Il francescano Amedeo Ricco - tra i protagonisti degli scavi che hanno portato alla luce nuove conferme dei racconti evangelici - commenta le celebrazioni a Gerusalemme dopo il "caso" della domenica delle Palme. "Stiamo vivendo una Pasqua più silenziosa, che ci riporta alle origini. Ma il Sepolcro resta il cuore vivo da cui far partire l'annuncio che la morte non ha l'ultima parola".
All'ombra della guerra nei territori palestinesi avanzano anche i cantieri di opere pensate per "normalizzare" la vita negli insediamenti ebraici. Proprio a fine febbraio sono iniziati i lavori di una nuova arteria per collegare quelli a nord e a sud di Ramallah con l'interno di Israele. Investimenti da 190 miloni di euro per territori abitati da poche decine di migliaia di coloni. Obiettivo: "Portare un milione di residenti in Giudea e Samaria".
Già prima che il Golfo tornasse a infiammarsi le agenzie dell'Onu parlavano di oltre 20 milioni di persone in condizioni di grave insicurezza alimentare nel Paese diviso in due dal conflitto con gli Houthi che dura dal 2014. Famiglie costrette a un solo pasto al giorno, cibo annacquato, campagne vaccinali in crisi: le conseguenze del taglio degli aiuti. Gli operatori umanitari: "Viviamo la fase più pericolosa degli ultimi anni".
Mentre gli occhi del mondo sono concentrati sul transito delle navi dallo stretto di Hormuz, c'è un'altra "risorsa economica" fondamentale che la guerra sta mettendo gravemente a rischio: il lavoro di quasi 40 milioni di lavoratori stranieri che in molte metropoli locali sono la maggioranza della popolazione. Una crisi prolungata, con una massiccia ondata di rientri, avrebbe conseguenze pesanti anche per i Paesi d'origine in Asia Meridionale, nel Sud-est asiatico e in altri Paesi arabi.
Secondo le stime più aggiornate per il solo conflitto con Hamas a Gaza è stato speso l'equivalente di un quinto dell'economia israeliana. E oggi vengono bruciati negli attacchi a Teheran miliardi di dollari a settimana. Con il paradosso che centinaia di miliardi vengono destinati alla guerra, alla ricostruzione e allo sviluppo restano poco più delle briciole.
Nonostante l'ostilità reciproca e le sanzioni che hanno portato alla guerra devastante di oggi c'è un ponte che gli israeliani di origine persiana non hanno mai voluto far crollare con l'Iran di oggi: quello degli ingredienti più caratteristici della loro cucina. Che sono sempre continuati ad arrivare attraverso le triangolazioni più "fantasione" al Mercato Levinsky di Tel Aviv.
Dopo anni d'isolamento diplomatico e restrioni alla mobilità 395mila cittadini giordani hanno visitato la Siria nel 2025. Famiglie, giovani e viaggiatori indipendenti attraversano il confine per soggiorni brevi, visite culturali o ricongiungimenti familiari. Il progetto di riattivare entro l'anno la storica ferrovia dell'Hegiaz. Una ripresa che contrasta con la crisi del turismo ad Amman vittima delle crisi regionali.
Il governo di Pašinyan collocherà in un'area adiacente alla sede del Parlamento europeo una scultura dedicata alla scrittura creata dal monaco Mesrop Mashtots per tradurre la Bibbia. Un simbolo di orgoglio nazionale, di resilienza e del legame profondo tra fede e cultura nella prima nazione cristiana della storia. Un messaggio anche politico sullo sguardo dell'attuale leadership di Erevan verso l'Europa.
L'intera area dell'antica città della Samaria a nord di Nablus è stata espropriata e separata dal vicino villaggio palestinese in nome della valorizzazione del solo periodo ebraico della sua storia. Mentre la Knesset discute l'istituzione di un organismo per estendere il controllo sui beni archeologici anche nelle aree assegnate all'autorità palestinese.
Intervista al Card. Stephanos II Ghattas, patriarca dei copto-cattolici d'Egitto. Il Cairo (AsiaNews) - Alcuni giorni fa si è tenuto il primo incontro tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse presenti in Egitto. Per parte cattolica era presente il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani. Durante i lavori è intervenuto per un breve saluto anche il papa copto ortodosso Shenouda III. I rappresentanti delle Chiese si sono dati poi appuntamento a Roma per il 25 gennaio 2005. La situazione delle chiese cristiane in Egitto è di persecuzione, talvolta sottile, talvolta violenta. Per fare un quadro dell'ecumenismo e della missione-martirio di queste chiese, "Mondo e Missione" ha intervistato il card. Stephanos II Ghattas, patriarca dei copto-cattolici d'Egitto (cfr. "Mondo e Missione", febbraio 2004). Quest'oggi, su www.asianews.it presentiamo anche un aggiornamento sulle violenze contro i cristiani.