Colombo (AsiaNews) - Lo Sri Lanka punta a diventare una nazione libera da ordigni anti-uomo nei terreni entro il 2032, completando così il proprio programma di sminamento. Lo riferisce il National Mine Action Centre (Nmac), secondo cui restano da bonificare 20,5 km2 di terreno contaminato (circa la metà della superficie totale del distretto di Colombo), situati per lo più in zone dalla morfologia complessa o difficile da percorrere nelle regioni settentrionali e orientali. A guidare il lavoro sul campo oltre agli esperti del Nmac vi sono gli operatori di HALO Trust (Hazardous Area Life-support Organisation). la più grande organizzazione umanitaria al mondo in materia di sminamento di aree un tempo teatro di guerre o scontri armati.
Ad oggi sono già stati bonificati circa 231 km2 di campi minati e sono state rimosse in sicurezza circa 1,4 milioni di mine antiuomo. L’Nmac ha recuperato oltre 2,8 milioni di ordigni esplosivi, tra cui più di un milione di mine antiuomo (Ap), 2.687 mine anticarro (At) e oltre 761.494 ordigni inesplosi (Uxo). “Il programma di sminamento - spiegano gli esperti - va oltre la semplice rimozione: si tratta piuttosto di uno sforzo nazionale volto a sostenere lo sviluppo nel Nord e nell’Est, a promuovere il turismo e a rafforzare la fiducia e la riconciliazione tra singalesi, tamil e musulmani. Le attività di sminamento saranno accelerate per facilitare il reinsediamento delle popolazioni, lo sviluppo dei mezzi di sussistenza e progetti legati al turismo”.
Nella Northern Province, laddove è più rapida l’espansione, si trova ancora un gran numero di mine, soprattutto nell’area di Muhamalai, che è stata pesantemente colpita durante il conflitto. Una parte della zona è stata completamente bonificata, ma occorre dare priorità alla rimozione delle mine anche dei restanti terreni privati. La guerra civile in Sri Lanka si è conclusa nel maggio 2009, con le Tigri Tamil (LTTE) che hanno dichiarato la resta dopo la sconfitta militare e la morte del loro leader Velupillai Prabhakaran, ponendo fine a 26 anni di violenze.
Secondo alti funzionari della Nmac, “il distretto di Mullaitivu (Provincia del Nord) è l’area più difficile da bonificare, con 13,1 km2 di terreno contaminato che necessitano ancora di bonifica. Dal 2010 sono stati investiti circa 81 miliardi di rupie nelle operazioni di sminamento. Di questi, 250 milioni di dollari, equivalenti a circa 76,8 miliardi di rupie, sono stati ricevuti sotto forma di sovvenzioni da organizzazioni internazionali. L’obiettivo del governo per il 2032 arriva mentre lo Sri Lanka - aggiungono - prosegue il suo programma a lungo termine di sminamento, con la maggior parte delle aree contaminate rimanenti concentrate nelle regioni colpite dal conflitto.”
“Nel 2002, 252 membri del personale sono rimasti feriti durante le attività di sminamento, mentre solo due sono rimasti feriti nel lungo periodo dal 2002 al 2025, il che indica lo stato di sicurezza e il progresso delle operazioni di sminamento” proseguono gli esperti del centro nazionale. “È inoltre necessario - concludono - svolgere attività di sminamento nei bacini idrografici situati nelle aree forestali circostanti i bacini idrici per garantire la sicurezza. Poiché tali aree sono sotto il controllo del Dipartimento per la Conservazione delle Foreste, è opportuno che le misure vengano adottate previa approvazione del Conservatore Generale del dipartimento stesso in merito all’utilizzo di macchinari per lo sminamento in tali zone”.
Interpellati da AsiaNews gli studiosi del settore Tarika Harischandra e Udaya Dissanayaka rilanciano le dichiarazioni dell’ambasciatrice Mines Advisory Group (Mag) Rosamund Pike, secondo cui “lo Sri Lanka si avvicina alla conclusione di uno sforzo decennale”. Per l’attivista e attrice britannica l’obiettivo (prossimo a essere raggiunto) è quello di “liberare il proprio territorio dalle mine terrestri e dagli ordigni esplosivi che lo hanno a lungo contaminato”. Pike ha rilasciato queste dichiarazioni durante un incontro col ministro dell’Edilizia abitativa, costruzioni e dell’approvvigionamento idrico Susil Ranasinghe presso il Ministero a Battaramulla il 10 agosto. Questo risultato dalla portata storica per il futuro dell’isola giunge in una fase in cui diverse iniziative di senso opposto promosse da altri Paesi stanno minando alla radice la Convenzione sul divieto delle mine antiuomo (Apmbc). A questo si aggiunge il tentativo dei governi di recedere dal Trattato (Convenzione sul divieto di uso, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e loro distruzione), un accordo internazionale “che vieta l’uso, la produzione, stoccaggio e trasferimento delle mine antiuomo”. “Nel settore dello sminamento hanno lavorato oltre 2.000 persone, tra cui sopravvissuti al conflitto ed ex combattenti, tra cui figurano anche 500 membri dell’Esercito dello Sri Lanka appositamente addestrati. La loro collaborazione - concludono Harischandra e Dissanayaka - ha contribuito in modo significativo alla riconciliazione, al reinserimento e alla ripresa economica delle comunità colpite dal conflitto”.











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