Maharashtra: legge anti-conversione trasforma diritto in concessione

È quanto sottolinea ad AsiaNews l’arcivescovo di Nagpur dopo la firma della presidente Murmu. Si attende la notifica del governo statale con la data di entrata in vigore. Reati perseguiti d’ufficio e senza cauzione. A rischio l’essenza stessa libertà e indipendenza immaginate dai padri fondatori.

di Nirmala Carvalho

Delhi (AsiaNews) - “Anche senza alcuna prova concreta di illecito, sia le autorità statali che i gruppi locali potrebbero prendere di mira coppie miste di fede diversa e pastori” che si prendono cura di loro. Non nasconde le proprie preoccupazioni mons. Elias Joseph Gonsalves, arcivescovo di Nagpur, di fronte alla firma della presidente dell’India Droupadi Murmu sul controverso Maharashtra Freedom of Religion Act, 2026, già oggetto di critiche dei prelati per possibili ingerenze. “Questa angosciante realtà - avverte - potrebbe tranquillamente erodere la sacra libertà di coscienza garantita a ogni cittadino”. Inoltre, prosegue l’arcivescovo intervistato da AsiaNews, rischia di “trasformare un diritto costituzionale fondamentale, destinato a proteggere la dignità dell'anima umana, in una concessione/privilegio statale eccessivamente regolamentato”.

La norma, volta a contrastare conversioni illegali, ha ricevuto l’approvazione della presidente della Repubblica, superando l’ultimo ostacolo costituzionale per l’entrata in vigore che avverrà dopo l’emanazione del decreto che ne specifica la data da parte del governo del Maharashtra. Approvata dall’Assemblea legislativa statale durante la sessione di bilancio, essa mira a regolamentare il cambio di fede e impone sanzioni severe in caso di conversione dietro forza, frode, coercizione, false dichiarazioni, lusinghe o influenza indebita.

“Il disegno di legge sulla libertà di religione del Maharashtra - spiega una fonte istituzionale ad AsiaNews - ha ricevuto l’approvazione” di Droupadi Murmu e ora il governatore del Maharashtra lo ha trasmesso al governo statale per la notifica”. Ai sensi della legge offrire denaro, doni, un impiego, istruzione gratuita, promesse di matrimonio, garanzie di uno stile di vita migliore o affermazioni di guarigioni divine per indurre una persona a cambiare religione sarà considerato illegale. Sono stati inclusi nel campo di applicazione della legge anche i tentativi di presentare una religione come superiore a un’altra con l’intenzione di influenzare la conversione.

I reati previsti dalla legge saranno perseguiti “d’ufficio” e “senza possibilità di libertà provvisoria su cauzione”. Quanti vengono condannati per conversione illegale possono incorrere in una pena detentiva fino a sette anni e in una multa fino a 1 lakh di rupie (circa 910 euro). Per i recidivi, la pena può arrivare a 10 anni di reclusione e a una multa fino a 7 lakh di rupie (oltre 6.300 euro). La normativa prevede inoltre assistenza per la riabilitazione delle vittime di conversione illegale.

La legge conferisce ai parenti di sangue di una persona che si presume sia stata sottoposta a conversione illegale il diritto di presentare una denuncia (Fir, il First Information Report) e la polizia sarà tenuta a registrare tali denunce. Un funzionario potrà inoltre avviare un’indagine d’ufficio qualora vi siano motivi per ritenere che sia avvenuta o si stia tentando una conversione in violazione della legge. Le inchieste dovranno essere condotte da un funzionario di polizia con il grado di vice-ispettore o superiore, mentre i casi registrati in base alle sue disposizioni saranno giudicati da un tribunale di prima istanza. La normativa prevede inoltre che siano punibili coloro che istigano, facilitino o assistano una conversione illegale. Ciò include quanti approvano, redigono o autenticano documenti connessi a tali conversioni. Una disposizione significativa della legge attribuisce “l’onere della prova alla persona che si presume abbia causato o istigato la conversione”.

Interpellato da AsiaNews mons. Gonsalves ricorda l’articolo 25 della Costituzione che “garantisce esplicitamente a ogni individuo il diritto fondamentale di scegliere, praticare e condividere liberamente la propria fede”. “L’India - prosegue il prelato - si trova di fronte a una contraddizione diretta tra la sua Costituzione federale e le leggi a livello statale, il che rende le minoranze religiose profondamente vulnerabili”. In merito alla posizione della Chiesa, l’arcivescovo di Nagpur ricorda che “aderisce rigorosamente al quadro costituzionale della nostra nazione, osservando norme canoniche rigorose e trasparenti che vietano completamente la conversione forzata o qualsiasi forma di adescamento materiale”.

“Ogni battesimo amministrato - avverte - è del tutto legittimo e volontario, e scaturisce esclusivamente da un risveglio autentico e non coatto della coscienza individuale”. Il prelato evidenzia una “tendenza preoccupante” delle autorità a regolare aspetti privati della persona come la fede, trasformando “un diritto costituzionale fondamentale, destinato a proteggere l’anima umana, in una concessione statale eccessivamente regolamentata”. “Mentre ci avviciniamo al Giorno dell’Indipendenza del 15 agosto, queste misure restrittive e il potenziale abuso della legge contraddicono direttamente - conclude mons. Gonsalves - l’essenza stessa di libertà e indipendenza immaginate dai padri fondatori della nostra amata patria, l’India”.

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