Seoul (AsiaNews) - Alcuni residenti di Seoul non vogliono una scuola permanente per i bambini scappati dalla Corea del Nord o figli dei dissidenti. Durante un’assemblea convocata nel quartiere di Gangseo per discutere del progetto, la preside della scuola di ha detto in lacrime che i bambini, oggi 100 studenti, “non hanno un altro posto dove andare”. Al momento vivono in piccoli gruppi in diverse strutture della capitale e non formano una comunità concentrata a Gangseo, ma alcuni residenti temono l’istituzione di un “quartiere di disertori” che possa portare a rischi per la sicurezza. In realtà non esistono dati a supporto di questa tesi. Al contrario, negli ultimi tre anni non si sono verificati episodi di violenza o reati commessi dagli alunni.
Fondata nel 2004, la scuola in oltre vent’anni ha già cambiato sede tre volte e dal marzo 2023 occupa temporaneamente l’edificio dell’ex scuola elementare Yeomgang, a Gangseo. Il contratto di affitto scadrà nel febbraio 2027 e a luglio il ministero dell’Unificazione, il dipartimento per l’istruzione di Seoul e lo Hyundai Motor Group avevano raggiunto un accordo per costruire nello stesso sito una sede permanente. Hyundai ha promesso circa 6 miliardi di won, pari a oltre 4 milioni di dollari, per un progetto dal costo complessivo di 16 miliardi di won.
Il calo degli arrivi dei dissidenti
Il progetto dovrebbe permettere alla scuola di rimanere nella stessa sede almeno per diversi decenni, ma ha riacceso il conflitto con una parte degli abitanti, nonostante il continuo calo degli arrivi di dissidenti nordcoreani. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati appena 63, di cui 59 donne e quattro uomini, contro i 96 dello stesso periodo del 2025. Il numero complessivo dei nordcoreani arrivati nel Sud per essere reinsediati è ora di circa 34.600 persone.
Dati quasi a i livelli degli anni della pandemia, e dovuti, secondo il ministero dell’Unificazione, al rafforzamento dei sistemi di sorveglianza lungo il confine tra Corea del Nord e Cina. Dopo il picco di oltre 2.900 arrivi registrato nel 2009, le fughe erano rimaste sopra quota mille all’anno per gran parte del decennio successivo. Poi erano scese nel periodo del covid-19 e, nonostante una parziale ripresa, nel 2023 gli arrivi sono stati solo 196, 236 nel 2024 e 224 nel 2025.
Le difficoltà recenti nel ricucire i rapporti: dalle mine…
Il calo delle defezioni coincide con un cambiamento profondo nel modo in cui Pyongyang descrive i rapporti con Seoul. All’inizio di settembre è stato reso pubblico per la prima volta il testo completo dello statuto del Partito dei lavoratori nordcoreano, aggiornato nel 2024 e nuovamente modificato nel 2026. Nel documento non compare più il riferimento alla “riunificazione pacifica” e viene confermata la definizione delle due Coree come Stati ostili.
La scelta di Pyongyang si scontra con la linea dichiarata dall’attuale governo sudcoreano, guidato dal presidente Lee Jae-myung, che ha più volte ribadito di voler ridurre le tensioni e creare le condizioni per una ripresa del dialogo allo stesso tempo con la Corea del Nord e con gli Stati Uniti. Lee ha finora sempre prediletto un approccio conciliante nei confronti di Pyongyang, ma nelle ultime settimane le tensioni sono tornate ad accendersi a causa dell’esplosione di alcune mine nella zona demilitarizzata che hanno ferito tre soldati sudcoreani durante i lavori per aprire un nuovo percorso di pattugliamento, una situazione che sta mettendo in difficoltà il presidente democratico di fronte alle critiche dei conservatori, favorevoli a un approccio militare più duro.
Un’indagine condotta dall’esercito sudcoreano insieme al Comando delle Nazioni unite ha concluso che le prove disponibili indicano che l’esplosione sia stata provocata da mine antipersona collocate dalla Corea del Nord. Alcuni esperti hanno tuttavia sottolineato che il confine non è chiaramente delimitato in molti punti, ed esiste anche la possibilità che l’esercito nordcoreano abbia piazzato le mine nel luogo in cui sono esplose non per una provocazione deliberata, ma perché credeva di trovarsi dalla propria parte.
Seoul ha definito l’episodio una violazione dell’armistizio del 1953, mentre Pyongyang ha respinto l’accusa. Kim Yo-jong, sorella del dittatore Kim Jong-un, ha definito le conclusioni sudcoreane una “farsa” e ha avvertito che le forze nordcoreane reagiranno se Seoul dovesse aprire il fuoco contro i militari impegnati nei lavori di fortificazione del confine. Ieri 30 settembre lo Stato maggiore sudcoreano ha chiesto a Pyongyang di interrompere immediatamente tali attività, sostenendo che stanno aumentando le tensioni nella penisola, ma ancora una volta le richieste di Seoul hanno ricevuto un rifiuto da parte del Nord.
Anche oggi, durante la Giornata delle forze armate, Lee ha ripetuto che Seoul continuerà a cercare misure per ridurre le tensioni e ha invitato Pyongyang a ripristinare il dialogo.
…ai soldati nordcoreani in Ucraina
Ma la distanza tra le due Coree si misura ormai anche oltre la penisola, in contesti di conflitto diversi, che tuttavia fanno parte di quella “terza guerra mondiale a pezzi” spesso citata da papa Francesco. A metà settembre la Corea del Sud ha ricevuto due soldati nordcoreani catturati dall’Ucraina nella regione russa di Kursk, dove combattevano al fianco delle forze russe. Il trasferimento, annunciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky all’Assemblea generale dell’Onu, è avvenuto dopo che i due militari avevano espresso la volontà di essere trasferiti nel Sud.
I due uomini sono ora sottoposti alle procedure previste dalle autorità sudcoreane per i nordcoreani che arrivano nel Paese prima della decisione sull’eventuale reinsediamento. Secondo quanto riferito ieri 30 settembre dal National Intelligence Service (NIS) al Parlamento di Seoul, i due sono arrivati in Corea del Sud a metà settembre e non presentano problemi di salute rilevanti. L’intelligence ha inoltre precisato che era stata l’Ucraina, già nelle prime fasi dei negoziati, a chiedere che il trasferimento rimanesse riservato, per le possibili conseguenze sui successivi negoziati per lo scambio dei prigionieri. Un esponente della presidenza ucraina ha negato l’esistenza di un simile accordo. Seoul ha chiesto a Kiev spiegazioni e scuse ufficiali e i due governi sono ancora in contatto sulla vicenda.
Il NIS ha poi riferito che Zelensky potrebbe aver reso pubblica la vicenda anche nella speranza di ottenere un sostegno militare da parte della Corea del Sud nella guerra contro la Russia. Secondo il deputato Yoo Yeong-ha, che ha riferito alla stampa quanto emerso dal briefing del NIS, l’Ucraina non aveva posto come condizione per il trasferimento un impegno di Seoul nella fornitura d’armi a Kiev.



















