Milano (AsiaNews) - Il 22 luglio, p. Ma Xianshi – sacerdote della diocesi di Wenzhou - è stato liberato dal carcere. Sul posto è stato accolto da fedeli e familiari accorsi per riceverlo, che lo hanno circondato.
Verso le 9 del mattino nel parcheggio davanti al centro di detenzione di Yiwu c’era una grande folla. Poiché l’orario previsto per il rilascio era già passato ma non si vedeva ancora nessuno uscire, alcune persone si sono fatte avanti per chiedere spiegazioni agli agenti davanti al centro di detenzione. Si è scoperto che, temendo che la folla radunata davanti all’ingresso potesse creare problemi di ordine pubblico, le guardie carcerarie avevano portato direttamente p. Ma al vicino commissariato di polizia. Dopo alcune trattative, il sacerdote è stato riportato indietro su un’auto della polizia. Oltre cento persone presenti gli hanno offerto subito dei fiori, lo hanno accompagnato a tagliarsi i capelli e a cambiarsi d’abito; poi una carovana composta da decine di automobili lo ha scortato in modo solenne fino a Wenzhou, la sua città natale.
L'arresto e le accuse a p. Ma
Ripercorrendo gli eventi passati, p. Ma Xianshi fu portato via dalla polizia il 22 novembre 2024, giorno della festa di Santa Cecilia. Quel giorno coincideva con il periodo solare dello “Xiaoxue” (Piccola Neve), mentre oggi, al momento della liberazione, era già arrivato il secondo “Dashu” (Grande Caldo). Durante tutto questo periodo, alla madre quasi novantenne, malata e costretta a letto, i due fratelli maggiori di p. Ma hanno potuto soltanto continuare a raccontare bugie, dicendo che “il fratellino è ancora all’estero per studiare e per ora non può tornare a casa”, per tranquillizzare l’anziana donna. Nel frattempo, l’udienza inizialmente prevista per l’inizio di luglio 2025 è stata rinviata al 17 novembre dello stesso anno. Durante questo periodo, suore, sacerdoti e fedeli della diocesi hanno subito ripetute molestie e minacce da parte delle autorità, nel tentativo di costringerli a fornire testimonianze e aumentare la pena inflitta a p. Ma. Una persona informata dei fatti ha commentato: “Per le autorità questo caso è davvero una patata bollente. In origine pensavano che arrestarlo prima avrebbe sicuramente permesso di trovare dei problemi, ma le cose sono andate diversamente”.
In carcere, p. Ma ha sempre sostenuto che l’accusa di “attività commerciale illegale” per la presunta vendita pubblica di libri di canti di chiesa non fosse assolutamente un’azione personale e che non avesse alcun intento di profitto; per questo ha rifiutato con decisione di dichiararsi colpevole e accettare la pena.
Il 13 febbraio, il fratello Zhuang Qiantuan, arrestato nello stesso caso e che aveva scelto di riconoscere la colpevolezza e accettare la pena (cioè per la vendita pubblica di libri religiosi), è stato rilasciato su cauzione in attesa del processo ed è tornato a casa per riunirsi con la famiglia. Tuttavia, dopo il processo, p. Ma non ha ricevuto per lungo tempo alcuna notizia della sentenza. Tra i fedeli circolavano diverse ipotesi: se la sentenza continuava a essere rinviata, significava forse che l’accusa era difficile da sostenere e che la polizia doveva ancora trovare nuove prove? Sul sito cinese delle sentenze giudiziarie non si trovava alcuna decisione relativa al caso: forse il procedimento non era mai stato realmente formalizzato? Dopo il suo arresto, sebbene fosse stato rimosso dall’incarico nelle “Due Assemblee” provinciali (gli organismi ufficiali della Chies in Cina, controllati dal partito comunista ndr), sorprendentemente il suo ruolo di rappresentante legale della diocesi è rimasto fino a oggi.
Durante il periodo del Capodanno cinese, da qualche luogo si era diffuse anche la notizia che p. Ma sarebbe stato presto liberato, ma alla fine i fedeli sono rimasti delusi dopo essersi illusi fino a circa un mese fa, quando si è diffusa la notizia che p. Ma era stato condannato a 18 mesi di carcere. Non accettando la sentenza, ha presentato appello, ma il giudizio definitivo ha confermato la pena originaria. La notizia che sarebbe stato rilasciato il 22 luglio, al termine della pena, ha iniziato quindi a circolare tra i fedeli.
Il giorno della liberazione, oltre cento persone si sono recate direttamente al centro di detenzione di Yiwu per accoglierlo. Più di 400 fedeli di Lucheng, dove p. Ma aveva prestato servizio a lungo, lo aspettavano già nella cattedrale principale di Wenzhou, come se accogliessero il ritorno vittorioso di un eroe. La richiesta dei fedeli di entrare in chiesa e chiedere a p. Ma di presiedere la Messa sia stata respinta; le autorità hanno permesso soltanto l’apertura di una grande aula capace di contenere più di duecento persone. Tuttavia, grazie alla perseveranza dei fedeli, dei sacerdoti e delle suore, la Messa di ringraziamento alla fine poté essere celebrata nell’aula, presieduta da p. Ma e concelebrata da altri tre sacerdoti.
Secondo quanto riferito, anche funzionari dell’Ufficio per gli Affari Religiosi erano presenti al momento dell’accoglienza davanti al centro di detenzione di Yiwu. Secondo la famiglia, dopo che la data definitiva del rilascio era stata stabilita, funzionari governativi avevano precedentemente “ingannato” il centro di detenzione usando il nome dei familiari per ottenere il permesso di visita e avevano tentato di costringere p. Ma a firmare alcuni documenti. Anche questa volta, al momento del rilascio, le autorità hanno nuovamente chiesto a p. Ma di tornare a Wenzhou su un veicolo organizzato da loro, arrivando persino a tentare di fermare sull’autostrada le auto dei familiari che non avevano seguito le loro disposizioni.
La situazione della diocesi di Wenzhou
Poiché padre Ma Xianshi ha ricoperto a lungo un ruolo di guida nella Chiesa ufficiale della diocesi di Wenzhou (Yongjia), persone informate ritengono che la costruzione delle accuse contro di lui avesse lo scopo di rimuoverlo completamente dalla posizione di leadership. Tuttavia, riguardo a questioni successive, come se il suo certificato di ministro religioso potrà essere nuovamente registrato presso gli organi competenti o se gli organismi religiosi ritireranno il documento, non è ancora chiaro. Considerando che la madre novantenne è da tempo gravemente malata, il principale compito di p. Ma nei prossimi tempi sarà prendersi cura di lei al suo capezzale.
Quello di p. Ma non è un caso isolato. Anche p. Gao e p. Wang della Chiesa sotterranea di Wenzhou erano stati precedentemente sottoposti dalle autorità giudiziarie di Shanghai a detenzione amministrativa rispettivamente di 15 giorni (con una multa di 1.000 yuan) e di 10 giorni (con una multa di 500 yuan). Entrambi sono stati liberati contemporaneamente il 9 luglio. Al momento della scarcerazione hanno ricevuto severi avvertimenti: se fossero stati nuovamente scoperti a celebrare sacramenti per i fedeli, avrebbero potuto essere accusati di reati penali.
P. Joseph, un sacerdote della Chiesa sotterranea del Jiangnan, ha dichiarato che recentemente si è chiaramente percepito un rafforzamento delle repressioni da parte della polizia e degli uffici per la gestione degli affari religiosi contro le attività considerate illegali. In molte località gli organi giudiziari hanno richiesto agli avvocati e agli studi legali che accettano casi riguardanti la religione di presentare entro cinque giorni una comunicazione, allegando la procura, il verbale dell’accettazione del caso, il modulo di registrazione e una spiegazione della situazione.
Una fedele di una municipalità direttamente controllata dal governo centrale ha inoltre riferito che ai minori è stato vietato entrare nelle chiese e che i corsi estivi di catechismo sono ormai impossibili. Quando ha espresso le proprie preoccupazioni al parroco, il sacerdote, impotente, ha risposto che questa è una tendenza generale e che non può opporsi.
La diocesi di Wenzhou conta circa 200mila fedeli. Per ragioni storiche è da lungo tempo divisa in due gruppi: la Chiesa ufficiale e quella sotterranea. In passato ciascuna aveva più di 40 sacerdoti e i fedeli erano divisi quasi equamente tra le due realtà.
Negli ultimi due anni, il governo ha intensificato gli sforzi di “trasformazione” del clero della Chiesa sotterranea, stabilendo che i sacerdoti sotterranei provenienti da altre località che non vogliono aderire alla Chiesa ufficiale non possono risiedere a Wenzhou; i sacerdoti locali che rifiutano la registrazione non possono vivere nelle chiese né celebrare pubblicamente i sacramenti. Ogni parrocchia deve istituire l’Associazione patriottica cattolica, e le famiglie che accolgono sacerdoti sotterranei per la celebrazione dei sacramenti rischiano una multa di 200mila yuan.
Attualmente la Chiesa ufficiale conta quasi 50 sacerdoti e oltre 40 suore. P. Ma Xianshi, che ne era il responsabile, è stato sostituito dal sacerdote Hu Longjian, presidente dell’Associazione patriottica. La Chiesa sotterranea conta invece 24 sacerdoti, oltre 40 suore di due diverse congregazioni; il vescovo legittimo è mons. Shao Zhumin, anche lui più volte privato della propria libertà in quesrti anni.




















