Ulanqab: nella Mongolia Interna la capitale cinese dei data center

In un'area tradizionalmente legata alla pastorizia e all'industria mineraria, Pechino sta trasferendo gli impianti necessari per l'intelligenza artificiale perché energia e terreni sono meno costosi. Ma l'acqua necessaria per il raffreddamento nei mesi estivi è poca e il lavoro creato al 90% coinvolge non residenti.

di Francesco Graffagnino

Milano (AsiaNews) – Per decenni Ulanqab è stata una città della Mongolia Interna legata alla pastorizia, all'agricoltura e all’estrazione di carbone. Oggi è diventata uno dei principali poli cinesi per i data center e l'intelligenza artificiale. Dal 2016 quasi cento strutture sono state aperte o hanno iniziato a essere costruite e, secondo una ricerca di Goldman Sachs, le aziende hanno progettato impianti per una capacità complessiva di 12,5 GW.

Il boom di richiesta di energia è già visibile nei consumi. Secondo l'ufficio statistico municipale, nei primi sei mesi del 2026 l'elettricità utilizzata dai servizi dati è cresciuta dell'85,2% su base annua, arrivando a 4 miliardi di kWh.

Tra i nuovi progetti c'è il Galaxy Campus di Envision, progettato per arrivare a 2 GW e alimentato direttamente con energia rinnovabile. L'azienda, produttrice di turbine eoliche, vuole utilizzare Ulanqab come modello per integrare produzione energetica e infrastrutture di calcolo.

La corsa all’AI di Pechino

Ulanqab ha iniziato ad attirare le aziende tecnologiche molto prima dell'attuale corsa all'AI. Nel 2021 l'area è stata inserita tra i poli principali del programma nazionale "Eastern Data, Western Compute", con cui Pechino punta a trasferire parte dell'elaborazione dei dati verso le regioni occidentali del Paese, dove energia e terreni sono meno costosi.

La distanza dalla costa, inizialmente uno svantaggio, è diventata un punto di forza con l'aumento dei carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale. Il clima freddo riduce il fabbisogno energetico per il raffreddamento dei server, mentre la disponibilità di energia eolica e solare contribuisce a mantenere bassi i costi. La vicinanza relativa a Pechino e i collegamenti in fibra ottica hanno inoltre ridotto il problema della latenza.

La corsa alla costruzione di enormi centri di calcolo non riguarda soltanto Ulanqab. Il 22 agosto, a Hohhot, capitale della Mongolia Interna, sono stati annunciati 12 progetti legati all'intelligenza artificiale e al calcolo per 186,46 miliardi di yuan, circa 27,5 miliardi di dollari.

Energia, carbone e acqua

Pechino punta a portare all’80% la quota di elettricità verde utilizzata dai principali hub di calcolo entro la fine del decennio. Ulanqab dispone di grandi risorse eoliche e solari, ma il quadro resta però più complesso. Secondo una ricerca, circa il 37% dell'elettricità di Ulanqab proviene ancora dal carbone. I data center devono inoltre funzionare senza interruzioni, rendendo la disponibilità continua dell'energia una questione centrale.

L'altro vincolo è l'acqua: Ulanqab si trova in una delle aree più aride della Mongolia Interna e riceve circa 350-360 millimetri di precipitazioni all'anno. I data center necessitano di acqua aggiuntiva per il raffreddamento soprattutto nei mesi estivi, quando la disponibilità è più limitata.

Pochi benefici per la popolazione locale

C’è inoltre un altro aspetto da considerare: gli importanti investimenti infrastrutturali in questa regione non portano un diretto beneficio per la popolazione locale. Uno studio del 2026 di Justin Kollar e Andrew Stokols osserva che i data center generano relativamente pochi posti di lavoro diretti. A Ulanqab, circa il 90% degli occupati nelle attività legate ai dati sarebbe inoltre costituito da non residenti. Alcune aziende hanno aperto uffici in città e sono stati creati programmi per attirare e formare ingegneri, ma secondo i ricercatori il numero limitato di lavoratori necessari alle strutture riduce le ricadute immediate degli investimenti sull'occupazione locale.

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