Delhi blinadata in vista delle proteste sul diritto di voto

Oltre 23mila unità delle forze di polizia mobilitate e restrizioni ai trasporti prima delle manifestazioni del 10 ottobre. La polizia ha negato ai giovani del Cockroach Janta Party il permesso di radunarsi. Anche la Conferenza dei religiosi dell’India: "Non possiamo restare spettatori silenziosi".

New Delhi (AsiaNews) - Oltre 20mila agenti delle forze di sicurezza centrali a supporto della polizia locale, 37 posti di blocco, centri di detenzione predisposti nei distretti della capitale e possibili restrizioni alla circolazione di treni e metropolitana. Sono le misure predisposte a Delhi in vista delle proteste annunciate per domani, 10 ottobre, che chiedono le dimissioni del presidente della Commissione elettorale indiana, Gyanesh Kumar. 

Oggi la polizia ha inoltre negato al Cockroach Janta Party (CJP), movimento giovanile protagonista delle mobilitazioni degli ultimi mesi, il permesso di manifestare a Jantar Mantar, tradizionale luogo di protesta nella capitale indiana. Secondo la polizia, la richiesta presentata dai coordinatori del CJP è arrivata troppo tardi. Il commissario congiunto di polizia, Nupur Prasad, ha poi citato ragioni di sicurezza, ordine pubblico e gestione del traffico. Il CJP ha però ribadito l’intenzione di essere presente nella capitale nonostante il divieto. 

Il ministero degli Interni guidato da Amit Shah ha messo a disposizione della polizia di Delhi circa 23mila uomini, da impiegare dall’8 al 12 ottobre. Cinque compagnie paramilitari composte interamente da donne saranno coinvolte nell’operazione. Secondo The Indian Express, gli agenti si aspettano che nella capitale possano arrivare oltre 50mila persone, anche dagli Stati vicini. Le autorità hanno predisposto posti di blocco agli ingressi della città. La polizia ha chiesto alla Delhi Metro Rail Corporation di valutare la chiusura degli ingressi e delle uscite di 57 stazioni della metropolitana, a partire dalle 21 del 9 ottobre fino al ritorno alla normalità. Indian Railways ha inoltre annunciato la cancellazione dei treni in arrivo alle stazioni di New Delhi e Hazrat Nizamuddin nella fascia oraria compresa tra le 4 del mattino e le 14 di sabato. 

Le autorità hanno inoltre invitato le piattaforme social a intervenire contro i contenuti ritenuti relativi alle proteste. Il ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’informazione ha diffuso una comunicazione in cui esprime preoccupazione per la circolazione online di informazioni considerate false, fuorvianti, manipolate o presentate fuori contesto. Il fondatore del CJP, Abhijeet Dipke, ha reagito su X chiedendo: “Perché non dichiarare direttamente lo stato d’emergenza?”. Un portavoce del movimento ha poi sostenuto che almeno 10mila persone sono state fermate in tutto il Paese in via preventiva.

Da diversi giorni la mobilitazione a Delhi e in altre città dell’India sta coinvolgendo anche studenti e partiti di opposizione. Nei giorni scorsi è stato fermato il leader del partito del Congress, Rahul Gandhi, sceso in piazza al fianco dei giovani. I manifestanti, dopo aver ottenuto le dimissioni del ministro dell’Istruzione in seguito allo scandalo sulle irregolarità nei test d’ingresso all’università, chiedono ora le dimissioni del presidente della Commissione elettorale, che secondo alcune inchieste, ha favorito la cancellazione di migliaia di nomi durante la revisione speciale intensiva delle liste elettorali (Special Intensive Revision, SIR), il procedimento con cui le autorità stanno verificando e aggiornando gli elenchi delle persone aventi diritto al voto. Anche in altre città come Bengaluru e Mumbai si sono svolte iniziative per chiedere maggiore trasparenza all’organismo elettorale. 

La Conferenza dei religiosi dell’India (Conference of Religious India, CRI), organismo nazionale che rappresenta le congregazioni religiose, ha diffuso un appello per invitare religiosi e religiose cattolici a difendere il diritto di voto e a sostenere le iniziative previste per il 10 ottobre. Il documento, intitolato “La SIR e la privazione del diritto di voto: la CRI si schiera per la verità e la giustizia”, considera la questione non soltanto un confronto politico, ma anche una responsabilità morale legata alla tutela della dignità e dei diritti dei cittadini.

Nell’appello l’organizzazione esprime preoccupazione per la situazione. Quanto sta accadendo, si legge nel documento, dovrebbe “toccare la coscienza e scuotere la sensibilità” di ogni cittadino. “La Conferenza dei religiosi dell’India non può restare spettatrice silenziosa di ciò che sta accadendo nel nostro Paese”, afferma l’appello, che richiama la vocazione cristiana a difendere la verità, perseguire la giustizia e testimoniare la vita e gli insegnamenti di Gesù Cristo, soprattutto quando sono in gioco i diritti e la dignità delle persone più vulnerabili.

La CRI ha accolto positivamente anche il crescente coinvolgimento dei giovani, compresi quelli della generazione Z, dei partiti di opposizione e di varie organizzazioni nel dibattito sulla tutela del diritto di voto. Ha quindi invitato le congregazioni religiose a partecipare alle campagne nazionali. Le comunità sono chiamate a intervenire “in modo visibile e con voce forte, senza paura né favoritismi”, in difesa delle garanzie costituzionali e del diritto dei cittadini a partecipare a elezioni libere ed eque. La revisione degli elenchi elettorali, sottolinea ancora l’organizzazione religiosa, non può essere considerata soltanto una questione amministrativa o parte di un dibattito politico.

La revisione delle liste elettorali ha portato all’esclusione provvisoria di circa 134 milioni di nominativi a livello nazionale su un corpo elettorale di 954 milioni di iscritti. Questi numeri non corrispondono, però, necessariamente ad altrettanti cittadini privati del voto. La Commissione ha avviato una procedura per consentire a chi è rimasto fuori dalle bozze di chiedere il reinserimento. Tuttavia, come hanno documentato negli ultimi tempi diverse indagini giornalistiche, in molti casi le lungaggini burocratiche o altri meccanismi hanno portato all’esclusione permanente anche di persone che avrebbero avuto diritto di votare. A Delhi il 32,78% degli elettori è stato escluso dalle bozze delle liste. Nel Bengala occidentale, invece, dove di recente alle elezioni locali ha vinto il Bharatiya Janata Party (BJP), il partito da cui proviene il primo ministro Narendra Modi, il 91% dei ricorsi esaminati finora ha portato al reinserimento degli elettori che erano stati esclusi. Dati che negli ultimi mesi hanno alimentato le preoccupazioni sull’affidabilità della revisione, portando alle proteste in corso.

"INDIAN MANDALA" È LA NEWSLETTER DI ASIANEWS DEDICATA ALL'INDIA.

VUOI RICEVERLA OGNI VENERDI’ SULLA TUA MAIL? ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER A QUESTO LINK  

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Lanterne rosse
Mondo russo
Porta d'Oriente
Destinazione Seoul

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000