Islamabad (AsiaNews) - “Voglio mio figlio. Non è stata la volontà di Dio, ma la negligenza di un sistema corrotto”. Sono le parole di una madre ferita, il cui bambino di 10 giorni era tra i neonati morti nell’incendio divampato al Pakistan Institute of Medical Sciences (Pims) di Islamabad. Esprimono l’angoscia delle famiglie che faticano a comprendere come i propri figli siano potuti morire in un luogo dove si erano recati in cerca di cure mediche e protezione.
Almeno 14 neonati sono morti in seguito a un incendio divampato nel Centro di assistenza sanitaria materno-infantile del Pims, uno dei principali ospedali pubblici del Pakistan. L’incendio è scoppiato nelle prime ore di mercoledì 26 agosto nell’area dove venivano accuditi i neonati più vulnerabili.
I soccorritori hanno inizialmente affermato che fosse esploso il compressore di un condizionatore d’aria. Altre testimonianze hanno sollevato dubbi sulle apparecchiature per l’ossigeno e sulle circostanze in cui l’incendio si è propagato. Le autorità hanno disposto un’indagine per determinare la causa precisa e verificare se le procedure di sicurezza siano state seguite correttamente.
Per le famiglie, tuttavia, la tragedia non riguarda solamente come sia scoppiato l’incendio. Riguarda il fatto che i loro bambini potrebbero essere salvi. La madre del neonato di 10 giorni ha dichiarato che dopo il parto i medici le avrebbero comunicato la presenza di complicazioni, consigliandole di prepararsi per un intervento chirurgico. Accusa le autorità ospedaliere di negligenza e chiede giustizia.
“È una questione che li riguarda”, ha affermato, esprimendo la propria frustrazione per quello che ha descritto come un sistema in cui le famiglie vulnerabili vengono lasciate senza risposte. Ha aggiunto che sarebbe rimasta in ospedale finché non fosse stata fatta giustizia. Le sue accuse devono ora essere esaminate nel quadro di un’indagine indipendente e trasparente. Ma il suo dolore riflette una preoccupazione ben più ampia: quando i pazienti entrano in un ospedale pubblico, specialmente le madri e i neonati, dovrebbero poter contare sul rispetto degli standard di sicurezza di base.
Il cordoglio del vescovo Shukardin
Il vescovo Samson Shukardin, presidente della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, ha espresso profondo cordoglio per le morti e ha rivolto le condoglianze ai genitori e alle famiglie in lutto. Ha affermato che la nazione è rimasta scioccata e profondamente rattristata dal devastante incidente e ha chiesto che i responsabili di negligenza criminale siano assicurati alla giustizia. Ha inoltre esortato le autorità a garantire che incidenti del genere non si ripetano. La dichiarazione del vescovo fa eco a un principio importante: il lutto deve essere accompagnato dalla responsabilità.
La Commissione nazionale per i diritti dell’infanzia (Ncrc) ha espresso profondo cordoglio per le vittime e ha chiesto un’indagine approfondita, trasparente e tempestiva. La Commissione ha affermato che gli investigatori devono verificare se fossero stati installati e funzionassero adeguati sistemi antincendio, se fosse disponibile personale qualificato, se le procedure di evacuazione fossero adeguate e fossero state seguite, e se fossero in atto misure appropriate per la tutela dei bambini. Queste questioni vanno oltre il singolo ospedale.
Domande sul sistema sanitario pakistano
Il sistema sanitario pakistano assiste milioni di persone, molte delle quali dipendono dagli ospedali pubblici perché non possono permettersi cure mediche private. Quando i sistemi di sicurezza falliscono nei reparti di maternità e neonatali, le conseguenze possono essere irreversibili. La tragedia solleva inoltre interrogativi sul diritto alla vita e sulla dignità dei pazienti. I neonati non sono in grado di proteggersi da soli: dipendono interamente dagli operatori sanitari, dai dirigenti ospedalieri e dalle autorità governative per la garanzia di un ambiente sicuro.
Un’indagine non dovrebbe quindi limitarsi a un semplice esercizio di attribuzione di colpe a singoli individui. Dovrebbe esaminare l’intero sistema: manutenzione delle attrezzature, allarmi antincendio, uscite di emergenza, piani di evacuazione, formazione del personale, sistemi di ossigenazione, infrastrutture elettriche e di climatizzazione, nonché la capacità del personale ospedaliero di rispondere alle emergenze.


















