Il boom delle app cinesi per la salute mentale

Dopo la pandemia da Covid-19 sono cresciuti sensibilmente nel Paese i servizi digitali di sostegno psicologico e psicoterapeutico. Una risposta alla mancanza di presidi sufficienti sul territorio ma anche ai pregiudizi su questo tema. Aumentano però anche quanti speculano su questo bisogno, alimentando l'ansia collettiva

di Silvia Torriti

 

Milano (AsiaNews) - In Cina sempre più persone si rivolgono alla psicoterapia online per prendersi cura del proprio benessere emotivo. Gli interventi di salute mentale digitale, noti a livello internazionale come DMHI – acronimo dell’espressione inglese Digital Mental Health Interventions – si sono diffusi nel Paese durante la pandemia di Covid-19 e da allora hanno conosciuto una crescita significativa, arrivando ad assumere un ruolo di rilievo nel settore sanitario.

Come si intuisce dalla loro denominazione, i DMHI prevedono l’impiego di strumenti come siti web, app per dispositivi mobili, chatbot e messaggi di testo per erogare servizi di sostegno psicologico e psicoterapeutico. Nel caso specifico della Cina, tra le piattaforme più utilizzate compaiono WeChat - popolare app cinese di messaggistica e social media - Good Mood (Jiandan Xinli), KnowYourself (Yixinli), Good Doctor Online – meglio nota come HaoDF o Hao daifu zai xian - e Ping’an Health (Ping’an jiankang).

Esse comprendono funzioni come sedute da remoto tramite videochiamate o chat con esperti, l’esposizione graduale a scenari immersivi per il trattamento di fobie, ansia e disturbo da stress post-traumatico, software creati appositamente per gestire disturbi specifici come l’insonnia attraverso esercizi guidati e monitoraggio, strumenti per tracciare l'umore, inviare promemoria o affiancare il lavoro clinico del terapeuta. Questi interventi sono considerati, in alcuni casi, come complementari e di rinforzo ai trattamenti tradizionali di cui il paziente già usufruisce.

La carenza di operatori qualificati

Come rivela uno studio recentemente pubblicato sulla rivista internazionale “npj Digital Medicine”, il successo della psicoterapia digitale in Cina è dovuta a più fattori. Come noto la diffusione di disturbi mentali nel Paese è aumentata molto negli ultimi decenni, interessando circa 130 milioni di adulti. I ritmi di vita sempre più accelerati, la competizione sociale, l’incertezza della vita e altre forme di pressione hanno contribuito a far impennare la domanda di supporto emotivo e guarigione psicologica da parte della popolazione. Tra i problemi più ricorrenti vi sono i disturbi dell’umore, i disturbi d’ansia e quelli legati all’uso di sostanze.

Nonostante la richiesta pubblica di intervento sanitario sia in espansione, meno del 30% degli individui affetti da disagio psicologico riceve un trattamento adeguato. La Cina soffre da tempo di una carenza e di uno squilibrio geografico nelle risorse per la salute mentale. Le strutture mediche di alta qualità e i medici abilitati sono concentrati soprattutto nelle città di prima e seconda fascia, mentre le zone più periferiche e le aree rurali ne sono pressoché sfornite. Inoltre, i problemi di salute mentale sono ancora accompagnati da uno stigma persistente, che induce molti a evitare di accedere di persona ai servizi di consulenza psicologica per timidezza, timori e pregiudizi.

Benché a partire dal 2010 il governo cinese abbia investito nella realizzazione di infrastrutture per la cura delle malattie psichiatriche maggiori, disturbi come la depressione e l’ansia continuano a essere trattate in modo inadeguato. Inoltre, il numero di professionisti del settore continua a essere inadeguato rispetto alla domanda.

Nell’ottica di quanto appena detto, gli interventi digitali di supporto psicologico offrono una soluzione senza dubbio promettente. In una realtà come quella cinese, in cui il 96% della popolazione possiede uno smartphone e ha familiarità con la tecnologia, i DMHI oltre a essere economicamente vantaggiosi, sono anche in grado di supplire alle lacune del sistema sanitario nazionale, raggiungendo anche quelle aree più svantaggiate, dove i tradizionali servizi di salute mentale in presenza sono scarsi o inesistenti. In più, consentono di garantire la privacy in un contesto in cui il pregiudizio legato alla salute mentale, come si è già detto, è ancora molto presente.

L'invasione dei test psicologici sul web

Se da un lato le tecnologie digitali hanno reso le cure psicologiche più efficaci e accessibili, dall’altro esse sono diventate anche un terreno fertile per la proliferazione di informazioni di natura pseudoscientifica, al di fuori dei canali autorizzati. Il web cinese è stato letteralmente invaso da test psicologici della personalità di discutibile attendibilità, tanto da generare una vera e propria mania per l'"autovalutazione psicologica" (xinli zicha). Mentre influencer privi di qualifiche professionali o esperienza clinica vendono corsi e consulenze online, spacciandosi per "mentori " o "esperti di guarigione".

Facendo un uso arbitrario delle etichette diagnostiche e del gergo del settore, attraverso espressioni come “disturbo narcisistico della personalità (DNP)”, “disturbo da stress post-traumatico (PTSD)” o “turbamento emotivo” - per citarne alcune - questi contenuti web presentano una narrazione ricorrente basata su stereotipi e luoghi comuni. I conflitti interpersonali sono quasi sempre ricondotti alla famiglia d'origine, le differenze individuali sono etichettate indistintamente come disturbi di personalità e le fluttuazioni emotive temporanee vengono invariabilmente attribuite a traumi psicologici. Anche i malumori passeggeri, le normali tensioni interpersonali quotidiane e le divergenze di opinione vengono amplificate ed esagerate, spacciate per gravi malattie mentali o difetti congeniti della personalità. Difatti è solo quando i contenuti sono emotivamente coinvolgenti e in grado di suscitare empatia negli utenti che hanno maggiori possibilità di diventare virali e di far trarre profitto ai creator.

Invece che incrementare il livello di alfabetizzazione emotiva e favorire la comunicazione in ambito psicologico, questa tendenza non fa altro che alimentare l'ansia collettiva, innescando un circolo vizioso in cui più si indaga, più cresce la preoccupazione per le proprie condizioni; più si cerca una diagnosi, più lo stato di salute peggiora.

Per verificare questo fenomeno basta accedere alla sezione “Top stories” dell’app cinese WeChat. Qui sarà possibile imbattersi in articoli dal titolo “Perché i genitori con disturbo narcisistico della personalità (NPD) invidiano i loro figli? Svelate le quattro cause principali” e “Le persone con un’identità instabile tendono a manifestare la loro natura ‘strumentale’”, oppure “Come si può capire se una persona è stata amata fin dall’infanzia”, e ancora “Il ‘cervello competitivo’, è una scoria che la scuola ci ha lasciato”, il cui autore è spesso non ben identificabile.

Come auspicano gli esperti del settore, è necessario un intervento immediato da parte delle autorità per porre rimedio a questa situazione. Solo rafforzando la supervisione normativa, migliorando i meccanismi di verifica delle qualifiche professionali dei content creator e istituendo un rigido sistema di sanzioni, che preveda l’introduzione di pesanti multe e perfino la chiusura degli account social che violano le regole, sarà possibile eliminare il caos generato dalla divulgazione pseudoscientifica in ambito psicologico e fermare la speculazione a danno degli utenti.


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