di revisione delle liste elettorali, procedimento noto come Special Intensive Revision (SIR). Avviata in Bihar nel giugno 2025, la procedura è stata progressivamente estesa a 30 Stati e territori dell’Unione, come vengono chiamate le divisioni amministrative in India. Secondo l’Indian Express, nelle liste provvisorie elaborate nell’ambito della revisione sono stati esclusi oltre 13 crore di nomi, cioè più di 130 milioni di persone.
La SIR non è di per sé una procedura illegittima. Nel maggio scorso la Corte suprema indiana ha confermato la validità giuridica della revisione avviata in Bihar, riconoscendo alla Commissione elettorale il potere di procedere alla verifica delle liste. I giudici hanno però imposto anche una garanzie procedurali per gli elettori coinvolti, compresa la possibilità di far esaminare i casi di coloro che vengono esclusi, che possono presentare ricorso.
È proprio sul modo in cui questa revisione viene condotta che si è aperta una frattura importante all’interno della Commissione. L’Indian Express ha documentato almeno 14 casi in cui Sandhu e Joshi hanno contestato decisioni e disposizioni che, secondo loro, sono state adottate senza che i due fossero stati informati o senza aver ottenuto la necessaria approvazione dell’intera Commissione, i cui membri dal 2024 sono scelti attraverso un comitato di selezione composto dal primo ministro, da un ministro da lui indicato e dal leader dell’opposizione. Anche se non è previsto che le decisioni siano sempre prese all’unanimità, il commissario capo, in particolare, è primo tra pari, e non decisore ultimo dell’operato della Commissione elettorale. La legge del 2023 prevede che, in caso di divergenza, prevalga la maggioranza.
Le questioni su cui i tre commissari si sono scontrati riguardano il funzionamento stesso delle liste elettorali e della loro revisione: l’iscrizione di nuovi elettori, la cancellazione e il successivo reinserimento dei nomi, i ricorsi contro le decisioni prese durante la SIR e l’accesso al database centrale degli elettori.
I dubbi sui sistemi informatici e il caso di Goa
La maggior parte dei dubbi sono stati espressi riguardo a ECINet, il nuovo sistema informatico lanciato a gennaio per riunire in un’unica infrastruttura più di 40 applicazioni e portali utilizzati dalla Commissione elettorale. Secondo l’inchiesta, i due commissari hanno espresso il timore sul controllo del database delle liste elettorali, progressivamente centralizzato da Delhi, a loro detta, riducendo la possibilità per gli uffici elettorali dei singoli Stati e delle circoscrizioni di intervenire direttamente in caso di irregolarità.
Il problema non è soltanto tecnico. In India sono infatti i funzionari di registrazione elettorale (Electoral Registration Officers ERO), responsabili delle singole circoscrizioni, a svolgere un ruolo fondamentale nell’accertamento dell’idoneità degli elettori. Se un funzionario locale stabilisce che una persona deve essere presente nelle liste, ma il sistema informatico centrale non gli consente di registrare materialmente quella decisione, si pone una questione su chi abbia, di fatto, l’ultima parola.
L’Indian Express ha spiegato come si è concretizzato il problema a Goa, per esempio. Durante la SIR, il sistema informatico aveva segnalato alcuni elettori per cosiddette “discrepanze logiche”, cioè incongruenze nei dati rispetto alle precedenti liste elettorali. Gli ERO di Goa hanno esaminato la documentazione di 97 persone e, dopo averle ascoltate, le hanno ritenute idonee a essere inserite nella lista. Quattro giorni prima della pubblicazione della lista definitiva, il funzionario elettorale capo di Goa aveva inviato per l’ottava volta in sette giorni una richiesta agli uffici centrali della Commissione elettorale affinché il sistema permettesse di reinserire quei nomi.
Un vice commissario elettorale aveva a sua volta scritto al responsabile dei sistemi informatici della Commissione elettorale chiedendo che il sistema non impedisse di applicare le decisioni prese dagli ERO in conformità con le indicazioni della Corte suprema. Ma il 21 febbraio, quando è stata pubblicata la lista definitiva, i 97 nomi non risultavano inseriti. Secondo la verifica effettuata dall’Indian Express, al 20 settembre erano ancora assenti.
Il Form 6
Un’altra controversia ha riguardato il Form 6, il modulo che in India una persona deve compilare per chiedere di essere inserita per la prima volta nelle liste degli aventi diritto al voto. Nel luglio scorso, nella versione online del Form 6 è stata introdotta una nuova domanda: il richiedente doveva indicare se il proprio nome, oppure quello di un genitore o di un nonno, comparisse nelle precedenti liste elettorali utilizzate come riferimento per la revisione per collegare i nuovi elettori alle liste precedenti attraverso i loro dati o quelli dei familiari.
La domanda non era formalmente classificata come obbligatoria, ma, secondo l’Indian Express, il sistema informatico non permetteva di completare la richiesta senza fornire una risposta. Anche su questo punto che sono intervenuti i commissari Sukhbir Singh Sandhu e Vivek Joshi: secondo i documenti esaminati dal giornale, i due hanno contestato il fatto che una condizione aggiuntiva per chi chiede di essere iscritto nelle liste potesse essere introdotta semplicemente modificando un modulo e il relativo software. A loro avviso, una modifica che incide sui requisiti per l’iscrizione degli elettori avrebbe richiesto una precisa base nella normativa elettorale.
Le revisioni in Bengala
Altre contestazioni si sono concentrate sulla gestione dei ricorsi in Bengala occidentale. Durante la SIR, la Corte suprema aveva affidato a circa 700 funzionari giudiziari il compito di esaminare i casi di circa 6 milioni di elettori segnalati dalla Commissione per possibili “discrepanze logiche”. I funzionari avevano disposto la cancellazione di 2,7 milioni di nomi e confermato l’inclusione di altri 3,2 milioni. Contro queste decisioni sono stati successivamente presentati 3,8 milioni di ricorsi: 2,2 milioni da parte di elettori cancellati che chiedevano di essere reinseriti nelle liste e 1,6 milioni contro altrettanti elettori che i funzionari giudiziari avevano invece deciso di mantenere, con la richiesta di cancellarne i nomi.
È proprio sulla seconda categoria di ricorsi che Sukhbir Singh Sandhu ha chiesto chiarimenti. Secondo i documenti esaminati dall’Indian Express, i 1,6 milioni di ricorsi risultavano presentati per conto della Commissione elettorale, ma non era chiaro chi li avesse autorizzati né chi li avesse materialmente depositati. Sandhu ha sottolineato che né lui né l’altro commissario, Vivek Joshi, né il funzionario elettorale capo del Bengala occidentale erano stati informati della procedura.
La non risposta della Commissione elettorale
A rendere ancora più insolita la situazione è il fatto che, secondo l’inchiesta, tra maggio e agosto non si è mai riunita la Commissione al completo. Il primo incontro dei tre commissari dopo questo intervallo si è tenuto il 9 settembre. Poco prima, Sandhu e Joshi avevano scritto separatamente anche al Cabinet Secretary, il più alto funzionario della burocrazia centrale, esprimendo preoccupazioni sulle modifiche alla distribuzione delle responsabilità relative al sistema informatico delle liste elettorali.
La Commissione elettorale ha respinto l’interpretazione secondo cui le divergenze documentate dall’Indian Express dimostrerebbero una spaccatura nelle decisioni finali. In una risposta diffusa il 23 settembre, l’istituzione ha definito le differenti opinioni e osservazioni una parte normale del processo di discussione interno e ha sostenuto che tutte le decisioni prese nell’ultimo anno siano state adottate all’unanimità. Non ha però fornito spiegazioni su alcuni dei punti sollevati dall’indagine: chi abbia autorizzato la modifica del Form 6, chi abbia presentato i ricorsi in Bengala occidentale e perché la Commissione al completo non si sia riunita tra maggio e agosto.
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