Srinagar/Islamabad (AsiaNews) - Sia nella sua parte indiana che in quella pakistana, il Kashmir continua a essere attraversato da forti tensioni e una crescente instabilità. Se nel territorio amministrato dal Pakistan la campagna per le elezioni legislative che inizieranno il 27 luglio è ancora segnata da proteste e scontri che hanno provocato decine morti, sul versante controllato dall'India le autorità hanno rafforzato ulteriormente le misure di sicurezza dopo l’uccisione di un agente di polizia.
Nel Kashmir pakistano almeno quaranta persone hanno perso la vita nelle ultime settimane di disordini. Le vittime sono 34 manifestanti e sei membri delle forze di sicurezza. Gli scontri più gravi si sono verificati nella zona di Rawalakot, dove migliaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni organizzate dal Joint Awami Action Committee (JAAC), un insieme di gruppi e associazioni nato inizialmente per protestare contro il carovita e l’aumento dei costi dell’energia ma poi diventato in breve tempo il punto di riferimento per una più ampia mobilitazione politica.
Le proteste nell’ultimo mese si sono scagliate contro i dodici seggi dell’assemblea legislativa locale riservati ai rifugiati provenienti dal Kashmir amministrato dall’India e trasferitisi in Pakistan dopo la Partizione del 1947. Il sistema, introdotto negli anni ‘70, era stato pensato per garantire una rappresentanza ai profughi in vista di una futura soluzione della disputa sul Kashmir. Oggi, però, molti dei beneficiari di quei seggi non risiedono più nel territorio amministrato dal Pakistan, per cui secondo il JAAC, questo meccanismo altera la rappresentanza democratica, consentendo ai principali partiti pakistani di influenzare gli equilibri politici della regione e sottraendo spazio ai candidati che invece sono espressione delle comunità residenti.
Le autorità sostengono al contrario che i seggi riservati costituiscano una garanzia costituzionale per una popolazione che continua a rivendicare il diritto al ritorno nei territori oggi controllati dall’India. E la Corte suprema ha di recente stabilito che questi seggi non possono essere aboliti senza una modifica costituzionale, irrigidendo ulteriormente le posizioni e il confronto politico.
La risposta di Islamabad è stata dura finora. All’inizio di giugno il JAAC è stato dichiarato organizzazione illegale ai sensi della normativa antiterrorismo e le forze di sicurezza hanno avviato una vasta operazione contro gli organizzatori delle manifestazioni, che hanno denunciato un uso sproporzionato della forza soprattutto durante i cortei diretti verso Muzaffarabad, la capitale della regione che si sono tenuti nelle scorsi settimane.
L’escalation ha suscitato anche l’intervento delle Nazioni unite. L’Alto commissario per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto l’apertura di “indagini tempestive, approfondite e imparziali” su tutte le morti avvenute durante gli scontri e ha criticato la decisione di dichiarare illegale il JAAC e l’imposizione di restrizioni alle libertà di espressione incluso il prolungato blocco di internet e delle comunicazioni telefoniche.
Anche nelle aree sotto il controllo indiano la situazione è particolarmente tesa. Il 22 luglio un agente della polizia del Jammu e Kashmir, Aashiq Hussain Qureshi, è stato ucciso nel distretto di Anantnag mentre mentre prestava servizio per il pellegrinaggio induista di Amarnath, una delle più importanti manifestazioni religiose del Paese.
Dopo l’attacco le autorità indiane hanno fermato - secondo alcune fonti locali - 3.500 presunti “Over Ground Workers”, persone sospettate di fornire sostegno ai gruppi armati. L’esercito ha inoltre demolito le abitazioni di due presunti militanti del Lashkar-e-Taiba (gruppo terroristico che secondo Delhi riceve ancora i finanziamenti di Islamabad), e ulteriori contingenti di sicurezza sono stati inviati nel sud del Kashmir.
Queste misure fanno parte del dispositivo di sicurezza predisposto per l’Amarnath Yatra. Da settimane la National Highway 44, principale arteria che collega il Kashmir al resto dell’India, viene ripetutamente chiusa al traffico civile per consentire il passaggio dei convogli militari e dei pellegrini. Trasportatori, commercianti e lavoratori hanno lamentato perdite economiche significative durante quella che dovrebbe essere una delle stagioni più redditizie dell’anno grazie all’afflusso turistico.
A rendere ancora più delicato il quadro è il contesto regionale. Dopo lo scontro militare tra India e Pakistan seguito all’attentato di Pahalgam dell’aprile 2025, il Kashmir resta il principale terreno di competizione tra i due Paesi. Le crisi che stanno interessando contemporaneamente le due sponde della Linea di controllo mostrano come, nonostante l’assenza di un conflitto aperto, la regione continui a rappresentare uno dei punti più instabili dell'Asia meridionale.




















