Seoul (AsiaNews) - Tre ufficiali dell’esercito sudcoreano sono rimasti feriti in un’esplosione avvenuta durante un’operazione di pattugliamento nei pressi del confine con la Corea del Nord, una zona fortemente minata e carica di tensione dividendo due nazioni ancora oggi formalmente in guerra. Lo riferiscono fonti delle forze armate di Seoul, secondo le quali l’incidente è avvenuto questa mattina verso le 11 a sud della Linea di demarcazione militare (Mdl) all’interno della Zona Demilitarizzata (Dmz), uno dei confini più fortificati e minati al mondo.
Due degli ufficiali feriti sono stati evacuati in elicottero, mentre un terzo è stato trasportato via terra prima di essere anche lui trasferito in elicottero, come spiega in una nota lo Stato Maggiore Congiunto (Jcs). Al momento non vi sono maggiori informazioni in merito alla deflagrazione e non è chiaro se sia stata causata da una mina nordcoreana, da una mina sudcoreana o da un altro ordigno esplosivo. In una nota lo Jcs afferma che i tre ufficiali “sono rimasti feriti a causa di un’esplosione di origine sconosciuta mentre conducevano un’operazione in una località a sud della MDL”.
Le forze armate sinora non hanno fornito alcun dettaglio sulla gravità delle ferite riportate dagli ufficiali sud-coreani, ma fonti locali affermano che uno dei tre sarebbe in “gravi” condizioni.
La Dmz è una zona cuscinetto lunga 248 km e larga circa 4 km che divide la penisola coreana sin dall’armistizio nel 1953. La guerra civile sulla penisola, durata dal 1950 al 1953, non si è mai conclusa: le due nazioni hanno accettato di deporre le armi ma non hanno mai firmato un trattato di pace e, almeno sotto il profilo tecnico, il conflitto fra Seoul e Pyongyang resta attivo ancora oggi almeno a livello diplomatico e a parole, con rari momenti di schiarita e lunghe fasi di tensione.
Sebbene la zona stessa sia ufficialmente smilitarizzata, i suoi confini settentrionali e meridionali sono tra le frontiere più fortificate al mondo e rimangono disseminati di mine terrestri. Si stima che nell’area siano sepolte circa 800mila mine, stando alle cifre fornite dai militari citati dall’agenzia di stampa Yonhap; molte di queste risalgono alla guerra di Corea, sebbene la posa di mine sia proseguita anche negli ultimi anni.
Dal 2024, dopo che il leader nord-coreano Kim Jong Un ha designato la Corea del Sud come il “nemico principale” del proprio Paese, l’esercito di Pyongyang ha posato mine e costruito barriere anticarro lungo il confine, nell’ambito degli sforzi volti a sigillare definitivamente la frontiera. In passato l’esercito sud-coreano aveva segnalato avvenimenti simili a quello avvenuto oggi, con la morte o il ferimento di diversi soldati nord-coreani in seguito a esplosioni accidentali di mine durante tali lavori o in operazioni di pattugliamento.
Del resto gli incidenti causati dalle mine terrestri hanno acuito a più riprese le tensioni tra le due Coree: in uno degli episodi più gravi, nel 2015 due soldati sudcoreani sono rimasti gravemente feriti quando una mina terrestre è esplosa sul versante meridionale della zona demilitarizzata (DMZ); uno dei due ha perso entrambe le gambe. All’epoca Seoul aveva concluso che le truppe nordcoreane avessero attraversato la linea di demarcazione militare (Mdl) per piazzare le mine, accusa che Pyongyang ha sempre respinto con forza. In risposta, la Corea del Sud aveva ripreso le trasmissioni con altoparlanti contro la Corea del Nord lungo il confine.
L’ultimo incidente si è verificato mentre il presidente sudcoreano Lee Jae Myung sta invocando a più riprese un dialogo incondizionato con il Nord; tuttavia, le aperture che ha sinora mostrato il governo di Seoul non hanno ricevuto alcuna risposta da Pyongyang.




















