Un dalit primo agli esami di medicina, Delhi tenta di riformare il sistema

Mentre un candidato dalit conquista per la prima volta il primo posto nei test per le specializzazioni mediche più prestigiose del Paese, il governo promette di riformare il contestato sistema di ammissione dopo le proteste degli studenti. Sullo sfondo resta aperto il dibattito sulle quote riservate e sulla meritocrazia in India.

New Delhi (AsiaNews) - Per la prima volta da anni, il primo posto nella classifica di accesso ai corsi di specializzazione in medicina interna (MD) e ai corsi di elevata specializzazione dei più prestigiosi istituti pubblici indiani è stato raggiunto da un candidato appartenente alle Scheduled Castes (SC), le comunità dell’India storicamente discriminate note anche come dalit. La notizia è emersa dopo la pubblicazione della graduatoria per l’ammissione agli All India Institutes of Medical Sciences (AIIMS), la rete di ospedali universitari pubblici paragonabili per prestigio ai grandi policlinici universitari occidentali. Tra i primi dieci in graduatoria ci sono anche quattro candidati appartenenti alle Other Backward Classes (OBC), il che porta a cinque, su dieci, i posti conquistati da candidati che fanno parte delle cosiddette categorie che hanno diritto a delle quote riservate nell’istruzione e nei lavori pubblici.

La graduatoria appena pubblicata riguarda l’INI-CET, il test che in India regola l’accesso ai corsi post-laurea negli istituti classificati per legge come “di importanza nazionale”, con gli AIIMS in testa. È un esame diverso dall’altro test che da mesi occupa le cronache indiane: il NEET-UG (National Eligibility-cum-Entrance Test, Undergraduate), la prova che ogni anno oltre due milioni di aspiranti medici sostengono per l’accesso alla laurea di base in medicina, primo gradino di un percorso che porta poi, appunto, a specializzazione e successiva specializzazione ulteriore. Ed è proprio sul NEET-UG che il governo indiano ha appena depositato presso la Corte suprema un’informativa che apre a una profonda riforma.

L’esame, spiega l’informativa, potrebbe abbandonare l’attuale formato a prova unica per adottarne uno in due fasi, sul modello del JEE (Joint Entrance Examination, il test d’ingresso ai politecnici indiani). Il governo starebbe inoltre valutando il passaggio dal tradizionale esame cartaceo a una prova computerizzata, già in uso per sette degli otto principali test gestiti dalla National Testing Agency, l’agenzia pubblica che organizza e gestisce gli esami d’ingresso universitari. Solo il NEET-UG è ancora svolto interamente su carta.

Delhi ha però precisato che qualunque modifica dovrà essere concordata con il ministero della Sanità e la National Medical Commission, l’organo che regola la professione medica, e che una decisione definitiva arriverà solo dopo le raccomandazioni di una task force appositamente istituita e guidata da Nandan Nilekani, co-fondatore del colosso informatico Infosys. 

La riforma allo studio è la risposta diretta alle proteste giovanili scoppiate dopo una serie di irregolarità legate al NEET-UG, e che hanno fatto emergere la stanchezza delle nuove generazioni verso un mondo politico visto come sorpassato e corrotto. Le risposte del governo guidato dal primo ministro Narendra Modi sono finora state blande: dopo le dimissioni del ministro dell’Istruzione, che rientrava tra le richieste dei manifestanti, a fine luglio, la camera alta del Parlamento ha approvato un inasprimento delle pene per chi organizza o favorisce fughe di notizie negli esami di Stato.

Il fatto che un candidato beneficiario delle quote abbia conquistato il primo posto in uno dei test più selettivi del Paese, nel pieno di una crisi di credibilità dell’intero sistema di ammissione universitaria, ha riacceso un dibattito sui posti riservati proprio mentre il governo prova a ricostruire la fiducia delle nuove generazioni. 

In India le quote per le Scheduled Castes e le Other Backward Classes sono previste dalla Costituzione fin dal 1950 ma spesso finiscono per essere ancora oggi un terreno di scontro politico tra chi le considera un freno alla meritocrazia e chi, invece, le vede come unico correttivo possibile a secoli di esclusione dall’istruzione superiore. 

Casi come quello della graduatoria AIIMS, del resto, non sono più isolati: sempre più spesso negli ultimi anni sono candidati delle categorie “riservate” a scalare i vertici delle classifiche nazionali, a fronte di una “categoria generale” – la popolazione non-SC, non-ST, non-OBC e priva di disabilità, esclusa cioè da ogni forma di quota – che veniva stimata attorno al 15% della popolazione complessiva, sulla base del censimento delle caste del 1931, l’ultimo condotto su scala nazionale, e di successive rilevazioni socio-economiche realizzate in vari Stati, tra cui l’indagine sulle caste condotta in Bihar. 

Quella stima, però, è oggi superata: dal 2019 esiste infatti anche l’EWS (Economically Weaker Section), la quota, pari al 10% dei posti, introdotta con una modifica costituzionale per riservare un accesso preferenziale a chi, pur non appartenendo a SC, ST o OBC, vive sotto una soglia di reddito familiare fissata per legge. Presentata dal governo Modi come un correttivo alla povertà economica indipendente dall’appartenenza di casta, l’EWS resta una misura controversa perché ha portato il totale dei posti riservati oltre il tetto del 50% fissato in passato dalla Corte suprema, e i suoi critici vi leggono il rischio di offuscare la ragione originaria delle altre quote, non la povertà in sé ma la discriminazione storica di casta, tanto che famiglie povere già comprese in SC, ST o OBC restano escluse dall’EWS proprio perché rientrano già in un’altra categoria. Il censimento del 2027 dovrebbe essere il primo, dall’indipendenza dell’India, a tornare a rilevare il dato sulle caste su scala nazionale, ma non ha ancora iniziato a porre domande in materia né reso nota la metodologia che intende adottare. 

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