Oltre il disincanto: il volto religioso della Corea di oggi

Il 51% dei sudcoreani dichiara di non avere alcuna appartenenza religiosa, ma il sacro affiora comunque in tanti aspetti. La crisi del buddhismo, il ruolo sociale del confucianesimo, il fenomeno delle "nuove religioni" (con le sue tensioni). Tra le fedi i cristiani nel loro complesso sono oggi il 31% della popolazione.

di Stefano Vecchia

Milano (AsiaNews) - Nell’agosto 2027 Seoul accoglierà i giovani cattolici di tutto il mondo per la Giornata mondiale della gioventù con il papa. Ma quale panorama religioso troveranno in Corea del Sud oggi? Nel nostro percorso Destinazione Seoul - la rubrica di AsiaNews che ogni lunedì accompagna verso il grande appuntamento che segna il ritorno della Gmg in Asia - oggi proviamo ad analizzare il contesto di Seoul dal punto di vista dei riferimenti religiosi. Che - come spesso accade in Oriente – sono più complessi rispetto a una semplice statistica numerica. Tra tradizione e modernità, ruolo sociale ed esaltazione delle identità individuali anche dal punto di vista spirituale la Corea del Sud di oggi vive un passaggio non privo di contraddizioni.

I numeri delle religioni

Nel 2024 un sondaggio dell’Hankook Research, uno dei maggiori istituti di ricerca coreani, ha rilevato che il 51% dei 52 milioni di sudcoreani dichiara oggi di non avere alcuna appartenenza religiosa. Un dato che in un’altra rilevazione effettuale dalla Gallup l’anno successivo sale addirittura al 76% tra i giovani della fascia d’età tra i 20 e i 30 anni, quasi il doppio rispetto al 2000. Nella metà della popolazione che dichiara di professare una religione, i cristiani sono oggi il gruppo più consistente: nel loro complesso i cristiani arrivano al 31%, con un 20% di matrice evangelica e l’11% di cattolici (che è la quota più alta in Asia se si eccettuano le Filippine e Timor Est, i due unici Paesi a maggioranza cattolica). Nonostante il rilievo storico e culturale a professarsi buddhista è attualmente solo il 16% della popolazione, mentre la piccola percentuale residua è appannaggio di sette o chiese di varia origine e della comunità musulmana.

Può apparire una situazione strana se non paradossale, con una prevalenza di popolazione disincantata rispetto alla religione e una parte consistente che non si riconosce più nella fede un tempo maggioritaria quale era il buddhismo. La fotografia del rapporto con il sacro in realtà è però molto più complessa e forse si capisce meglio partendo da un approccio “strumentale” alla religiosità. In Corea oggi si tende ad aderire a qualsiasi esperienza di fede purché questa si riveli utile al raggiungimento dei propri obiettivi concreti. Può capitare che persino il cristiano o il buddhista possano consultare esponenti o guide di tradizioni diverse, se questo è ritenuto funzionale alle proprie necessità.

Il ruolo del confucianesimo 

Un aspetto pragmatico, poco spirituale, che forse ha sua radice nel confucianesimo, la dottrina morale che ha rappresentato l’ideologia di Stato durante tutta la dinastia Joseon (1392-1910). Pur avendo sviluppato anche forme e riti propri, oggi la Corea del Sud non è un Paese confuciano dal punto di vista religioso o dell’adesione istituzionale a una confessione. Tuttavia, la sua società, la sua cultura e i suoi valori affondano le radici nell'eredità confuciana che continua a fungere da struttura etica e sociale di base, che plasma le modalità con cui i sudcoreani interagiscono con la famiglia, l’autorità e la società nel suo complesso. E se i giovani condividono con gli adulti un disinteresse verso le religioni strutturate e mettono in discussione la tradizionale priorità dell'armonia collettiva rispetto alle necessità individuali, l’influsso confuciano determina ancora in molte forme il modo di pensare, per esempio attraverso il grande valore riconosciuto da tutti all’istruzione.

Forse, poi, sorprenderà sapere che nonostante la grande modernità che traspare dalle forme di espressione e dagli stessi atteggiamenti di buona parte della popolazione, in Corea sopravvive una tradizione sciamanica, trasversale tra gli appartenenti a fedi diverse, riconosciuta come forma di sostegno alle necessità di benessere o spirituali. Gli sciamani - in maggioranza donne (mudang) - che si ritengono intermediari tra il mondo umano e quello soprannaturale, sono personaggi popolari e rispettati. Spesso cerimonie e danze rituali che fanno parte del loro repertorio sono centrali in eventi locali e nazionali, con grande seguito.

Il fenomeno delle “nuove religioni” 

C’è poi il fenomeno delle “nuove religioni” (per alcuni “pseudo religioni”) che si sono ricavate un loro spazio. Alcune fondono tra loro in vario modo elementi da buddhismo, taoismo e confucianesimo. Ma ci sono pure numerose “chiese” autoctone che hanno accolto elementi cristiani reinterpretandoli e sono seguite oggi da un 1% della popolazione. In genere hanno una forte carica nazionalista oltre ad essere particolarmente “arrembanti” sul piano del proselitismo e a chiedere un’adesione senza tentennamenti a chi ne faccia parte.

Tra le maggiori sette, culti o “chiese” originarie della Corea, alcune vorrebbero svolgere - direttamente o indirettamente - anche un ruolo politico e questo ha dato luogo a controversie e tensioni. Un esempio sono le inchieste volute dal presidente in carica, il protestante e liberale Lee Jae-myung, nei confronti della Chiesa di Gesù Shincheonji e della Chiesa dell'Unificazione, fondata nel 1954 dal defunto “reverendo” Moon e diffusa anche oltre i confini coreani.

L’accusa è di avere tentato di impedire la sua elezione e - come altre - di essere coinvolte in scandali politici. La sua proposta di sciogliere le organizzazioni religiose che vogliano influenzare la politica, ha oggi aperto un acceso dibattito sulla legalità costituzionale del provvedimento. E l’arresto di alcuni leader religiosi ha sollevato forti critiche dall’opposizione conservatrice, che ritiene questo comportamento in contrasto con la democrazia. Si tratta di un tema estremamente delicato: la Costituzione coreana garantisce la libertà di fede e culto, ma è vero anche che alcune caratteristiche e metodi delle “nuove religioni” possono essere fonte di preoccupazione sociale. Già durante la pandemia da Covid-19, per esempio, la Chiesa di Gesù Shincheonji fu indicata come responsabile del contagio per non aver accettato di interrompere le proprie celebrazioni pubbliche nonostante l’allerta sanitaria.

La Chiesa cattolica 

Quanto al cattolicesimo - sviluppatosi nel XVIII secolo attraverso un gruppo di laici che avevano letto il libro attraverso cui il gesuita Matteo Ricci in Cina aveva presentato il cuore del cristianesimo attraverso la forma di un dialogo con un letterato confuciano e poi cresciuto intorno alla testimonianza dei martiri della durissima persecuzione operata per buona parte del XIX secolo dalla dinastia Joseon – ha conosciuto una forte crescita a partire dagli ’70 e ’80, grazie all’impegno della Chiesa per i diritti umani, la libertà e la democrazia negli anni della dittatura militare. Per queste ragioni nell’arco di poche decine di anni i cattolici sudcoreani sono passati dall’1 all’11% della popolazione della Corea del Sud. Oggi sono una comunità dinamica, ma che da alcuni anni ormai ha smesso di crescere e anche qui deve fare comunque i conti con il progressivo distacco dei giovani dalla pratica religiosa.


QUESTO ARTICOLO FA PARTE DI "DESTINAZIONE SEOUL", LA RUBRICA SETTIMANALE DI ASIANEWS VERSO LA GMG2027

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