Asia Orientale

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  • Gli 80 anni dalla Seconda guerra mondiale in Asia: Pechino prepara la parata, Okinawa chiede pace

    Il 3 settembre la Cina metterà in scena una dimostrazione di forza in occasione dell'anniversario della vittoria sul Giappone. Un evento dal forte valore simbolico, ma anche politico, che guarda alla rivalità strategica con Washington e gli altri Paesi dell'Asia Pacifico. Dalla città giapponese di Okinawa, che nei giorni scorsi ha commemorato la battaglia in cui persero la vita circa 200mila persone, è invece arrivato un messaggio opposto, quello di raccontare il passato per costruire la pace, anziché i conflitti di domani.

  • L'Asia Centrale e Pechino dopo il vertice di Astana

    Nel secondo Forum tenuto in Kazakistan dopo quello di Xi'an del 2023 la Cina e i cinque Paesi della regione hanno firmato 58 accordi commerciali con investimenti per oltre 24 miliardi di dollari. Tra le priorità le direttrici di trasporto e l'energia, ma anche la lavorazione delle terre rare. Sul piano politico Xi Jinping ha incassato il sostengo nella condanna a ogni forma di "guerra commericale dei dazi e delle sanzioni".

  • Wong a Pechino rilancia il ruolo di Singapore nel mondo polarizzato

    Il premier della "nuova generazione" nella città-Stato ha scelto la Repubblica popolare cinese per il suo primo viaggio fuori dal Sud-est asiatico. Nell'incontro con Xi Jinping l'elogio del "multilateralismo e dell'ordine globale basato sulle regole". Le ambizioni dell'ex colonia marginale divenuta grande hub finanziario tra Oriente e Occidente. Su Taiwan sostegno alla politica "una sola Cina".

  • Il "turismo estremo" dei giovani cinesi

    Sempre più giovani lavoratori delle metropoli cinesi, almeno una volta al mese, approfittano del weekend per viaggiare fuori dai confini nazionali. Il Giappone, la Corea del Sud, il Sud-est asiatico, la Russia, le mete privilegiate ma c'è chi osa spingersi persino oltreoceano con veri e propri tour de force con ritmi molto serrati.

  • Stretto di Hormuz: la crisi energetica colpirebbe soprattutto l'Asia

    Un blocco iraniano del principale snodo marittimo per il petrolio e il gas mondiale avrebbe dure ripercussioni sui mercati asiatici, dalla Cina all’India, fino a Giappone e Corea del Sud. Mentre i prezzi del greggio iniziano a salire, molti dubitano che Teheran possa realmente attuare le minacce perché danneggerebbe Pechino, rischiando di restare ulteriormente isolata.

  • Tokyo verso le elezioni della Camera Alta nel mezzo della crisi del riso

    Il 20 giugno il rinnovo della metà dei seggi che è diventato un appuntamento cruciale per Ishiba dopo che nelle elezioni dello scorso ottobre il Partito Liberal Democratico non ha ottenuto la maggioranza assoluta nella Camera Bassa della Dieta. Cruciale per l'elettorato sarà il giudizio sulle risposte messe in campo di fronte all'impennata dei prezzi del cereale simbolo, che fin dagli anni Settanta è un tema politico di primaria importanza a Tokyo.

  • Giappone, il monito dei vescovi: 'No al riarmo, stesso errore di 80 anni fa'

    In un messaggio per l'anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale la Conferenza episcopale rinnova il suo appello alla messa al bando delle armi nucleari in tutto il mondo. Chiedendo perdono per aver cercato di "mostrarsi patriottica" nell'era imperiale, i vescovi cattolici criricano il cambio di rotta di oggi a Tokyo con le nuove unità missilistiche a Okinawa e Nansei: "Gli anziani ci dicono: ci stiamo preparando alla guerra".

  • Chiude anche China Labour, la voce delle proteste operaie in Cina

    A Hong Kong costretta a interrompere le attività anche l'ong che rilanciava le notizie sulle proteste spontanee dei lavoratori e gli incidenti sul lavoro nella Cina continentale. A farla nascere nel 1994 era stato l'attivista Han Dongfang, che a piazza Tiananmen nel 1989 aveva provato a dare vita a un sindacato indipendente. Poche ore dopo l'annuncio già disattivato il sito internet. Sono ormai 60 i gruppi della socità civile che si sono sciolti dal 2020.

  • Pechino contratta con Washington, ma stringe la presa sulle terre rare birmane

    Mentre gli occhi del mondo sono puntati sui negoziati tra Cina e Stati Uniti, le milizie etniche sostenute da Pechino in Myanmar controllano nuovi giacimenti di terre rare non regolamentati. La priorità di Pechino è chiara: assicurarsi il controllo di risorse strategiche, anche attraverso un crescente interventismo che alimenta la guerra civile birmana e provoca gravi danni ambientali.

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