Sindh: le operatrici sanitarie in piazza per chiedere equità

La polizia è intervenuta fermando centinaia di donne che manifestavano in modo pacifico alla Bilawal House a Karachi. Da anni chiedono una struttura organizzata per il loro servizio e avanzamenti di carriera. Nasira Parveen: il programma è una “eredità” di Benazir Bhutto e il Ppp deve tutelarlo.

di Shafique Khokhar

Karachi (AsiaNews) - La polizia del Sindh ha fermato circa 400 (alcune fonti indicano fino a 500) operatrici sanitarie (Lhw), dopo aver impedito loro di tenere un sit-in pacifico programmato nei giorni scorsi nelle adiacenze della Bilawal House a Karachi, la residenza ufficiale della famiglia Bhutto. È quanto denunciano i rappresentanti del Sindacato delle operatrici sanitarie e delle dipendenti del Sindh (Aslhweu), secondo i quali le lavoratrici sono state condotte in seguito in diverse stazioni della polizia in stato di fermo. In risposta, il sindacato ha deciso di spostare la protesta a Teen Talwar Chowrangi, dove le manifestanti hanno rilanciato a gran voce le loro richieste: in particolare la sicurezza del posto di lavoro, un’adeguata struttura dei servizi e la fine della proposta di privatizzazione del Programma delle operatrici sanitarie.

La manifestazione, organizzata da Aslhweu e affiliata alla Public Services International (Psi), ha riunito operatrici sanitarie, supervisori, rappresentanti sindacali, difensori dei diritti dei lavoratori, attivisti per i diritti umani e membri della società civile. Il sindacato ha affermato che il Programma Lhw deve rimanere sotto la competenza del Dipartimento della sanità del governo del Sindh e non va esternalizzato alla People’s Primary Healthcare Initiative (Pphi) o a un altro ente privato.

La manifestazione a Teen Talwar è proseguita per diverse ore, causando anche forti disagi al traffico. Le autorità hanno dispiegato un numero massiccio di rappresentanti delle forze dell’ordine, mentre i manifestanti intonavano slogan e chiedevano al governo di dare risposta alle loro annose rivendicazioni. Le lavoratrici hanno ricordato che circa 17mila Lady Health Workers prestano servizio nelle comunità di tutto il Sindh fornendo assistenza sanitaria di base essenziale, compresi servizi di salute materno-infantile, supporto a vaccinazioni, educazione sanitaria e sensibilizzazione della comunità.

Haleema Zulqarnain Laghari, presidente Aslhweu, spiega ad AsiaNews che i lavoratori lottano da anni per ottenere una struttura organizzativa adeguata e opportunità di avanzamento di carriera. “La nostra richiesta principale - avverte - è quella di rimanere sotto l’egida del Dipartimento della Sanità e continuare a lavorare secondo le linee guida del programma Lhw”. L’attivista ha inoltre chiesto promozioni periodiche, pensioni e indennità di fine rapporto per i lavoratori in pensione.

Secondo il sindacato, molte operatrici sanitarie sono state regolarizzate nel 2012 ma sono rimaste in gradi inferiori nonostante gli anni di servizio. Le lavoratrici chiedono la revisione delle tabelle retributive delle Lhw, degli autisti e dei supervisori, oltre all’introduzione di una struttura di servizio trasparente con promozioni regolari.

Shama Gulani, segretaria generale del sindacato, ha contestato il motivo per cui i dipendenti di livello inferiore risultano esclusi dalle revisioni delle tabelle retributive concesse ad altri dipendenti pubblici che operano nell’ambito dello stesso programma. Le manifestanti hanno inoltre chiesto il ripristino del budget per i farmaci trasferito al Pphi e un finanziamento adeguato per le spese di manutenzione e carburante dei veicoli dei supervisori. Hanno affermato che i fondi a livello distrettuale dovrebbero essere resi disponibili tramite i funzionari sanitari distrettuali per garantire forniture ininterrotte di farmaci e risorse operative essenziali.

La vicepresidente senior del sindacato, Nasira Parveen, ha descritto il sit-in di Karachi come parte di una più ampia campagna pacifica iniziata con una manifestazione all’Hyderabad Press Club il 3 luglio scorso; a questa sono seguite numerose altre proteste presso le Unità Sanitarie di Base, i Centri Sanitari Rurali e le sedi distrettuali. Il sindacato ha fatto appello al presidente del Partito Popolare Pakistano (Ppp) Bilawal Bhutto Zardari, al primo ministro del Sindh e al ministro della Salute affinché intervengano. “Questo è il programma e l’eredità della martire Mohtarma Benazir Bhutto” ha affermato Laghari, esortando la leadership del Ppp a proteggere il programma e a riconoscere i diritti dei suoi lavoratori in prima linea.

Anche la Confederazione Indipendente dei Lavoratori dei Servizi Pubblici (PSLINK) e Maka-BHWs Pilipinas–PUBLIK hanno espresso solidarietà ai lavoratori del Sindh, respingendo la privatizzazione e l’esternalizzazione dell’assistenza sanitaria pubblica. “L’assistenza sanitaria è un diritto, non un business. L’assistenza è un lavoro, e gli operatori sanitari meritano un lavoro dignitoso” si legge nella dichiarazione di solidarietà, che sottolinea l’importanza di un’occupazione sicura, salari equi, risorse adeguate e pieni diritti dei lavoratori.

Intervenendo sugli arresti, l’attivista per i diritti umani Kashif Anthony ha affermato che la detenzione di centinaia di donne che esercitavano il loro diritto di riunione pacifica dovrebbe essere considerata con grande preoccupazione. “Le operatrici sanitarie - prosegue - sono in prima linea nel fornire assistenza sanitaria essenziale ad alcune delle comunità più vulnerabili. Le loro richieste di sicurezza del posto di lavoro, trattamento equo e una struttura dei servizi trasparente meritano un dialogo, non la detenzione”. Anthony ha poi esortato il governo del Sindh a risolvere la vertenza attraverso negoziati costruttivi e a garantire che i manifestanti pacifici siano trattati con dignità.

A seguito dei negoziati con i rappresentanti del governo, la dirigenza sindacale ha annunciato che la protesta sarebbe stata sospesa dopo aver ricevuto garanzie che la maggior parte delle sue richieste sarebbe stata presa in considerazione. L’episodio, tuttavia, ha riacceso i dubbi sul futuro dell’assistenza sanitaria di base erogata dal settore pubblico nel Sindh. Per le lavoratrici, la vertenza non riguarda solo le condizioni di lavoro, ma anche la salvaguardia di un sistema sanitario pubblico che dipende fortemente dalla loro presenza nelle comunità.

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