Tokyo (AsiaNews) - Il parlamento giapponese ha approvato due provvedimenti fortemente voluti dalla premier Sanae Takaichi: la riforma della legge sulla Casa imperiale e una nuova legge che introduce sanzioni penali per oltraggio alla bandiera nazionale. Due misure con l’obiettivo di rafforzare alcune delle istituzioni simbolo del Paese, in linea con l’agenda conservatrice del governo.
La revisione della legge sulla Casa imperiale rappresenta la prima modifica sostanziale dal 1947. Due le novità introdotte: da una parte sarà possibile adottare uomini maggiorenni appartenenti agli undici rami collaterali della famiglia imperiale esclusi dopo la Seconda guerra mondiale; dall’altra le principesse potranno mantenere il proprio status imperiale anche dopo il matrimonio con un cittadino comune, evitando così che la famiglia continui a ridursi di numero.
La riforma continua quindi a escludere la principessa Aiko, unica figlia dell’imperatore Naruhito, che ha 66 anni, dall’ascesa al Trono del Crisantemo. Si tratta di una scelta contestata dalle opposizioni e dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Secondo un sondaggio pubblicato a maggio dall’agenzia Kyodo, l’83% dei giapponesi si dichiara favorevole alle imperatrici regnanti. Ma anche durante i mesi di confronto parlamentare il tema della successione femminile è stato escluso fin dall’inizio perché il governo ha sempre sostenuto la necessità di preservare la continuità della linea maschile.
Takaichi, esponente dell’ala più conservatrice del Partito liberal democratico, ha definito la riforma necessaria per “garantire un numero stabile di membri della famiglia imperiale”, precisando che il nuovo sistema potrà essere riesaminato ogni trent’anni.
Nella stessa giornata il parlamento ha approvato anche una legge, proposta dal partito di estrema destra Sanseito che introduce il reato di oltraggio alla bandiera nazionale. Chi brucia, danneggia o deturpa l’hinomaru in modo da suscitare “forte disagio o disgusto” potrà essere condannato fino a due anni di carcere o a una multa di 200mila yen (circa 1.200 dollari).
Sohei Kamiya, leader del partito estremista, aveva presentato alla Camera in maniera indipendente la proposta di legge a ottobre, sostenendo che durante i suoi comizi elettorali, alcuni cittadini si fossero presentati mostrando una bandiera del Sol Levante con una “X” disegnata sopra. Secondo alcuni commentatori locali, quel gesto non era rivolto contro il Giappone in sé, ma era chiaramente una protesta contro le posizioni di estrema destra di Sanseito.
La premier - che finora ha più volte inseguito le politiche di Sanseito per evitare di perdere consensi - ha giustificato la misura spiegando che serve a colmare una contraddizione giuridica: in Giappone era già punibile il vilipendio delle bandiere straniere, ma non quello della bandiera nazionale. Secondo Takaichi questa disparità “non aveva senso” e il governo ha sottolineato che norme simili esistono già in altri Paesi, inclusi Francia, Germania, Italia e India.
Le critiche non si sono fatte attendere. Il quotidiano Tokyo Shimbun ha paragonato i recenti provvedimenti alle norme del periodo prebellico che proteggevano la famiglia imperiale da qualsiasi critica, mentre Human Rights Watch ha chiesto l’abrogazione della legge temendo che possa diventare uno strumento per limitare le proteste. Sui social giapponesi, invece, molti utenti si sono chiesti quali azioni esattamente saranno punibili. In Giappone il vilipendio della bandiera - che a differenza di Italia e Germania non ha subito modifiche dopo la Seconda guerra mondiale - è un evento molto raro. Ancora oggi, i funzionari di governo sono tenuti a inchinarsi alla bandiera quando entrano o escono da una stanza.
L’approvazione delle due leggi resta, tuttavia, uno dei principali successi legislativi ottenuti da Takaichi prima della pausa estiva dei lavori parlamentari e conferma l’orientamento del suo governo verso politiche che rafforzano i simboli della monarchia e dell’identità nazionale. Temi, come si è visto, sono da tempo al centro del dibattito politico in Giappone.
















