Yemen: oltre 82mila sfollati, situazione ‘in peggioramento’

Fonti di AsiaNews confermano le crescenti criticità legate all’avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale. Elettricità e beni di prima necessità razionati, emergenza sicurezza. Le Missionarie della Carità continuano il loro lavoro al Nord. Riyadh chiude il gasdotto est-ovest attaccato dai miliziani.

di Dario Salvi

Milano (AsiaNews) - Dall’inizio di settembre 82.164 persone risultano sfollate nelle sole aree costiere occidentali a causa dell’escalation del conflitto nello Yemen, cui se ne sommano più di 2mila che hanno già raggiunto in questi giorni la nazione africana di Djibouti. È quanto denuncia l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), che lancia l’allarme sul peggioramento del quadro umanitario nel Paese teatro della guerra fra ribelli filo-iraniani Houthi ed esercito governativo legato a Riyadh, riconosciuto dalla comunità internazionale. In queste ore si registrano nuovi scontri nelle province di Taiz, al-Hudaydah e Lahi, mentre i miliziani hanno assunto il controllo di ampie porzioni dello Stretto di Bāb el-Mandeb, congelando la sola via alternativa ad Hormuz per il traffico di petrolio e gas naturale.

Emergenza rifugiati

Fonti di AsiaNews con contatti nel nord dello Yemen, dietro anonimato a garanzia della sicurezza, riferiscono che “le notizie dirette sono poche e frammentarie” ed è difficile avere un quadro preciso della situazione sul campo, soprattutto nel settore sud. “I nostri interlocutori sul territorio - prosegue - sono pochi e faticano a veicolare le informazioni”. Nel nord del Paese dove si trova la capitale Sana’a, nella parte controllata dalle milizie Houthi , vi è tuttora una presenza cattolica grazie all’opera delle Suore di Madre Teresa e del cappellano al servizio delle missionarie della Carità. “Il loro lavoro di accoglienza e cura - racconta la nostra fonte - continua regolarmente. Il conflitto, almeno per il momento, non sembra aver modificato la situazione nel Nord”.

A livello umanitario, fra le ong umanitarie cattoliche ancora presenti nel Sud nelle mani delle milizie governative sostenute dall’Arabia Saudita, vi sono Caritas Poland e il Catholic Relief Services (Crs), che opera grazie a partner e realtà locali. “Dalla zona - sottolinea la fonte di AsiaNews - le notizie sono ancora più scarne e in questi giorni non abbiamo ricevuto aggiornamenti, ma posso dire che il quadro è andato gradualmente peggiorando”. Una escalation, prosegue, in atto “da settimane, se non mesi. La popolazione dell’area deve fronteggiare un progressivo razionamento di elettricità e altri beni di prima necessità, mentre restano di attualità - conclude - questioni essenziali in tema di sicurezza”. 

Nei giorni scorsi l’Oim ha sottolineato che Taiz è la provincia più colpita dall’ultima ondata di sfollati, con circa 50mila persona in fuga dai distretti di Jabal Habashi, Al-Maafer, Maqbanah, Mawza e Al-Waziiyah, mentre altri si contano a Lahj e al-Hudaydah. Il loro numero, avverte l’agenzia Onu, è in “rapido aumento”. Sul terreno gli Houthi starebbero controllando i distretti di Hays e al-Khawkhah ad al-Hudaydah, e Al-Wazi'iyah, Mawza, Mocha, Dhubab e le restanti parti di Maqbanah a Taiz. Le forze governative annunciano progressi nella provincia settentrionale di Al-Jawf vicino al confine saudita e hanno detto di essersi avvicinati ad Al-Hazm. Nel complesso, gli Houthi controllano la maggior parte dello Yemen settentrionale e occidentale, tra cui la capitale Sana’a; i governativi e i gruppi alleati controllano la capitale provvisoria Aden, Al-Mahra, Hadramout, Shabwa e Abyan, così come la maggior parte di Lahj, Taiz e Al-Dhalea.

Terribile minaccia

L’ong internazionale attivista Oxfam sottolinea che la recrudescenza dei combattimenti in Yemen rappresenta una “minaccia terribile” per una popolazione già in difficoltà dopo oltre un decennio di guerra civile. “L'impatto umanitario è già grave” ha affermato il direttore nel Paese Ferran Puig ed è destinata a peggiorare. “Due terzi della popolazione nello Yemen ha bisogno di assistenza umanitaria e migliaia stanno affrontando la carestia. Ulteriori escalation militari - conclude l’esperto Oxfam - alimenteranno la fame e gli sfollati e sconvolgeranno l'assistenza umanitaria da cui milioni di persone dipendono per sopravvivere”. Di recente sono state documentate più di 950 violazioni contro i civili lungo le linee del fronte della costa occidentale dopo l'ingresso degli Houthi nelle città, tra cui più di 150 casi di uccisioni o esecuzioni sommarie, ha riferito la Rete yemenita per i diritti e le libertà. I residenti sono fuggiti in massa verso Aden e il Governatorato di Lahj dopo la conquista da parte degli Houthi delle città di Mocha e Khokha, così come al-Wazi'iyah.

L’Oim parla di rapido aumento degli sfollati interni, saliti a 46mila da quando i combattimenti si sono intensificati la scorsa settimana, una cifra che sta “aumentando rapidamente di ora in ora”. “Le famiglie sono costrette a fuggire per la seconda o terza volta in questo conflitto, senza quasi nulla rimasto loro” ha dichiarato il direttore generale Amy Pope. “Man mano che la battaglia si diffonde, raggiungere le persone con assistenza salvavita - conclude - sta diventando più difficile”. Le precedenti stime Onu del 2021 parlavano di oltre 150mila persone uccise nei combattimenti mentre altre 220mila erano morte per conseguenze indirette della guerra, tra cui fame e malattie. Circa 22 milioni di persone nello Yemen dipendono dall'assistenza umanitaria. La recente avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale consentirà ai ribelli di intensificare gli attacchi e i blocchi sull’invio di aiuti umanitari, in quadro di crescente tensione con l’Arabia Saudita.

Escalation continua

Ieri il governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale ha deciso di vietare l'ingresso e la circolazione di tutte le merci e i prodotti iraniani, mentre l’avanzata Houthi sulla costa del mar Rosso sta rimodellando gli equilibri di potere nel Golfo. Il rifiuto del presidente Usa Donald Trump di accogliere la richiesta saudita di colpire gli Houthi, combinato con l'aumento dei costi, sta rafforzando il proposito di alcune capitali del Golfo di considerare i negoziati con Teheran non “una scelta, ma una necessità per l’auto-conservazione”. Intanto l’incontro in programma oggi tra i ministri degli Esteri arabi del Golfo e la loro controparte iraniana, Abbas Araqchi, per discutere di Hormuz è stato rinviato a causa di “disaccordi sui termini” dei colloqui.

Sul fronte del greggio, l’Arabia Saudita ha chiuso il suo oleodotto Est-Ovest dopo l’attacco subito la scorsa settimana, bloccando uno sbocco chiave per il petrolio mediorientale che ha contribuito a tenere sotto controllo i prezzi dell’energia nei mesi di guerra israelo-americana all’Iran. “Il gasdotto è stato chiuso come misura precauzionale” spiega una nota dei vertici di Riyadh, senza aggiungere quando potrà essere riaperto. Nel frattempo ieri la Protezione civile saudita ha emesso avvisi di allerta ed emergenza per un “potenziale pericolo” nella città sud-occidentale di Abha e nel governatorato di Khamis Mushait. Una risposta all’attacco nella mattinata degli Houthi che hanno lanciato missili balistici e droni su una base militare del regno. Secondo fonti rilanciate da al-Jazeera, le distanze coinvolte nei raid - circa 1.100 km da Medina e 800 km da Riyadh - rivelano il probabile uso “non droni tattici, ma quelli avanzati a lungo raggio”.

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