Faisalabad: 13enne rapita e convertita a Islam, tribunale affida a rapitore

Sconcerto delle organizzazioni per i diritti umani per la scelta dei giudici nonostante la denuncia che aveva portato all'allontanamento. Minacciata in aula di apostasia se avesse rifiutato l'Islam. Ashiknaz Khokhar: guardare a prove documentali per verificare età.

di Shafique Khokhar

Faisalabad (AsiaNews) - I difensori dei diritti umani esprimono preoccupazione per il caso di una minorenne di Faisalabad, che è stata rapita, convertita con la forza e costretta a sposarsi. Viene condannata in particolare la decisione del tribunale di affidare la custodia al suo rapitore: una scelta profondamente preoccupante, che espone la vittima a reiterata violenza, intimidazioni e abusi. Viene chiesto di agire immediatamente per garantire la protezione della giovane, far rispettare lo Stato di diritto, assicurando tutti i responsabili alla giustizia. Inoltre, si invita il governo a criminalizzare la conversione religiosa.

Joseph Janssen, presidente di Voice for Justice, ha ricordato che la conversione forzata è una pratica di matrice religiosa, resa possibile dal sostegno o dal silenzio di coloro che hanno il compito di far rispettare la legge. Ha testimoniato che in aula gli avvocati hanno minacciato la vittima di punirla per apostasia qualora avesse rinnegato l’Islam; un grave abuso di autorità giuridica e morale, definito "terrorismo islamico". Ha aggiunto che è diffusa la convinzione che leggi in materia di protezione di minori, donne e minoranze diventano inefficaci una volta che una persona, indipendentemente dall’età, si converte all’Islam. Jansen ha fatto appello al primo ministro del Punjab, Maryam Nawaz Sharif, affinché presti immediata attenzione a ciò che ha definito un’ingiustizia e uno stupro di minore, nonché ala sottrazione di una persona minorenne alla custodia dei suoi genitori. Ha inoltre promesso di sollevare la questione dinanzi a forum internazionali, tra cui Onu e Parlamento europeo, a meno che la giovane non venga riconsegnata alla sua famiglia.

Secondo i fatti, il 12 giugno 2026 Mohsin Liaquat ha rapito la 13enne a Faisalabad. Presso la stazione di polizia di Raza Abad è stata registrata la denuncia n. 838/26 ai sensi dell’articolo 365-B del Codice penale pakistano. Due settimane dopo il rapimento, la polizia ha arrestato l’imputato, ha liberato la vittima dalla sua custodia e l’ha affidata alle cure protettive dell’Unità contro la violenza di genere della Polizia di Faisalabad. Il 27 giugno 2026, la vittima ha dichiarato che la famiglia dell’imputato l’aveva istruita e costretta a sostenere falsamente di essere maggiorenne. Gli abusatori hanno quindi presentato un certificato di conversione religiosa e un certificato di matrimonio in cui la data di nascita era stata falsamente indicata come giugno 2008, nonostante i suoi genitori si fossero sposati nel 2012. Alla luce di queste incongruenze, il tribunale ha ordinato una perizia medica per determinare l'età e ha disposto che fosse collocata presso Dar-ul-Aman, centro di accoglienza governativo, in attesa. Il 25 luglio 2026, nonostante le gravi contraddizioni, il tribunale di primo grado ha concesso l’affidamento della giovane al suo rapitore, ovvero al presunto marito, e ha concesso la libertà provvisoria all’imputato.

Ashiknaz Khokhar, attivista per i diritti umani, ha affermato che è profondamente preoccupante che i registri ufficiali delle nascite e altre prove documentali non ricevano il giusto peso da parte dei tribunali nel determinare l’età delle vittime minorenni. Ha aggiunto che la protezione dei minori non deve mai essere subordinata a documenti falsificati, dichiarazioni estorte o presunti consensi ottenuti in condizioni di vulnerabilità e controllo. Ha affermato che il caso rappresenta una prova cruciale dell’impegno del Pakistan a salvaguardare i diritti delle minoranze religiose e ad applicare le proprie leggi in materia di tutela dei minori. Ha inoltre sottolineato che il presunto consenso o la dichiarazione di un minore non possono, da soli, determinare questioni relative all’affidamento o alla tutela. Ha avvertito che l’ordinanza del tribunale non tiene conto dell’interesse superiore della vittima.

L'attivista per i diritti umani Lala Robin Daniel ha affermato che le indagini e i processi iniqui stanno minando la legislazione progressista, come la Legge del Punjab sulla limitazione dei matrimoni infantili del 2026, in cui i matrimoni infantili e gli abusi sui minori vengono legittimati in palese violazione delle disposizioni di legge. Per Daniel le autorità preposte all’amministrazione della giustizia devono riconoscere che il matrimonio con minore e la convivenza derivante da esso costituiscono reati penali. Ha osservato che le autorità pakistane non sono riuscite a contrastare il fenomeno persistente di rapimenti, conversioni forzate e matrimoni infantili che colpiscono le ragazze minorenni appartenenti a minoranze. Nonostante la risoluzione del Parlamento europeo del 9 luglio 2026 che esortava il Pakistan a indagare in modo indipendente su tutte le accuse, a perseguire i responsabili e i complici, a garantire sicurezza e protezione alle vittime, a rafforzare la capacità giudiziaria e ad attuare pienamente le leggi sui matrimoni infantili in tutto il Paese.

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