Articoli dell'autore:

Giuseppe Caffulli

  • Ecumenica e internazionale: l’università ortodossa nel luogo del Battesimo di Gesù

    Inaugurata nei giorni scorsi in Giordania, non è solo un'iniziativa accademico ma un progetto che unisce formazione, dialogo interreligioso e valorizzazione del patrimonio spirituale. L’obiettivo è diventare un centro di studio e riflessione sul cristianesimo delle origini ad Al-Maghtas, dove storia, teologia e cultura si intrecciano. In una visione che punta al 2030, quando qui si celebrerà il bimillenario del battesimo di Gesù

  • Dal Golfo Persico al Mar Rosso: il nuovo baricentro dell'Arabia Saudita

    Gli effetti del conflitto con l'Iran hanno innescato a Riyadh un cambio di prospettiva che non è solo geografico. Neom, Yanbu e Jeddah non sono più solo “elementi scenografici” della Vision 2030, ma infrastrutture strategiche per la sopravvivenza. Di qui il tentativo di Mohammed bin Salman di evitare la guerra totale con l'Iran (che meterebbe a rischio anche quello sbocco), in un contesto in cui Washington non è più garante di stabilità.

  • Gaza: le promesse già mancate del Board of Peace

    La Striscia resta sospesa in un limbo in cui la guerra non è ancora davvero finita tra timidi tentativi di riattivare una normalità politica e contraddizioni irrisolte. Il voto amministrativo del 25 aprile tenuto da Fatah a Deir el Balah, mentre Hamas conserva reti locali. Al Board gli unici soldi sono arrivati da Emirati e Marocco e sono stati spesi per la futura polizia locale. Mentre l'80% delle famiglie dipende ancora dall'acqua distribuita con le autobotti.

  • Ortodossi, leva e donne: il punto di rottura dei religiosi ebrei israeliani

    Servizio militare specchio delle fratture della società e campo di battaglia politica. L’universo rosa rappresenta oltre il 21% delle truppe combattenti, leader religiosi temono che l’integrazione di genere possa allontanare gli osservanti da unità combattenti. Al vaglio soluzioni “intermedie” che evitino la promiscuità. Il nodo irrisolto degli haredim e il "riposizionamento" di Neftali Bennett.

  • Bnei Menashe: il "ritorno" dall'India in Israele delle tribù perdute

    Il governo israeliano sta trasformando un processo sporadico in politica strutturata. Nel novembre 2025 approvato un piano per trasferire quasi 6mila persone con un investimento pubblico. Nei giorni scorsi l’arrivo dei primi 240 nell’Operazione Kanfei Shahar. A spingere molti alla partenza dai loro villaggi indiani non solo la fede: molti provengono dallo Stato indiano del Manipur, scosso dalle violenze etniche.

  • Amman punta su una ferrovia per rilanciare i trasporti bloccati a Hormuz

    L’Aqaba Port Rail Project pilastro della trasformazione economica e logistica nella direttrice tra il Golfo e l'Europa. Entro il 2027 la chiusura del progetto, con tempi di costruzione previsti in cinque anni. Timori per l’instabilità regionale, la sostenibilità finanziaria e il coordinamento tra i diversi attori coinvolti. Allo studio anche la costruzione di un “porto secco” nella regione meridionale di Ma’an.

  • Unrwa: Gaza ‘dimenticata’. Situazione umanitaria ‘fragile e preoccupante’

    Conflitto con l’Iran, crisi del Golfo e attacchi devastanti in Libano oscurano il dramma della Striscia. Oltre 21mila minori uccisi, quasi 45mila feriti, almeno 58mila hanno perso uno o entrambi i genitori. Mancano acqua potabile e medicine, si diffondono le malattie infettive. Il sistema di aiuti è paralizzato. Pesano le restrizioni imposte da Israele, mentre Hamas è indebolito ma non disarmato.

  • L'archeologo del Sepolcro: 'Perché non può esserci Pasqua senza i riti qui'

    Il francescano Amedeo Ricco - tra i protagonisti degli scavi che hanno portato alla luce nuove conferme dei racconti evangelici - commenta le celebrazioni a Gerusalemme dopo il "caso" della domenica delle Palme. "Stiamo vivendo una Pasqua più silenziosa, che ci riporta alle origini. Ma il Sepolcro resta il cuore vivo da cui far partire l'annuncio che la morte non ha l'ultima parola".

  • Road 45: la nuova strada per moltiplicare i coloni israeliani in Cisgiordania

    All'ombra della guerra nei territori palestinesi avanzano anche i cantieri di opere pensate per "normalizzare" la vita negli insediamenti ebraici. Proprio a fine febbraio sono iniziati i lavori di una nuova arteria per collegare quelli a nord e a sud di Ramallah con l'interno di Israele. Investimenti da 190 miloni di euro per territori abitati da poche decine di migliaia di coloni. Obiettivo: "Portare un milione di residenti in Giudea e Samaria".

  • Ai margini dei missili, ma lo stesso alla fame: lo Yemen dimenticato

    Già prima che il Golfo tornasse a infiammarsi le agenzie dell'Onu parlavano di oltre 20 milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare nel Paese diviso in due dal conflitto con gli Houthi che dura dal 2014. Famiglie costrette a un solo pasto al giorno, cibo annacquato, campagne vaccinali in crisi: le conseguenze del taglio degli aiuti. Gli operatori umanitari: "Viviamo la fase più pericolosa degli ultimi anni".

  • Guerra nel Golfo: e se a 'bloccarsi' fosse il lavoro migrante?

    Mentre gli occhi del mondo sono concentrati sul transito delle navi dallo stretto di Hormuz, c'è un'altra "risorsa economica" fondamentale che la guerra sta mettendo gravemente a rischio: il lavoro di quasi 40 milioni di lavoratori stranieri che in molte metropoli locali sono la maggioranza della popolazione. Una crisi prolungata, con una massiccia ondata di rientri, avrebbe conseguenze pesanti anche per i Paesi d'origine in Asia Meridionale, nel Sud-est asiatico e in altri Paesi arabi.

  • Quanto costa la guerra a Israele e al Medio Oriente

    Secondo le stime più aggiornate per il solo conflitto con Hamas a Gaza è stato speso l'equivalente di un quinto dell'economia israeliana. E oggi vengono bruciati negli attacchi a Teheran miliardi di dollari a settimana. Con il paradosso che centinaia di miliardi vengono destinati alla guerra, alla ricostruzione e allo sviluppo restano poco più delle briciole.

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