"AI coreana per tutti": la nuova promessa di Seoul

Il presidente Lee Jae-myung vuole fornire a ciascuno dei 51 milioni di coreani un accesso gratuito e senza limiti a un assistente AI basato su modelli locali. L'idea è in linea con quella collaborazione tra Stato e imprese su cui Seoul ha fondato il suo sviluppo. Ma deve fare i conti con i costi enormi delle infrastrutture necessarie.

di Andrea Ferrario

Milano (AsiaNews) - La Corea del Sud ha basato per decenni la crescita dei propri settori strategici, come quelli dei cantieri navali o dei semiconduttori, sul modello del cosiddetto “Stato sviluppista”, fondato su una stretta collaborazione tra governo e grandi conglomerati familiari, i chaebol. In base a questo modello, lo stato individua i settori su cui puntare, affidando poi ai chaebol il compito di mettere in atto il loro sviluppo. Il presidente Lee Jae-myung applica ora lo stesso schema all'intelligenza artificiale, con un progetto che non ha analoghi in altri Paesi, quello di fornire a tutti i 51 milioni di residenti un accesso gratuito e senza limiti di utilizzo a un assistente AI basato sui modelli coreani. Tale programma è stato denominato "AI per tutti", ma ha svariati aspetti problematici ancora da risolvere, come l'enorme quantità di elettricità necessaria per far funzionare i modelli e la ripartizione dell'onere dei costi infrastrutturali. 

Alla fine di agosto il ministero della Scienza e delle Tecnologie dell'informazione ha scelto tre consorzi che saranno responsabili della gestione del servizio. A guidarli sono rispettivamente i due maggiori operatori telefonici del Paese - SK Telecom e KT - e Kakao, la società che controlla la popolare applicazione di messaggistica KakaoTalk. Lo Stato da parte sua metterà a disposizione fino a 512 processori B200 di Nvidia e coprirà una parte dei costi di gestione. L'assistente sarà collegato ai sistemi della pubblica amministrazione e consentirà, per esempio, di prenotare visite mediche o di ottenere consulenze fiscali. Per favorire i modelli nazionali, il governo ha stabilito che almeno l'80% del servizio dovrà essere affidato a sistemi sviluppati in Corea, mentre quelli stranieri potranno essere adottati solo laddove i sistemi nazionali non siano ancora sufficientemente adeguati, e in tal caso il costo ricadrà sugli operatori. La scelta serve anche a colmare il forte divario nella diffusione dei modelli nazionali rispetto ai concorrenti stranieri, in un contesto in cui ChatGPT conta in Corea quasi 23,5 milioni di utenti mensili, mentre i modelli nazionali raggiungono soltanto una parte limitata del pubblico.

Il boom dei microchip e i nuovi investimenti

Il progetto si inserisce in un forte aumento della spesa pubblica per l'AI, la cui voce di bilancio è più che triplicata, da 3.300 miliardi di won nel 2025 a 10.100 miliardi nel 2026 (circa 6,5 miliardi di euro). È rimasto invariato anche l'obiettivo di portare la Corea del Sud tra le prime tre potenze mondiali dell'AI, fissato dal governo ultraconservatore di Yoon Suk-yeol e confermato da quello progressista di Lee. La testata tecnologica cinese 36Kr ha però rilevato una differenza rispetto al modello seguito in passato, quando Seoul finanziava soprattutto l'offerta, dando allo stesso tempo sostegno alla produzione industriale e alle attività di ricerca. Oggi interviene invece anche sulla domanda, creando un bacino protetto di utenti grazie al quale i modelli nazionali possono raccogliere dati e migliorare le proprie prestazioni.

I fondi per finanziare questa strategia sono stati resi disponibili dal boom dei chip. Il bilancio statale per il 2027, presentato all'inizio di settembre, è aumentato del 12,8% rispetto all'anno scorso. Tra le voci che lo compongono vi è in particolare il fondo per il futuro da 162.300 miliardi di won, alimentato dalle entrate fiscali eccezionali generate dalle attività di giganti della tech coreana come Samsung Electronics e SK hynix grazie alla forte domanda mondiale di memorie destinate all'AI. Bae Kyung-hoon, vicepremier e ministro della Scienza, ha respinto l'invito di alcuni dirigenti delle aziende statunitensi del settore a rallentare lo sviluppo della tecnologia, affermando che la Corea del Sud non può permettersi in questo momento di rallentare lo sviluppo dell'AI.

Il Paese però non è attualmente in grado di fornire le enormi quantità di energia necessarie per alimentare i data centre e le fabbriche in cui si producono semiconduttori, così come non dispone delle strutture necessarie per erogarla ovunque serva. Alla fine di giugno il governo ha lanciato tre megaprogetti dedicati rispettivamente ai semiconduttori, ai data centre per l'AI e alla robotica. Samsung e SK hynix hanno promesso investimenti per 800.000 miliardi di won in nuove fabbriche nel sud-ovest del paese, mentre la capacità complessiva dei data centre dovrebbe raggiungere 18,4 gigawatt entro il 2035. Secondo le stime governative citate dai critici dei megaprogetti, il solo polo dei semiconduttori del sud-ovest avrà bisogno di 6,3 gigawatt, più di quanto producano quattro grandi centrali nucleari, nonché di 650.000 tonnellate d'acqua al giorno. A Seoul, intanto, lo spazio disponibile nei data centre è quasi esaurito e il tasso di sfitto è sceso all'1,1%, il più basso tra i principali mercati dell'Asia-Pacifico, mentre la capacità operativa è di 663 megawatt, contro i 1.397 di Tokyo. Gli investitori vanno ormai sempre più alla ricerca di terreni già collegati alla rete elettrica e per questo c'è un interesse crescente per città come Busan e Ulsan.

I dubbi sulla sostenibilità

Il problema principale è portare l'elettricità dai luoghi in cui viene prodotta a quelli in cui sarà consumata. Per costruire una nuova linea di trasmissione ci vogliono infatti mediamente più di dieci anni, mentre i data centre privati continuano a essere concentrati nell'area della capitale. Il caso più evidente è il polo dei semiconduttori di Yongin, a sud di Seoul, che avrebbe bisogno di oltre 10 gigawatt aggiuntivi e di 1,1 milioni di tonnellate d'acqua al giorno, ma è in difficoltà perché l'opposizione dei residenti alle nuove linee elettriche e la lentezza delle procedure di autorizzazione stanno ritardando i lavori. Il governo ha promesso di ricorrere a tutte le fonti disponibili, ivi compreso il prolungamento della vita operativa delle vecchie centrali nucleari, e ha ridotto le tempistiche previste per le valutazioni di impatto ambientale.

Kepco, la società elettrica pubblica che gestisce la rete nazionale, ha chiesto a Samsung Electronics e SK hynix di anticipare complessivamente 25.000 miliardi di won, una somma equivalente a circa cinque anni delle loro bollette, per finanziare in tempi rapidi nuove linee e sottostazioni, a cominciare da quelle necessarie per il polo di Yongin. La società ha proposto di assumersi l'onere degli interessi e di detrarre poi l'anticipo dalle bollette successive. Samsung e SK hynix hanno però respinto la proposta. Le due aziende hanno addotto come motivazioni l'impossibilità di prevedere con sicurezza che l'attuale fase favorevole del mercato dei chip continui per altri cinque anni e la necessità di conservare liquidità sufficienti per finanziare nuove fabbriche e attività di ricerca. Kepco, da parte sua, non ha i mezzi per procedere da sola a causa della sua complessa situazione finanziaria.

Il Korea JoongAng Daily ha confrontato la situazione coreana con quella della Cina, dove lo stato e i governi locali si assumono in prima persona parte del rischio degli investimenti nella produzione di semiconduttori. Nel caso di Yongin, invece, i 622.000 miliardi di won previsti per il nuovo polo industriale ricadono quasi interamente su Samsung e SK hynix, mentre il sostegno pubblico consiste soprattutto in prestiti agevolati e crediti d'imposta. In questo modo però i profitti restano alle imprese mentre i costi e i rischi vengono fatti ricadere sulla collettività.

Alcuni studiosi coreani interpellati dal Financial Times mettono in dubbio che il boom dei semiconduttori possa durare abbastanza a lungo da sostenere tale strategia. Shin Yul, docente di scienze politiche all'Università Myongji, ha osservato che nessuno sa quanto durerà la fase favorevole da cui dipende anche il gettito destinato ad alimentare il fondo per il futuro. Nel frattempo la banca centrale ha portato i tassi al 3% con l'obiettivo di contenere un'inflazione alimentata anche dalla crescita del settore dei chip. Le incertezze non riguardano soltanto la durata del boom dei chip, ma anche la sostenibilità di "AI per tutti". I 512 processori messi a disposizione dallo Stato dovranno servire per 51 milioni di persone e offrono una capacità di calcolo molto inferiore a quella su cui può contare ChatGPT. A questo si aggiunge il fatto che il finanziamento pubblico è garantito soltanto fino al 2028, anno dopo il quale gli operatori dovranno continuare a fornire il servizio finanziandolo con le proprie entrate.

 

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