Seoul (AsiaNews) - Due anni di carcere per il reato di corruzione, nell’ambito di un procedimento giudiziario avviato con l’accusa rivolta al gruppo religioso di aver cercato di ottenere “favori” dall’amministrazione dell'ex presidente sud-coreano Yoon Suk Yeol. È la sentenza di primo grado emessa oggi da un tribunale di Seoul alla leader della Chiesa dell’Unificazione Han Hak-ja, vedova del reverendo Moon, che per i magistrati avrebbe donato indebitamente all’ex first lady Kim Keon Hee oggetti di lusso tra cui borse Chanel e collane di diamanti. La vicenda è parte di una serie più ampia di indagini dei pubblici ministeri speciali sul presidente estromesso Yoon e la moglie, in riferimento all’imposizione della legge marziale nel dicembre 2024 e le ricadute politiche.
Il tribunale distrettuale centrale di Seoul ha emesso la sentenza per l’83enne dopo averla giudicata colpevole di coinvolgimento nel giro di tangenti riguardanti beni di lusso alla moglie di Yoon, l'ex first lady Kim Keon Hee, e nella consegna di fondi illegali a un ex parlamentare. I giudici hanno condannato anche Yun Young-ho, ex capo del quartier generale della chiesa, a sei mesi di carcere ed emesso una pena detentiva (sospesa) a un ex aiutante di Han, incriminati in relazione al caso.
Dopo la sentenza, la Chiesa dell'Unificazione ha rilasciato una dichiarazione scusandosi per aver generato “preoccupazione” nell’opinione pubblica, ma ha quindi aggiunto di non poter “accettare la sentenza” annunciando il proposito di ricorrere in appello. Il team del consulente speciale della procura Min Joong-ki ha affermato che Han ha cercato l’aiuto di Kweon Seong-dong, allora leader del Partito del Potere Popolare (PPP), per ottenere favori per la chiesa in caso di elezione di Yoon.
“Usando il potere finanziario della Chiesa dell'Unificazione, gli imputati - spiegano i giudici - hanno visto le elezioni presidenziali come un'opportunità per espandere la loro influenza e hanno commesso crimini con lo scopo di espandere l'influenza politica”. “Indipendentemente dal fatto che le richieste della Chiesa di Unificazione (FFWPU) siano state accolte, fiducia e aspettative del popolo - concludono i magistrati - su politiche statali sono state violate”.
Kweon ha perso il suo seggio all'Assemblea Nazionale a luglio dopo che la Corte Suprema ha confermato una sentenza del tribunale di grado inferiore che lo ha condannato a due anni di carcere per aver accettato fondi illegali dalla chiesa. Il tribunale distrettuale di Seoul ha condannato Han e altri ex funzionari della chiesa per aver fatto donazioni politiche illegali per un valore di 144 milioni di won (poco più di 90mila euro) utilizzando i fondi della chiesa nel marzo 2022. Al contempo ha assolto la stessa Han dalle accuse di appropriazione indebita legate alle donazioni.
A fronte della condanna non mancano voci critiche e accuse di quanti parlano di processo politicizzato e con lo scopo di colpire una parte delle religioni nel Paese. Per molti, infatti, il processo a carico della leader religiosa è diventato un simbolo delle “pressioni” a cui sono sottoposti oggi i credenti “conservatori” in Corea del Sud. Attivisti ed esperti parlano di un procedimento giudiziario che si è “ampliato, ridotto e trasformato” in modi che rivelano il clima “inquietante” che circonda la religione e la pratica del culto nella nazione asiatica.
Una parte dell’opinione pubblica mostra senza dubbio di credere alla innocenza di quella che chiama affettuosamente “madre Han”, auspicandone la piena assoluzione.
Il primo caso, l’unico deciso con sentenza di oggi mentre altri restano pendenti, in primo grado e soggetto ad appello, si basa interamente sulla testimonianza di un ex dirigente della stessa Chiesa dell’unificazione poi espulso dal movimento. Le sue versioni sono cambiate ripetutamente davanti ai magistrati inquirenti. Inoltre i documenti, la cronologia degli eventi e le sue stesse dichiarazioni precedenti lo contraddicono. Egli ha modificato la sua versione ogni volta che i pubblici ministeri hanno cambiato il quadro accusatorio e la sua credibilità è crollata sotto il peso delle incongruenze e del proprio interesse personale. Di fatto ha cercato di proteggersi dall’inchiesta accusando Han, e l’accusa ha scelto di fare affidamento su di lui come elemento fondamentale per colpire i vertici.
La decisione del tribunale di condannare l’83enne madre Han a due anni di carcere, anziché ai tredici richiesti dall’accusa, restituisce un briciolo di buon senso al caso per le voci critiche, ma ciò non è sufficiente. Il procedimento, infatti, è il simbolo di una più ampia campagna contro le confessioni religiose vicine al mondo conservatore in Corea del Sud. Il pastore Son Hyun-bo della Chiesa di Segero, il presidente Lee Man-hee di Shincheonji e altri leader hanno subito pressioni simili e sono stati arrestati. In particolare la vicenda del pastore della Chiesa di Shincheonji, legata ad un presunto intreccio fra religione e politica, è considerata da gruppi attivisti internazionali il segno di una “crisi della libertà religiosa” in Corea del Sud. In questo quadro, la condanna della leader della Chiesa dell’Unificazione è un “promemoria” dei pericoli che devono affrontare quanti invocano o si battono per la pratica del culto nel Paese.



















