Card. Ranjith ai pescatori srilankesi: no a complicità col narcotraffico

La Chiesa contro il commercio di droga. L’arcivescovo si rivolge ai pescatori chiedendo loro di interrompere l’introduzione di stupefacenti nell’isola. Una quota significativa viene contrabbandata via mare usando le imbarcazioni. L’effetto “devastante” della droga sui giovani: “distrugge vite”.

di Melani Manel Perera

Colombo (AsiaNews) - La Chiesa cattolica dello Sri Lanka scende in campo in prima persona nella lotta contro gli stupefacenti, una piaga per il Paese: nei giorni scorsi, infatti, l’arcivescovo di Colombo, il card. Malcolm Ranjith, ha lanciato un accorato appello esortando la comunità dei pescatori a interrompere l’introduzione illecita di droga nell’isola, dopo averla trasportata clandestinamente a bordo delle loro imbarcazioni. Il porporato si è rivolto a fedeli e cittadini della nazione, esortandoli a sostenere gli sforzi volti a combattere la crescente minaccia costituita dalla e ad astenersi dal consentire che i pescherecci vengano utilizzati per il narcotraffico. “Chiedo umilmente - ha affermato il card. Ranjith - alla comunità dei pescatori di non agevolare il trasporto di droga nel Paese attraverso le proprie imbarcazioni”.

Il cardinale ha pronunciato parole di condanna verso la droga e quanti favoriscono a vario titolo il traffico durante l’omelia della messa domenicale del 6 settembre scorso, in occasione della funzione celebrata nella chiesa di San Lazzaro a Bandarawatta, Beruwala, nell’arcidiocesi di Colombo. Il porporato ha quindi espresso tutto il suo rammarico per il fatto che una quantità significativa di droga che entra nel Paese continui ad essere contrabbandata via mare utilizzando imbarcazioni di comuni cittadini. Il card. Malcolm Ranjith ha definito “deplorevole” che una quantità significativa di droga immessa nell’isola venga trasportata via mare utilizzando barche comuni. 

Proseguendo nel suo intervento, il porporato ha avvertito che la tossicodipendenza sta avendo un impatto “devastante” sui giovani del Paese, distruggendo le loro vite e causando gravi difficoltà alle loro famiglie. “Quando eravamo giovani, queste droghe non esistevano in Sri Lanka. Di tanto in tanto vedevamo un uomo fumare una sigaretta in casa, ma non si era mai assistito a nulla di tutto questo. Soprattutto - sottolinea - dopo l’introduzione del sistema economico di libero mercato in Sri Lanka, si è andata affermando con forza crescente l’idea che la corruzione e le persone senza scrupoli dovessero essere eliminate e si dovesse far di tutto per guadagnare denaro”.

“È triste - ha ammonito il card. Ranjith - che anche molti giovani della nostra generazione siano stati coinvolti in tutto questo nel nostro Paese oggi. Questo mondo della malavita, in particolare, è diventato un fenomeno molto grave che si è andato trasformando in un disastro sociale. A causa di ciò, la vita morale dell’umanità è stata messa a repentaglio.

Una delle conseguenze è che, spiegano gli esperti del settore, a partire dai bambini più piccoli le persone sono diventate dipendenti da queste droghe. Alcune persone ricche, alcuni potenti e capi della malavita hanno introdotto queste sostanze come attività commerciale per fare soldi. “A causa di persone come queste, che non pensano ai propri figli, oggi l’intera società ha subito un grande disastro. Molti sono diventati orfani. Molti genitori si rivolgono ai sacerdoti, ai religiosi e ai monaci, supplicandoli - ha ricordato il porporato - di aiutarli a salvare la vita dei propri figli”. 

Tra quanti ne fanno uso vi sono soprattutto le giovani generazioni e i bambini. Quando prendono la cattiva strada, quanto dolore causano ai propri genitori e alle loro famiglie, prosegue nella sua riflessione. “Questa società - sottolinea il card. Ranjith - si è deteriorata gravemente. Questo tipo di avidità significa compiere qualsiasi azione riprovevole pur di guadagnare denaro. Poiché siamo abituati a pensare che guadagnare denaro sia un bene, non abbiamo bisogno della religione; la religione è solo un ornamento”.

“Si tratta quindi di una situazione molto pericolosa, e vorrei rivolgere una richiesta a queste comunità di pescatori in questo momento. Vi prego di smettere di portare su questa terra quei veleni e quelle sostanze nocive dalle vostre imbarcazioni. È un grave errore - ha concluso il porporato - che state commettendo nei confronti di questa società… non fatelo!”.

Sia Maggona che Beruwala rientrano nella giurisdizione del Segretariato Divisionale (DS) di Beruwala, e il porto peschereccio di Beruwala è uno dei centri più trafficati della costa occidentale ricordano gli esperti. Esso ospita oltre 500 pescherecci da traino d'altura registrati per battute di pesca di più giorni e centinaia di imbarcazioni costiere più piccole che garantiscono mezzi di sussistenza diretti e indiretti a migliaia di famiglie locali ed è uno dei punti di ingresso della droga. 

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