Seoul, la Chiesa di Shincheonji al centro dello scontro politico

L'inchiesta sul presunto reclutamento di migliaia di fedeli nei partiti politici si estende ora anche al Partito democratico al governo. Il fondatore del movimento religioso il 95enne Lee Man-hee è da circa un mese in custodia cautelare. Un caso che continua ad alimentare le divisioni nella società sudcoreana.

Seoul (AsiaNews) - L'inchiesta sul presunto coinvolgimento della Chiesa di Shincheonji nella politica sudcoreana si sta allargando oltre il campo conservatore e ora rischia di trasformarsi nell'ennesimo terreno di scontro tra fazioni politiche. Dopo mesi di indagini sui rapporti tra la setta religiosa di matriece evangelica, che conta tra i 200 e 300mila fedeli in Corea del Sud, e il Partito del potere popolare (PPP), da cui proviene l'ex presidente Yoon Suk-yeol ora in carcere, gli investigatori stanno ora verificando se il gruppo abbia tentato di influenzare anche il Partito democratico (DPK), attualmente al governo.

La vicenda è emersa nelle ultime settimane in concomitanza con le primarie del DPK. I due principali candidati alla leadership del partito, l'ex primo ministro Kim Min-seok e Jung Chung-rae, già leader del DPK, si sono infatti accusati a vicenda di aver cercato il sostegno dei fedeli di Shincheonji, che con una visione fortemente apocalittica credono che a tutti coloro che non appartengono al gruppo verrà negato il perdono al momento del Giudizio universale. La squadra che sta indagando sul caso ha dichiarato di aver raccolto elementi che farebbero pensare a un'iscrizione di massa dei membri delle Chiesa di Shincheonji nel DPK prima delle elezioni locali che si sono svolte il 3 giugno. Un'operazione effettuata allo scopo di orientare alcune decisioni di carattere immobiliare per promuovere gli interessi della comunità religiosa.

L'inchiesta principale in un primo momento aveva coinvolto solo il Partito del potere popolare. Secondo gli investigatori, tra il 2021 e il 2024 almeno 56mila fedeli sarebbero stati invitati o costretti a iscriversi al partito conservatore per influenzare le primarie nel 2021 e poi la selezione dei candidati alle elezioni legislative del 2024. Poiché l'operazione si sarebbe svolta durante la presidenza di Yoon Suk-yeol, questo ha alimentato i sospetti sui rapporti tra il suo entourage e la leadership del gruppo religioso.

Per questi fatti, è stato arrestato a giugno e incriminato lo scorso 13 luglio Lee Man-hee, fondatore e guida spirituale di Shincheonji. A 95 anni, Lee, è uno dei più anziani detenuti del Paese. La procura lo accusa di aver orchestrato l'iscrizione collettiva dei fedeli, violando le legge sui partiti politici e ostacolando così il regolare funzionamento del confronto politico. Il tribunale ha disposto la custodia cautelare ritenendo concreto il rischio di inquinamento delle prove. I suoi legali, invece, hanno presentato ricorso sostenendo che, vista l'età e le condizioni di salute del leader religioso, sarebbero state possibili misure meno restrittive. Lee continua a respingere tutte le accuse e al momento non ha ricevuto nessuna condanna.

L'incriminazione di Lee arriva dopo una serie di accuse molto dure da parte degli esponenti del DPK. Il 12 gennaio il presidente progressista Lee Jae-myung, succeduto Yoon Suk-yeol, incontrando i leader delle principali confessioni religiose del Paese, aveva pubblicamente condannato la Chiesa di Shincheonji e altri gruppi, sostenendo che i danni sociali da essi causati fossero rimasti "troppo a lungo senza controllo". Il giorno seguente il premier Kim Min-seok aveva rincarato la dose durante un Consiglio dei ministri, definendo questi movimenti un "male sociale da sradicare" e disponendo un'indagine congiunta: è da quell'ordine che è nata la task force le cui indagini hanno poi portato all'incriminazione di Lee Man-hee. Il governo starebbe inoltre valutando modifiche legislative per rendere più rapido lo scioglimento delle organizzazioni religiose che si ritiene violino la legge elettorale.

Il fondatore della Chiesa di Shincheonji era già finito al centro di un procedimento giudiziario dopo alcune dure accuse lanciate dall'opinione pubblica sudocreana. Durante la pandemia di covid-19 il movimento religioso era stato accusato dalle autorità di essere diventato uno dei principali focolai del contagio in Corea del Sud, provocando un'ondata di ostilità nei suoi confronti. Arrestato nel 2020 con l'accusa di aver ostacolato le indagini epidemiologiche, Lee fu poi assolto dalla Corte suprema per quanto riguardava le contestazioni relative alla gestione della pandemia, ma venne invece condannato con pena sospesa per appropriazione indebita di fondi della Chiesa. Queste vicende dividono ancora oggi la società sudcoreana tra chi ritiene la Chiesa di Shincheonji vittima di una persecuzione politica e di una discriminazione sempre più forte all'interno della società, e chi considera il movimento una realtà opaca in grado di influenzare la politica nazionale.

Fondata nel 1984, la Chiesa di Shincheonji sostiene di contare oltre mezzo milione di fedeli nel mondo e centinaia di migliaia di studenti impegnati nei corsi biblici. La struttura centralizzata è stata citata come motivo di preoccupazione, ma il movimento respinge ogni accusa di interferenza politica. In una nota diffusa dopo le ultime indiscrezioni ha sostenuto che l'iscrizione dei propri membri ai partiti rappresenta una libera scelta individuale e che qualificare tale comportamento come "interferenza politica" costituisce una violazione della libertà religiosa. Anche riguardo alle accuse relative al Partito democratico, la Chiesa ha negato qualsiasi coinvolgimento.

L'inchiesta si inserisce in un contesto politico già fortemente segnato dalla contrapposizione tra progressisti e conservatori, che sta trasformando l'indagine giudiziaria in un nuovo terreno di scontro politico, con accuse incrociate che alimentano il generale clima di sfiducia. Negli ultimi anni diverse inchieste si sono concentrate sui rapporti tra esponenti politici e movimenti religiosi: la stessa task force nata a gennaio indaga infatti in parallelo anche sulla Chiesa dell'Unificazione, oggi nota come Family Federation for World Peace and Unification, la cui leader Han Hak-ja (o Hak Ja Han) è stata incriminata con l'accusa di aver offerto beni di lusso all'ex first lady Kim Keon-hee in cambio di favori politici; il governo starebbe valutando anche la revoca della personalità giuridica del movimento.

Il giro di vite ha però attirato anche critiche dall'estero. A gennaio l'ONG CAP-LC (Coordination des associations et des particuliers pour la liberté de conscience), insieme all'organizzazione Human Rights Without Frontiers, ha presentato una dichiarazione scritta al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite a Ginevra, definendo la situazione una "crisi della libertà religiosa" e sostenendo che la retorica adottata dal governo richiami "il linguaggio e la logica delle antiche campagne anti-eresia". Alcuni osservatori hanno inoltre contestato l'affermazione del presidente Lee secondo cui le chiese protestanti sarebbero state storicamente estranee alla politica coreana, un'affermazione in contrasto con la storia di attivismo nel Paese, iniziata con il movimento indipendentista anti-giapponese nel 1919 alla lotta contro le dittature militari.

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