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Francesco Graffagnino

  • Qinghai, scontri fra polizia e tibetani: 'Basta scavi'

    La autorità stroncano le proteste della popolazione locale che manifesta contro l’estrazione mineraria a Yulshul. “Ci dicono che costruiscono una strada. Ma si tratta di una miniera”. I locali sono preoccupati perché le attività estrattive inquinano e devastano il paesaggio. I manifestanti denunciano anche il giro di corruzione legato a queste opere.

  • Henan: nuovi limiti alla libertà religiosa dei cattolici

    Tutti i dati dei fedeli dovranno essere schedati, vietato l’utilizzo di luci esterne nei luoghi di culto, divieto ai minorenni di entrare in chiesa e obbligo di cantare l’inno cinese ad ogni celebrazione. La polizia ogni domenica presidia le entrate delle chiese. Nella provincia dello Henan vive il 10% dei cattolici cinesi. Aumentata da quest’anno la repressione e il controllo contro i cattolici in Cina.

  • Pechino condanna a 13 anni di carcere il dissidente Qin Yongmin

    L'attivista, 64 anni, ha già scontato 22 anni di reclusione. Il dissidente è stato condannato in maniera formale per la prima volta soltanto nel 1998, con l'accusa di aver fondato il China democracy party. È un esponente di punta dei movimenti pro-democrazia. La condanna è stata resa nota il giorno dopo la liberazione di Liu Xia.

  • Dopo tre anni di repressione del gruppo 709, ancora silenzio su Wang Quanzhang

    Arrestati, torturati, umiliati e costretti a rinnegare il proprio operato in televisione. Tre anni fa le autorità cinesi iniziavano un giro di vite contro avvocati e attivisti per i diritti umani. I professionisti arrestati sono circa 300. Di alcuni di loro, come Wang Quanzhang, “non si hanno più notizie. La repressione contro il gruppo 709 è la più grave violazione dello stato di diritto che la Cina dice di rispettare”.

  • Perché alla Cina non conviene boicottare i marchi Usa

    Esperti evidenziano che molti marchi Usa in Cina sono cogestiti da aziende locali. L’idea di Pechino di boicottare i brand Usa potrebbe portare un danno all’economia locale. Oltre ai dazi, Xi Jinping pensa a come mettere in difficoltà le aziende americane che operano sul suolo cinese. “Nessun prodotto statunitense venduto in Cina, o società statunitense che investe in Cina, può essere considerato al sicuro dalle sue ritorsioni”.

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