Lahore (AsiaNews) - L’arresto di decine di studenti e attivisti durante le manifestazioni di solidarietà con il Kashmir in diverse città del Pakistan ha suscitato le proteste delle organizzazioni per i diritti umani e dei gruppi studenteschi, che accusano le autorità di limitare la libertà di espressione e il diritto di riunione pacifica.
La manifestazione più partecipata si è svolta davanti al Lahore Press Club, dove studenti, lavoratori, avvocati e membri di organizzazioni politiche progressiste si erano riuniti per esprimere solidarietà alla popolazione del Kashmir dopo le recenti violenze avvenute nell’Azad Jammu e Kashmir (AJK), la parte della regione amministrata dal Pakistan. L’obiettivo, hanno spiegato gli organizzatori, era chiedere maggiore responsabilità alle istituzioni, riforme democratiche e il rispetto dei diritti dei cittadini del Kashmir.
Invece, prima che la manifestazione potesse iniziare, la polizia della provincia del Punjab ha fermato decine di partecipanti, trasferendoli alla stazione di polizia di Qala Gujjar Singh. Tra gli arrestati ci sono per esempio Farooq Tariq, presidente del partito Haqooq-e-Khalq e storico attivista per i diritti dei lavoratori, insieme a diversi leader studenteschi e avvocati.
Le proteste fanno seguito ai violenti scontri verificatisi a Rawalakot durante la prima tornata elettorale dell’Assemblea legislativa nell’Azad Jammu e Kashmir. Al centro delle contestazioni vi è l’assegnazione di dodici seggi riservati ai rifugiati provenienti dal Kashmir amministrato dall’India, un meccanismo previsto dalla Costituzione pakistana ma che, secondo i manifestanti, riduce la rappresentanza politica dei residenti kashmiri. Le autorità sostengono invece che tali seggi costituiscano una parte consolidata e legittima del sistema elettorale.
Disordini più ampi sono iniziati dopo gli scontri tra le forze di sicurezza e i sostenitori del Joint Awami Action Committee (JAAC), organizzazione messa al bando dalle autorità. I manifestanti accusano la polizia di aver fatto ricorso a un uso eccessivo della forza, mentre le autorità affermano che sarebbero stati i dimostranti a iniziare le violenze contro gli agenti.
A Karachi le autorità hanno imposto la Sezione 144 del Codice di procedura penale, che vieta gli assembramenti pubblici, mentre blocchi stradali avrebbero impedito a numerosi manifestanti di raggiungere i luoghi delle proteste. A Rawalpindi, invece, le manifestazioni si sono svolte sotto una massiccia presenza delle forze dell’ordine.
Il Progressive Students Collective, organizzazione studentesca indipendente di orientamento progressista presente in diverse università del Paese, ha condannato gli arresti chiedendo il rilascio immediato di tutti i fermati. In un comunicato, il movimento ha denunciato quello che definisce “un allarmante tentativo di reprimere il legittimo dissenso politico”, chiedendo la liberazione del presidente Ali Abdullah Khan, del segretario generale Eqbal Khan, degli ex dirigenti Ali Raza e Haris Azad e degli altri attivisti arrestati.
Anche Haider Butt, avvocato della Lahore High Court Bar Association, ha denunciato sui social media l’arresto del fratello Sher Ali insieme ad altri legali, chiedendo alla comunità forense e alla società civile di fornire assistenza legale ai detenuti.
Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno infine chiesto un’indagine indipendente sia sulle violenze avvenute a Rawalakot sia sulla gestione delle manifestazioni di solidarietà in tutto il Pakistan.
“Poter manifestare pacificamente ed esprimere liberamente le proprie opinioni è un diritto fondamentale che deve essere garantito in ogni società democratica”, ha dichiarato p. Shahzad Arshad, direttore della Commissione cattolica Giustizia e Pace di Karachi. “L’arresto di studenti, avvocati, attiviste e lavoratori politici per aver partecipato a manifestazioni pacifiche è profondamente preoccupante e rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche”.
Il sacerdote ha chiesto il rilascio immediato di tutte le persone fermate esclusivamente per aver esercitato il diritto a protestare pacificamente e ha invitato le autorità a garantire che le forze dell’ordine rispettino le tutele previste dalla Costituzione pakistana e dagli obblighi internazionali del Paese in materia di diritti umani. “Che i cittadini manifestino solidarietà al Kashmir o chiedano riforme democratiche, la responsabilità dello Stato è facilitare l’espressione pacifica, non reprimerla”, ha aggiunto.



















