Sibu (AsiaNews) - Per la Chiesa della Malaysia oggi, tutte le strade portano a Sibu, nel Sarawak, dove cattolici provenienti da tutto il Paese si stanno riunendo per porsi una domanda fondamentale: che cosa significa essere Chiesa in Malaysia oggi?
La Malaysia Pastoral Convention 2026 (MPC2026) riunisce vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici della Malaysia peninsulare, del Sabah e del Sarawak in un incontro senza precedenti di esperienze, culture e prospettive. Per la Chiesa, è più di una convention: si tratta di un'opportunità per superare confini geografici e culturali, per ascoltarsi a vicenda e per discernere insieme dove lo Spirito sta guidando le Chiese della Malaysia occidentale e orientale - per diventare un'unica famiglia unita nella fede, al di là del Mar Cinese Meridionale.
E forse non c'è luogo più adatto del Borneo - dove la Chiesa ha imparato da tempo a vivere la propria fede in mezzo a diverse culture indigene, comunità remote e a un profondo senso di famiglia, terra e comunità.
I vescovi cattolici della Malaysia sperano che la prima convention pastorale nazionale possa approfondire la comunione tra le nove diocesi di questa Chiesa locale e aiutare i cattolici a discernere un cammino comune da percorrere di fronte alle mutevoli realtà sociali e pastorali del Paese.
La Malaysia Pastoral Convention 2026 (MPC2026) inizia oggi a Sibu e andrà avanti fino a domenica 13 settembre. Organizzata attorno al tema "Celebrare, Ascoltare, Camminare", la convention segna la prima volta che i rappresentanti delle tre regioni della Chiesa cattolica malese si riuniscono per una convention pastorale nazionale in terra del Sarawak.
L'incontro si conclude anche appena tre giorni prima della Giornata della Malaysia - la festa nazionale del 16 settembre che ricorda la nascita della federazione nel 1963 - conferendo un significato aggiunto alla riflessione della Chiesa sul suo ruolo e sulla sua testimonianza in una nazione così diversificata.
“Ascoltare oltre le nostre differenze”
Alla vigilia di MPC2026, l'arcivescovo di Kuala Lumpur, mons. Julian Leow, ha affermato di sperare che la convention diventi un "tempo di riflessione colmo di grazia" su che cosa significhi essere Chiesa in Malaysia. Ha detto che l'incontro dovrebbe permettere ai cattolici di celebrare la loro fede condivisa abbracciando al contempo la diversità culturale ed etnica del Paese. "Spero che ci ascolteremo profondamente a vicenda nelle nostre gioie e nei nostri dolori, nelle speranze e nei sogni, e che impareremo ad accompagnarci e a sostenerci a vicenda lungo il cammino della vita", ha detto mons. Leow.
Tale ascolto, ha aggiunto, dovrebbe portare a un discernimento condiviso e aiutare la Chiesa a riscoprire il suo ruolo profetico in Malaysia. Ha detto che MPC2026 dovrebbe consentire ai partecipanti di individuare percorsi pastorali che rispondano alle sfide attuali, preparando al contempo la Chiesa per quelle che verranno.
Nove diocesi, una sola Chiesa
Il card. Sebastian Francis, arcivescovo di Penang, ha sottolineato che MPC2026 è stata un'iniziativa collettiva delle nove diocesi e non il progetto di un singolo vescovo. La decisione di tenere la convention è stata unanime, ha detto, mentre la sua preparazione è stata affidata a un comitato organizzatore che rappresenta tutte e nove le Chiese locali e composto da clero, religiosi e laici.
I vescovi hanno esaminato e approvato le varie fasi di preparazione per garantire che la convention rimanesse fedele alle realtà e ai bisogni pastorali della Chiesa malese. Ma il card. Francis ha affermato che il suo esito dipenderà in ultima analisi dalla disponibilità dei partecipanti a entrare nel processo con umiltà. "È importante che l'esito di MPC2026 non sia determinato da me o dai miei fratelli vescovi, ma sia affidato all'obbedienza e alla fedeltà di tutti i partecipanti che si sono impegnati in questo processo sinodale", ha detto. Ha descritto lo Spirito Santo come il "motore primo" della convention, affermando che i partecipanti sono chiamati a rispondere con umiltà, obbedienza e fedeltà allo Spirito e al popolo di Dio.
La sua più grande speranza, ha detto, è che MPC2026 possa rafforzare i legami, la solidarietà e la comunione tra le nove diocesi che compongono la Chiesa cattolica in Malaysia.
Una Chiesa malese pronta a camminare insieme
L'arcivescovo di Kuching mons. Simon Poh ha affermato che la convention può aiutare i cattolici a riconoscere, forse più chiaramente che mai, che cosa significhi essere un'unica Chiesa malese. Da quando il Paese è stata costituito nel 1963 come federazione, la Malaysia peninsulare, il Sabah e il Sarawak hanno sviluppato i propri approcci pastorali e tenuto assemblee in base alle rispettive realtà locali. MPC2026 offre un'opportunità perché queste diverse esperienze si incontrino.
"Per la prima volta, vescovi, sacerdoti, religiosi e leader laici provenienti da tutto il Paese si riuniranno in terra del Sarawak per ascoltare, discernere e cercare insieme una via per il futuro", ha detto mons. Poh. Ha sottolineato che la convention non dovrebbe diventare una gara per stabilire quale regione abbia il miglior approccio pastorale. I cattolici dovrebbero invece ascoltare con umiltà, apprezzare i doni e le esperienze di ciascuna regione e discernere come questi possano arricchire la missione condivisa della Chiesa.
"Non si tratta di decidere quale regione abbia l'approccio migliore - commenta l’arcivescovo di Kuching -. Si tratta di ascoltare con umiltà, apprezzare i doni e le esperienze che ciascuno porta, e discernere come questi possano arricchire la nostra missione condivisa di costruire il Regno di Dio nelle nostre comunità locali e in tutta la Malesia”.
In un momento in cui gli sviluppi politici e le questioni nazionali possono acuire le sensibilità religiose e le tensioni sociali, ha affermato che MPC2026 offre alla Chiesa l'opportunità di "leggere i segni dei tempi" e di chiedersi come sia chiamata a rispondere come un'unica Chiesa malese. Spera che i partecipanti lascino Sibu con un senso più profondo di comunione, un impegno più chiaro a camminare insieme e un rinnovato desiderio di offrire una testimonianza unita, fedele e costruttiva alla Malaysia.
Nel suo cuore, MPC2026 si chiede se una Chiesa plasmata da storie, culture e realtà pastorali diverse possa sempre più riconoscersi come un'unica Chiesa malese — celebrando la fede condivisa, ascoltandosi a vicenda e camminando insieme sotto la guida dello Spirito Santo.
Parlando ad AsiaNews, mons. Peter Ng Lai Huat vescovo di Melaka-Johor, che partecipa alla convention, ha detto di sperare che MPC2026 diventi un "momento dello Spirito Santo" per tutti coloro che saranno riuniti a Sibu. Il calendario stesso, ha osservato, porta con sé un significato più profondo; lo storico incontro inizia il giorno dopo la Festa della Natività della Beata Vergine Maria e si conclude alla vigilia della Festa dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre.
"Emmanuel - Dio è con noi", continua il presule, indicando il cuore del cammino cristiano: Dio non rimane distante dal suo popolo ma entra nella sua vita, cammina con lui e lo accompagna nelle sue gioie, nelle sue lotte e nelle sue incertezze. Per questo, la convention è dunque più di un incontro per discutere il futuro della Chiesa malese. È un momento per riconoscere la presenza di Dio in mezzo al suo popolo e per ascoltare il movimento dello Spirito Santo in una Chiesa che abbraccia la Malaysia peninsulare, il Sabah e il Sarawak.
Nella foto: una danza culturale tradizionale del Borneo in Sarawak, che rappresenta il ricco patrimonio culturale della regione che ospita i cattolici delle nove diocesi della Malesia per la Malaysia Pastoral Convention 2026 a Sibu, dal 9 al 13 settembre (Joseph Masilamany/Foto d'archivio)




















