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Vladimir Rozanskij

  • La nuova divisione delle proprietà a Mosca

    Nell'ambito della conversione a un'economia di guerra negli ultimi tre anni la procura generale della Russia ha confiscato ai privati 411 grandi compagnie, con attivi che superano i 30 miliardi di dollari. Tra i principali gestori di queste operazioni vi sarebbero i due fratelli oligarchi più vicini al presidente Vladimir Putin, Arkadij e Boris Rotenberg.

  • La memoria contesa del 1989 a Tbilisi

    Il governo di Kobakhidze evita di menzionare i russi nella ricorrenza dell'anniversario della dura repressione sovietica. L'accusa dell'ex presidente Zurabišvili: "il massacro non fu compiuto da anonime forze straniere". Al Memoriale delle vittime la manifestazione dei parenti dei dimostranti arrestati nei mesi scorsi durante i cortei filo-europei.

  • Le cose che non cambiano in Asia Centrale

    Nonostante l'importanza che la regione ha acquisito dal punto di vista geopolitico nei cinque Paesi usciti dalle nebbie sovietiche all'inizio degli anni Novanta rimangono i freni allo sviluppo, accentuati dalla migrazione sempre più incerta e dall'economia sommersa soggetta a fenomeni estesi di corruzione e organizzazioni criminali.

  • A Mosca le battaglie 'creative' degli ecologisti

    Nonostante i divieti di manifestazioni e picchetti gli ambientalisti sono riusciti comunque a far sentire la propria voce contro i lavori in corso nei parchi della capitale russa. Secondo le autorità municipali servirebbero a migliroare “la custodia e l’utilizzo degli spazi verdi”, ma secondo gli oppositori sono solo un favore alle "lobby edilizie affaristiche".

  • La 'via europea' e quella cinese in Asia Centrale

    Dopo tanti tentennamenti e incontri a livello di singoli Paesi, ora a samarcanda l'Unione europea ha dichiarato apertamente la sua intenzione di “innalzare le relazioni fino al partenariato strategico” con tutta la regione nel suo complesso. Ma i leader locali, che puntano a "diversificare" la loro politica estera, aspettano di vedere quante risorse Bruxelles metterà davvero sul tavolo.

  • Lo scontro tra nazionalisti e comunisti all'ombra di Putin

    Il Cremlino vorrebbe cerare un partito di estrema destra tradizionalista, guidata dai veterani dell’operazione militare speciale, da fondere insieme agli eredi di Vladimir Zirinovskij per spronare gli stessi deputati di Russia Unita a un più convinto attivismo patriottico. Ma la mossa è guardata con nervosismo dai comunisti di Zjuganov, che rappresentano l’anima “popolare e di sinistra” russa tradizionale.

  • I pesci scomparsi e il 'teatro del potere' in Asia Centrale

    In Uzbekistan è polemica sui piccoli impianti per l'itticoltura scomparsi subito dopo la trasmissione della loro inaugurazione in diretta tv in un villaggio della regione di Namangan. Una storia che richiama la tradizione delle "dimostrazioni ingannevoli" che riaffiora puntualmente nella regione fin dai tempi delle visite degli zar.

  • I contrasti tra Kadyrov e Putin sul 'giorno dopo' della Cecenia

    Crescono le tensioni tra il presidente della repubblica caucasica e Mosca. La ragione principale del dissidio sraebbe costituita da un’informazione dei servizi dell’Fsb sulle frequenti trattative non concordate con il Cremlino tra Kadyrov, da tempo malato, e le monarchie del Golgo per determinare il futuro dei suoi beni e la sicurezza dei membri della sua famiglia

  • Un nuovo piano della Csto contro le migrazioni illegali in Russia

    L’alleanza militare eurasiatica ha presentato nuove linee per le operazioni di contrasto da applicare in tutti gli Stai membri per evitare "infltrazioni terroristiche". Durante lo scorso anno individuati 420 organizzazioni illegali, ma ci sono state anche tante azioni sommarie nei confronti dei tagiki dopo l'attentato al Krokus City Hall. Dušanbe sta insistendo con i propri cittadini per legalizzare pienamente le proprie condizioni di permanenza in Russia entro fine aprile.

  • Le tessere annonarie (digitali) della Russia di Putin

    Carte di debito e diversi generi di talony, i “tagliandi” degli anni di vacche magre come nella perestrojka di Gorbačev, stanno diventando sempre più diffusi e capillari nella Russia di oggi. Ma con mille rubli caricati al mese sono ben poco per far fronte alla crisi economica. E c'è chi torna a chiedere di regolare dall'alto i prezzi dei generi di prima necessità alla maniera tipicamente sovietica.

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