Articoli dell'autore:

Andrea Ferrario

  • Il flop del cinema in Cina nel Capodanno lunare 2026

    La stagione festiva si è chiusa con un calo del 40% che rappresenta un salto indietro di otto anni nonostante il record storico di 4 milioni di proiezioni. Sale vuote soprattutto nelle città più piccole per prezzi dei biglietti troppo alti ma anche per concorrenza di video brevi e serie online e saturazione di produzioni a stampo patriottico. Il tutto mentre a Tokyo il cinema giapponese sperimenta un boom eccezionale.

  • Panama e tutti gli altri: la scommessa di Pechino sui porti

    Le tensioni geopolitiche hanno portato in primo piano i grandi investimenti della Cina sugli snodi del traffico marittimo globale. In 17 porti le aziende cinesi detengono la quota di maggioranza, mentre nella maggior parte degli altri si tratta di partecipazioni minoritarie o accordi di gestione operativa. I casi del Pireo e di Ream in Cambogia. Il noto della scarsa trasparenza sulle condizioni.

  • Pechino e la trappola dell'esportazione permanente

    Nonostante la guerra sui dazi nel 2025 la Cina ha sfondato il tetto dei 1000 miliardi di dollari nel suo surplus commerciale, il cui 45% è generato oggi nel Sud-est asiatico, in Africa e in America Latina. Questa ricchezza non diventa però volano per i consumi interni, perché il calo dei prezzi alla produzione in nome della competitività comprime anche salari e redditi. Un nodo che il nuovo Piano quinquennale in arrivo a marzo non sembra destinato ad affrontare davvero.

  • La corsa a ostacoli delle giornaliste cinesi

    Anche le organizzazioni femministe sono da tempo nel mirino della stretta di Pechino. Così le opportunità offerte dalle redazioni tradizionali si sono drasticamente ridotte per le donne, mentre gli spazi alternativi online restano esposti a una pressione costante. I casi di Haze Fan, assistente di redazione per Bloomberg a Pecino, e di Zhang Zhan, la blogger che raccontò il Covid a Wuhan di nuovo incarcerata.

  • La difficile partita di Lee tra Cina, Giappone e Stati Uniti

    Il viaggio in Cina del presidente sudcoreano ha segnato un significativo riavvicinamento diplomatico tra Seoul e Pechino dopo anni di gelo, ma lascia irrisolte questioni strategiche di fondo. Nonostante i tentativi di coinvolgimento sul dossier Pyongyang il governo cinese evita ogni riferimento alla denuclearizzazione. Gli accordi economici firmati dai conglomerati coresani su terre rare e minerali strategici

  • Il flop dei treno cinese ad alta velocità tra Jakarta e Bandung

    Il consorzio indonesiano che controlla il 60% della tratta inagurata due anni fa ha registrato perdite per oltre 250 milioni di dollari nel 2024. In ulteriore aumento quest'anno. Un progetto inserito nella Belt and Road Initiative, ma che fin dall'inizio appariva come economicamente insostenibile. Non è l'unico caso tra i grandi progetti ferroviari del Sud-est asiatico. Ma Prabowo sta comunque intensificando l'abbraccio con Pechino.

  • Farmaci: la nuova leva geopolitica della Cina

    Negli ultimi anni Pechino è passata dalla produzione massiccia di farmaci generici alla scommessa sulla ricerca biomedica avanzata. Grazie a un modello di crescita molto simile a quello adottato per le auto elettriche, oggi controlla l’80% dei principi attivi globali. Il caso Fentanyl ha mostrato l'importanza di questa carta, descritta come una "opzione nucleare" nelle guerre commerciali. Ma la Cina ha comunque bisogno dell'Occidente per reggere in questo mercato.

  • Seoul: privilegi e politiche governative bloccano la mobilità sociale

    Il tasso di disoccupazione giovanile sarebbe attorno al 30%. Chi parte senza aiuti rimane escluso da un sistema che premia soprattutto l’eredità. Il debito è diventato “condizione strutturale” di accesso a istruzione, lavoro e alloggio. E quando le banche chiudono le porte, molti finiscono nelle mani degli usurai. Un costo umano crescente in termini di suicidi e malessere.

  • I Labubu cuciti nelle campagne e il boom del lavoro precario delle donne in Cina

    Dai pupazzetti divenuti un fenomeno globale alle grandi fabbriche tecnologiche e al settore del delivery, va sempre più diffondendosi in Cina un sistema che si regge sulla capacità di trasformare bisogni individuali e obblighi familiari in una disponibilità al lavoro praticamente senza limiti. Con le donne stesse spinte ad abbandonare contratti stabili (e garantiti solo sulla carta) per passare a forme di impiego temporaneo e stagionale.

  • I giovani di Tokyo sempre più chiusi nei loro confini

    Solo il 17,5% dei giapponesi possiede oggi un passaporto valido. Uno specchio della debolezza dello yen ma anche del ripiegamento forzato su se stessi delle nuove generazioni. Per far fronte all'isolamento sempre più diffuso nascono nuove iniziative di solidarietà, così come risposte aziendali o tecnologiche. Ma in un quadro sociale che resta bloccato.

  • L'ascesa (e la fragilità) dell'alternativa cinese al dollaro

    Negli ultimi cinque anni i prestiti e i depositi cinesi all'estero in renminbi sono quadruplicati, mentre il CIPS (l'alternativa di Pechino al circuito SWIFT) va crescendo in Asia centrale, Medio Oriente e altre aree strategiche. Ma il disegno rimane comunque nazionale perché per poter davvero contare su una valuta globale la Cina dovrebbe rinunciare al controllo sui flussi di capitale, scelta per Xi Jinping incompatibile con la stabilità interna.

  • Quando i lavoratori di Pyongyang alzano la testa

    I tagli nelle commesse dalla Cina e il crollo degli stipendi stanno facendo esplodere in Corea del Nord il lavoro informale. Ma anche tra gli operai che Kim vende come mano d'opera a Pechino crescono le tensioni alimentate dalla trattenute sempre più alte sui loro stipendi per garantire entrate al governo di Pyongyang. Così il nuovo eldorado del regime oggi è diventata la Russia, dove è più forte l'isolamento linguistico e culturale.

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