Milano (AsiaNews) - “Disporre di una struttura chirurgica all'interno dell’ospedale è di fondamentale importanza perché, in generale, i bambini non hanno accesso a centri specializzati per gli interventi chirurgici; sono costretti a rivolgersi a ospedali per adulti, strutture non specializzate e inadatte alle esigenze dei più piccoli”.
È quanto afferma ad AsiaNews Shireen Khamis, responsabile della comunicazione del Caritas Baby Hospital (CHB) di Betlemme, in Palestina, nosocomio in cui è stato inaugurato nei giorni scorsi il nuovo reparto di chirurgia pediatrica. Alla cerimonia hanno partecipato autorità civili e religiose, fra le quali il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, oltre a membri del personale medico e amministrativo dell’ospedale. “Il Caritas Baby Hospital è l'unico ospedale esclusivamente pediatrico della regione. Con la nuova apertura - prosegue Khamis - intendiamo colmare questa lacuna: rendere l’ambiente più a misura di bambino, più specializzato e più sicuro per le cure e gli interventi chirurgici”.
Ala del Giubileo
Il 29 ottobre il patriarca Pizzaballa ha benedetto la nuova “Ala del Giubileo”, unità di chirurgia pediatrica diurna realizzata presso il CBH, struttura sanitaria di riferimento per i palestinesi, cristiani e musulmani. Si tratta di un reparto dedicato a bambini che devono essere sottoposti a interventi chirurgici programmati e mirati, evitando lunghi trasferimenti, attese ai punti di controllo e permessi non sempre facili da ottenere per raggiungere altre strutture. La struttura, famosa per essere “un’oasi di salute e di pace” per i bambini malati e feriti della Palestina, ha aperto le porte nel 1952 e accoglie madri e figli a prescindere alla fede religiosa e dal ceto sociale.
La notte di Natale del 1952, il sacerdote svizzero p. Ernst Schnydrig, recandosi alla Basilica della Natività costeggia un campo profughi dove incontra un palestinese intento a seppellire il proprio figlio, morto per mancanza di cure mediche di base. Da quella vicenda, che lo tocca nel profondo, nasce il progetto del Caritas Baby Hospital che è prima di tutto un “ospedale aperto” a tutti i bambini e bambine. P. Schnydrig, assieme al medico palestinese Antoine Dabdoub e alla svizzera Hedwig Vetter cominciano con l’affittare due stanze, poi aumentante nel tempo diventando quella che oggi è un luogo di tranquillità e accoglienza per le famiglie della Cisgiordania.
In quest’area abitano circa 300mila bambini, privi di una reale possibilità di assistenza sanitaria, per questo il Caritas Baby Hospital rappresenta una struttura insostituibile, curando anche piccoli malati provenienti da Gaza. Ogni anno dal poliambulatorio del Caritas Baby Hospital passano fino a 48mila bambini e nei 74 letti dei reparti vengono accolti quasi 5.000 piccoli degenti. A fine 2019 è partita la costruzione della nuova Unità di Osservazione Pediatrica Breve, cui si è aggiunta l’Unità di Terapia Intensiva per la gestione delle emergenze e il trattamento di piccoli pazienti in condizioni critiche. Nell’ottobre del 2014 è stata inaugurata la “Play Room”, in cui i bambini possono “giocare, studiare e, in questo modo, guarire”.
Sognare il futuro
Intervenendo all’inaugurazione, il card. Pizzaballa ha definito l’unità chirurgica “un segno di impegno e di dedizione alla pace” e colma lacune evidenti - e importanti - nel sistema sanitario palestinese segnato dai conflitti e dai blocchi israeliani. La nuova “ala” della struttura - che opera sotto l’egida del patriarcato - permetterà di effettuare in sicurezza interventi in day surgery come tonsillectomie, drenaggi trans-timpanici e trattamento di ascessi, riducendo di molto tanto i tempi di attesa, quanto i disagi per le famiglie. Nonostante il difficile contesto regionale la nuova unità, ha proseguito il card. Pizzaballa, dimostra la capacità di “sognare il futuro” e costruire “prospettive migliori” per le nuove generazioni. Per il direttore del Caritas Baby Hospital Issa Bandak esso rappresenta una pietra miliare “nella storia della medicina pediatrica in Palestina, Paese dove i minori sono oltre il 40% della popolazione”.
I lavori hanno preso il via nel 2023 e sono costati circa otto milioni di dollari. La nuova “Ala del Giubileo” sorge su un terreno della Custodia di Terra Santa ed è stato finanziato in gran parte da privati, fondazioni e diocesi attraverso le associazioni Aiuto Bambini Betlemme in Italia, Germania, Austria e Svizzera. Tra i principali sostenitori risultano pure l’Arab Fund for Economic and Social Development e l’Ufficio di rappresentanza della Svizzera presso il Territorio della Capitale europea della Salute. Nei giorni successivi l’inaugurazione, la struttura ha già iniziato a programmare gli interventi per “i primi piccoli pazienti” come ha osservato il primario dell’ospedale, il dottor Ra’fat Allawi, con interventi programmati a partire dal prossimo mese di gennaio.
Il problema della sanità in Palestina, spiega ad AsiaNews Shireen Khamis, è articolato “in due fronti, il primo dei quali riguarda l'accessibilità: con 900 posti di blocco in Palestina, o meglio, nei territori palestinesi occupati in Cisgiordania, gli spostamenti risultano estremamente difficili. A volte, le famiglie devono attendere giorni o addirittura settimane prima di riuscire a portare i propri figli in ospedale; una situazione estremamente pericolosa”. Negli ultimi tre anni, aggiunge, “abbiamo perso migliaia di pazienti che non sono riusciti a raggiungerci, nemmeno dai villaggi vicini a Betlemme o da Hebron”. Al riguardo ricorda il dramma di una donna costretta a partorire a un posto di blocco o di un neonato prematuro, di appena 650 grammi, a bordo di un’autoambulanza fermata a un check-point “che ha dovuto cambiare mezzo per proseguire”.
“La seconda - prosegue la responsabile comunicazione CBH - riguarda il contesto in cui operiamo: sebbene siamo fortunati, essendo un ospedale gestito da una Ong e sostenuto in gran parte dalla comunità europea, non viviamo isolati dalla realtà circostante. La comunità locale affronta gravi problemi sanitari; ad esempio, gli ospedali pubblici sono spesso fuori servizio a causa della crisi finanziaria. E lo stesso vale per gli ospedali dell'Unrwa: non disponiamo di tutte le specializzazioni e non siamo in grado di trattare pazienti di ogni fascia di età. Esiste dunque una grave lacuna nell'assistenza sanitaria in Palestina, dovuta al collasso sia del sistema dell'Autorità Palestinese che di quello dell'Unrwa”. Infine, il governo palestinese “non è in grado di far fronte ai propri obblighi finanziari né di indirizzare i bambini verso altre strutture, come ospedali privati o gestiti da Ong. Ciò si ripercuote - conclude - sull'assistenza fornita alla popolazione, con pesanti carenze di forniture mediche e farmaci”.
Papa: pace giusta e duratura
Oggi, infine, nella Sala del Concistoro papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i membri delle delegazioni di L’Œuvre d’Orient e Institut Chrétiens d’Orient, sottolineando l’importanza di continuare a “esplorare” le condizioni per una pace “giusta e duratura” in Medio oriente. Il pontefice ha rinnovato l’incoraggiamento per un doppio dialogo fra fede e ragione, come fra cultura e storia, che indica come le strade per giungere alla “riconciliazione tra i popoli”. In questa prospettiva, il papa auspica la nascita di una rete internazionale di studiosi che faccia della comunione un oggetto di ricerca.
Le delegazioni sono giunte a Roma per partecipare, il 5 e 6 novembre, al convengo sull tema “La pace alla prova del mondo: cristiani d’Oriente, conflitti e costruzione della pace” da loro promosso presso il Pontificio Istituto Orientale. Rivolgendosi ai presenti e ricordando la commemorazione dei defunti che si è tenuta nei giorni scorsi, il papa ha voluto affidare alla misericordia divina “le numerose vittime dei conflitti armati” che “insanguinano” il mondo. Leone XIV rilancia il messaggio di speranza quale linea guida del convegno per poter “comprendere meglio i conflitti contemporanei” e incoraggia i partecipanti a lavorare con “un cuore umile e costruttore di pace”.
(Photo Credit: Patriarcato latino di Gerusalemme)





















