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Vladimir Rozanskij

  • La crisi del petrolio tra Mosca ed Astana

    Le sanzioni Usa contro il colosso petrolifero Lukoil sono destinate ad avere contraccolpi anche in Asia Centrale. Il gigante russo ha annunciato l'intenzione di vendere le sue attività all'estero, molto significative in un Paese come il Kazakistan che vende l'80% del suo petrolio attraverso infrastrutture di Mosca ma non può perdere l'accesso ai sistemi bancari occidentali.

  • L'Asia Centrale tra Putin e Xi

    La somma degli affari di Pechino nella regione - cresciuti esponenzialmente con la guerra in Ucraina - supera ormai i 90 miliardi di dollari, cioè il doppio rispetto a quelli di Mosca. La Cina sostiene il commercio con la convinzione che il miglioramento del livello di vita può allontanare ogni pericolo di conflitto, come si è visto con gli accordi di confine tra Kirghizistan e Tagikistan

  • La desertificazione fa crollare i raccolti nel Sud della Russia

    Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno portando quest'anno a un drastico calo nella produzione di cereali, settore cruciale per l'economia russa. Nella regione di Rostov si è ormai desertificato il 17,5% del territorio. Ma nella repressione di qualsiasi voce di dissenso anche gli ambientalisti che lottano per salvaguardare le aree boschive vengono presi di mira.

  • La lunga marcia del Sogno Georgiano

    Iraklij Kobakhidze difende l'appello alla Corte Costituzionale per mettere fuori legge le principali forze d'opposizione e dice di voler rimanere alla guida del governo della Georgia fino al 2030 "sperando che cambino gli approcci della burocrazia europea”. Le accuse del Movimento Nazionale: la gestione attuale del potere sta trasformando sempre più la vita della società georgiana in una dittatura totalitaria.

  • Il contributo di Ulan Bator alla cura dell'ambiente

    Il governo mongolo sta ampliando le collaborazioni internazionali per progetti sulla tutela del suo delicato ecosistema e la lotta al cambiamento climatico. Varate una serie di iniziative con il governo tedesco tra cui un censimento delle aree boschive del Paese e un laboratorio sull'individuazione dei metalli pesanti nell'atmosfera. Nell'agosto 2026 la Mongolia ospiterà la conferenza dell'Onu sulla lotta alla desertificazione.

  • L’inarrestabile crollo demografico della Russia

    Nonostante i dati segretati da Rosstat diversi osservatori sostengono che la popolazione russa sia ormai scesa sotto la soglia dei 140 milioni con le morti che costantemente superano le nascite. Proprio le regioni con una demografia tradizionalmente di maggiore crescita sono quelle che contano la maggiore quantità di caduti sul fronte ucraino

  • Khapama, la zucca (piena) armena più profonda di Halloween

    Il tradizionale piatto che da secoli a fine ottobre a Erevan celebra la fine dei raccolti è un ringraziamento alla generosità della natura e un augurio di un inverno sereno per chi si impegna nel lavoro agricolo. La farcitura con migliaia di chicchi di riso indica l’intera umanità che dentro la zucca assorbe la dolcezza degli altri ingredienti senza perdere la propria specifictà.

  • La sovranità perduta del Baškortostan

    Nel contesto del disfacimento dell’Unione Sovietica, 35 anni fa la regone dei baškiri - a ridosso degli Urali - proclamava la propria autonomia, poi cancellata dalla "verticale del potere" di Vladimir Putin. Nella Urfa di oggi, da dove partono migliaia di soldati per il fronte ucraino, ben poco è rimasto di quei sogni e la parola "sovranità" è ormai bandita dai discorsi.

  • La memoria del Golodomor silenziata ad Astana

    Ha destato polemiche la rimozione da un monumento della parola russa utilizzata per indicare la carestia provocata da Stalin negli anni Trenta con l'abolizione forzata dei piccoli coltivatori privati. Anche nell'attuale Kazakistan, come in Ucraina, la fame uccise milioni di persone. Dietro alla spiegazione formale della "correzione", i delicati equilibri nei rapporti con Mosca.

  • Il culto variabile dei satrapi dell'Asia Centrale

    Le nuove accuse contro i parenti dell’ex-presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, ripropone la questione del culto della personalità dei leader locali. L'analisi di Azattyk Asia: "La trasformazione repentina dei padri della patria in figure da dimenticare riflette il senso stesso della lealtà politica nella nostra regione". I casi del Tagikistan e del Turkmenistan.

  • Il tramonto di Mekhtiev, l'uomo di fiducia dei russi a Baku

    Dopo aver rappresentato le caste di potere per mezzo secolo, a 87 anni è stato accusato di voler rovesciare il regime degli Aliev. Il suo arresto è il simbolo della nuova posizione dell’Azerbaigian sull’arena internazionale, che porta a compimento la campagna bellica di riconquista del Karabakh e la ridefinizione dei rapporti con gli altri Paesi del Caucaso e del Medio Oriente

  • Le terre rare cinesi e quelle del Kazakistan

    La nuove restrizioni introdotte da Pechino per il controllo delle esportazioni dei preziosi minerali essenziali oggi per le armi sofisticate e le applicazioni dell'intelligenza artificiale rilanciano la questione dei giacimenti in Asia Centrale. Astana sostiene di aver aperto una nuova linea di produzione mineraria per oltre 20 milioni di tonnellate. Ma le carenze nei trasporti e nelle infrastrutture rendono ugualmente incerti e rischiosi gli investimenti internazionali.

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