Mondo russo

Ogni sabato l'analisi di Stefano Caprio su quanto si muove a Mosca con un'attenzione particolare alle ripercussioni sulla società, sulla cultura e sulla religiosità russa della lunga e sanguinosa guerra in Ucraina

  • La Lavra della discordia

    A Kiev mentre Onufryj - guida della giurisdizione ortodossa ancora legata al patriarcato di Mosca - chiede al governo ucraino di bloccare lo sfratto, l'antagonista Epifanyj ha già nominato un nuovo superiore della Lavra delle Grotte. La lunga storia della fucina delle tante anime del cristianesimo russo, sviluppatasi a metà dell’XI secolo grazie alla guida illuminata del figlio del primo principe Vladimir, Jaroslav “il Saggio”.

  • La 'tregua eterna' della guerra in Ucraina

    La storia non ha insegnato nulla, altrimenti non ci sarebbero più guerre da molti secoli. Ma mentre ci si chiede come riuscire finalmente a far cessare il fuoco, si può comunque trovare ispirazione in una data lontana, quando nel 1686 si mise fine alla guerra tra il regno dello zar di Russia e quello polacco-lituano della Reczpospolita.

  • Prigožin, il 'cuoco' del putinismo estremo

    Per anni ha negato di essere il fondatore e il comandante della “compagnia Wagner”, di cui oggi invece si gloria come del “migliore esercito del mondo”. La sua biografia - dal carcere alla ristorazione, fino agli strali di oggi contro il resto dell’élite del Cremlino - è una sintesi della storia tardo e post-sovietica.

  • Russia, la patria matrigna

    In uno spericolato rovesciamento di fronti, l’avanguardia sovietica del femminismo mondiale si trasforma oggi nella celebrazione delle “madri eroiche”, premiate al Cremlino da Putin. Vittima della guerra è proprio il mito della madre, della donna russa che si prende cura di tutta la famiglia e di tutto il popolo caricandosi delle sofferenze e delle umiliazioni, come la Matrjona di Solženitsyn, anima dell’intero villaggio dei perseguitati.

  • Ripensare il mondo secondo il Vangelo

    Tutti desiderano la fine della guerra, ma non può essere solo una questione di resa o compromesso, identità e dominio sul campo di battaglia. È una guerra interiore, che si svolge nelle chiese e nelle coscienze, nelle università e nelle scuole, per le strade e nelle case di tutti i Paesi d’oriente e d’occidente.

  • La guerra russa e la fuga nelle distrazioni

    I toni esagerati e il vuoto di contenuti hanno prodotto un effetto soporifero e mortifero nell’animo dei cittadini russi, in preda allo sconforto per i timori di nuove coscrizioni obbligatorie. E una surreale diatriba web sul gorgonzola descrive, meglio di qualunque altro esempio, il desiderio dei russi di “non essere coinvolti”, di ribellarsi ai sensi di colpa e scrollarsi di dosso le retoriche dei “valori tradizionali”.

  • L’Ortodossia russa e la religione militante

    La dimensione ecclesiastica appare sempre più secondaria nell’esaltazione del “Mondo Russo”, che indica il popolo e l’impero più delle liturgie e delle mitre vescovili. Dappertutto si imprime su bandiere, magliette e meme digitali, lo slogan “Siamo russi, Dio è con noi!" che lo zar Nicola I volle come grido della Russia nella guerra di Crimea a metà dell’Ottocento.

  • La guerra dello stile di vita

    Il conflitto in corso tra Russia e Ucraina agita in realtà due spettri, due identità incompiute, la cui effettiva eredità nella vita delle persone sarà a lungo ancora difficile da definire.

  • La Russia e la Nato

    Discutere se sia la Russia a voler fare la guerra alla Nato, o gli alleati a voler distruggere la Russia, non cambia il quadro della situazione, in cui entrambi i contendenti sono concentrati unicamente sulle strategie e gli obiettivi da raggiungere.

  • Ecumenismo anno zero

    Se il dialogo tra le Chiese è stato un modo per uscire dalle tensioni delle guerre mondiali del Novecento, i nuovi conflitti attuali rivelano che gli sforzi di quel grande lavoro non hanno potuto eliminare le ragioni delle divisioni, spesso assai poco spirituali e molto legate alle vicende storico-politiche, come del resto avveniva negli scismi più antichi.

  • Il lavacro russo della gelida Apocalisse

    Nella festa del Battesimo di Gesù - appena celebrata nel calendario ortodosso - il bagno nell’acqua del kupel con l’apertura a croce sul ghiaccio dei laghi è un rito quasi esclusivo dei russi: se si sopravvive alla triplice immersione nell’acqua della gelida morte, allora si potrà sperare davvero in una vita nuova.

  • La Moscovia post-sovietica della fine del mondo

    Il grande ritornello della propaganda putiniana, espresso in una forma sempre più radicale e apocalittica, è simile alle dichiarazioni recenti degli ayatollah iraniani di fronte alle accuse di repressione delle donne e del popolo: “Noi abbiamo la nostra cultura e i nostri valori, e nessuno ci può imporre un altro modello di vita”.

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