Anche Kathami e Rafsanjani protestano per la mancanza di dati sul voto
A sei giorni dalle elezioni, il ministro degli Interni non ha reso noti i risultati definitivi. Clamoroso documento di protesta firmato da 200 giornalisti.
A sei giorni dalle elezioni, il ministro degli Interni non ha reso noti i risultati definitivi. Clamoroso documento di protesta firmato da 200 giornalisti.
Anche se i risultati definitivi tardano, troppo, ad arrivare, il voto sembra indicare un ritorno dei moderati ed anche dei progressisti. Grande successo del “pragmatico” Rafsanjani.
Mettendo suoi uomini ai vertici dell’amministrazione pubblica e del settore economico pubblico, il presidente impone stili di vita e restrizione delle libertà.
Solo i musulmani al voto per l’Assemblea degli esperti, tutti per il governo delle città. Pur condizionata, la tornata elettorale può portare significativi cambiamenti.
L’organismo ha un peso concreto sulle scelte strategiche di Teheran. In lizza due correnti guidate da leader discussi: il “pragmatico” Rafsanjani e l’”ultrà” Yazdi. Il voto è anche un test sulla politica di Ahmadinejad.
E' accusato di aver insultato Maometto e, siccome ha un nome islamico, deve anche essere considerato un apostata.
Teheran, che nelle strutture internazionali spesso non trova alleati, ricorre a manovre di sbarramento per evitare di finire sotto accusa per la repressione e le discriminazioni che pratica.
In vista del voto per l'Assemblea degli Esperti crescono chiusure di giornali e website e le intimidazioni verso i giornalisti. Per "Reporters sans frontières" il Paese è "la più grande prigione nel Medio Oriente per i professionisti dei media" e secondo il "World Press Freedom Index" occupa il 162mo posto su 168.
In piazza stranieri, armeni, minoranze, ma non gli "studenti". Ma per domani l'Ufficio della propaganda islamica ha invitato ad una dimostrazione a Teheran, per "mostrare la collera e l'odio".
Teheran vuole l'indipendenza per l'energia nucleare, ma non ha le strutture per raffinare la sua produzione petrolifera, che è in calo. Il prezzo politico imposto al carburante importato causa una emorragia di denaro pubblico.
Della delegazione iraniana fa parte Saeed Mortazavi, procuratore generale di Teheran, noto per aver chiuso giornali e perseguitato intellettuali riformisti. Il suo coinvolgimento nell'"affare Kazemi", la fotografa irano-canadese torturata, violentata e uccisa in prigione, provoca la protesta del ministro degli esteri di Ottawa.
La polizie disperde le manifestanti che domandano il bando della poligamia, uguali diritti di custodia dei figli e nel matrimonio, il diritto della donna a lavorare dove vuole e a viaggiare liberamente; un uguale valore alla testimonianza delle donne in tribunale
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