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Vladimir Rozanskij

  • L'ultimatum dell’Ucraina agli ortodossi russi

    Kiev ha intimato alla Chiesa filo-russa Upz di troncare entro il 18 agosto ogni legame con il patriarcato di Mosca. Attualmente le sue parrocchie sono circa 10 mila, ormai un numero equivalente a quello degli ortodossi autocefali. In difesa del metropolita Onufryj - che ha sempre mantenuto un equilibrio tra il rifiuto della guerra e il legame con la Chiesa russa - anche Larisa Brodetskaja, veterana delle forze armate ucraine nella resistenza contro le truppe di Mosca.

  • L’eredità della Compagnia Wagner in Africa

    A due anni dalla scomparsa di Prigožin i mercenari russi sono rimasti sul campo come dipendenti del ministero della Difesa. Sostengono con grande impegno la propaganda politica in tutta l’Africa, perfino con corsi appositi per i giornalisti africani con programmi delle reti televisive e agenzie russe

  • La crisi del cotone in Tagikistan

    Il cotone rimane uno dei principali capitoli dell’export del Paese, ma i guadagni si riducono sempre di più. Il problema nasce dal grande aumento della produzione di cotone in altri Paesi, come gli Stati Uniti e l’India con scorte ai massimi storici. E la Cina rivolgendosi ai Paesi che offrono la materia prima più a buon mercato contribuisce alle tensioni globali sui prezzi.

  • Il Corridoio terrestre della Crimea

    Alternativa al ponte di Kerč, costantemente sotto scacco da parte dei droni ucraina, il collegamento stradale e ferroviario della penisola con la regione di Donetsk sta assumendo un ruolo sempre più strategico. Aprendo a prospettive non soltanto immediate, ma anche a lungo termine.

  • Il riconoscimento russo dei talebani dell’Afghanistan

    Mosca è diventato il primo governo a completare la normalizzazione delle relazioni con l'Emirato islamico dell'Afghanistan. Già dal 2018 la politica russa nei confronti dei talebani aveva cominciato a cambiare, passando dalla formale contrapposizione a una ricerca evidente di collaborazione. Ma la nuova amicizia con Kabul si svilupperà nel consueto stile di reciproci sospetti e controlli incrociati

  • Il Corridoio di Zangezur e il confronto tra Turchia e Russia nel Caucaso

    Nella recente visita a Istanbul il premier armeno Pašinyan avrebbe di fatto concesso il via libera alla "via turanica" che era uno dei principali obiettivi dell'Azerbaigian nella guerra. Un incontro diretto con Aliev per finalizzare l'accordo di pace tra Erevan e Baku dovrebbe tenersi a Baku a metà luglio. Una svolta che vedrebbe Erdogan come il vero vincitore nella regione, a fronte dell'indebolimento di Mosca e Teheran nei conflitti globali.

  • I cinque anni della costituzione putiniana

    Cancellando i principi liberali della democrazia e dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge che il primo presidente Boris Eltsin aveva inteso proclamare, già nel 2020 Vladimir Putin sanciva la trasformazione delle istituzioni in strumenti della “verticale del potere” da non dividere né con le amministrazioni locali, né con altri organismi sociali.

  • Arresti e accuse di tentato golpe: è scontro aperto tra il governo e la Chiesa armena

    In carcere due arcivesacovi (tra cui Galstanyan) dopo un'irruzione della polizia nel patriarcato di Ečmjadzin. Pašinyan accusa direttamente il katholicos Karekin II chiedendone la rimozione, il clero armeno risponde invocando la scomunica del premier. Secondo il governo dietro le "manovre" della Chiesa ci sarebbe Mosca, ma altre voci denunciano l'uso di marchiare ogni opposizione con "il timbro delle spie del Cremlino". Sullo sfondo gli equilibri geopolitici e i negoziati con l'Azerbaigian.

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