Mondo russo

Ogni sabato l'analisi di Stefano Caprio su quanto si muove a Mosca con un'attenzione particolare alle ripercussioni sulla società, sulla cultura e sulla religiosità russa della lunga e sanguinosa guerra in Ucraina

  • I giorni della memoria

    Celebrando il 4 novembre la torbida memoria seicentesca, i russi trovano le ragioni per proseguire nella grande guerra difensiva, ora di fatto impantanata nei fanghi tardo-autunnali delle zone annesse. Ma invece di selezionare eventi passati di gloria imperiale, sarebbe stato meglio non oscurare un’altra data simbolica: quella del 30 ottobre, la memoria dei dissidenti sovietici, oggi cancellata d’autorità.

  • Putin, l’imperatore d’Occidente

    Lo “zar” russo parla di guerra “difensiva” e salvifica per costruire un mondo nuovo guidato dalla Russia. Mosca si considera il “vero Occidente”, quello delle tradizioni. Per sopravvivere, il presidente russo spera in cambiamenti politici favorevoli in Europa e negli Usa.

  • La stretta finale

    A otto mesi dall'inizio della guerra e con l'incombere dell'inverno quali sono le possibili vie d'uscita dallo scenario apocalittico? Per "fermare la follia" come supplica papa Francesco occorrerebbe compromessi che nessuna delle due parti vuole accettare. Ma anche la vittoria di una sull'altra - oltre che improbabile - sarebbe solo la garanzia di una divisione perenne. Bisognerebbe gettare le maschere ipocrite e mettere sul tavolo ciò che veramente desideriamo.

  • Il 'gopnik' Putin e la russofobia dei russi

    Il grande scrittore russo Viktor Erofeev ha accostato il presidente - con i suoi risentimenti e le manie belliche - ai "banditi di strada" che intendono riprendersi il mondo e vendicarsi di tutte le umiliazioni subite. La “russofobia” è una delle principali motivazioni della guerra di Putin, ma il problema è che non si tratta di un sentimento solo degli avversari, quanto una parte della stessa “anima russa”.

  • La pace dei dissidenti e la guerra per l’egemonia

    Il Nobel al bielorusso Ales Bialjatskij, il movimento Memorial e il Centro per le libertà civili dell’Ucraina esprime una visione del mondo che contesta radicalmente quella esaltazione dell’identità “sovrana” che ha portato alla guerra. E dice la che risposta ad ogni “egemonia” sta nella difesa della libertà, dei popoli e degli individui.

  • L’armata russa della colpa da espiare

    Tra la protesta e la fuga, in Russia oggi sembra predominare la rassegnazione. I russi hanno paura di perdere Putin, perché non sanno che cosa li può aspettare dopo. Il grigiore di Kirill e la profezia del teologo ortodosso Georgij Kočetkov: "Che ognuno di noi impari a vivere in Cristo, così da non vergognarsi della propria fede e della propria vita… Bisogna cercare la via del servizio a Dio e al prossimo, anche se davanti a te c’è un nemico".

  • L'ultima crociata della Russia

    La “religione del fuoco” ha devastato e distrutto centinaia di chiese, e proprio Kirill ha annunciato anche il nuovo programma di restauro degli edifici crollati sotto le bombe da lui stesso auspicate, e sostenute con la preghiera.

  • La fine di un'era

    La morte di Gorbacev e della regina Elisabetta, il papa in Asia Centrale, la guerra in Caucaso e la controffensiva ucraina, il viaggio di Xi Jinping: tutti eventi che evocano la fine di una stagione, per lasciare spazio a un mondo ancora tutto da descrivere.

  • I funerali di Gorbačev e la Russia incompiuta

    L’apertura alla libertà religiosa non faceva parte del programma iniziale delle riforme. Furono le vicende seguite al disastro di Černobyl a costringere il segretario-presidente a modificare il suo atteggiamento, fino alla sintonia tra che stabilì con Giovanni Paolo II. Ma i russi gli rimproverano la fine dell’Urss come rinuncia al ruolo di potenza mondiale.

  • Il capitalismo infantile della Putinomics

    In Russia inizia a sentirsi la morsa della crisi economica dovuta alle sanzioni occidentali. Putin e i suoi sodali hanno de facto privatizzato tutto il Paese, e lo considerano una loro proprietà. Il peso delle trasformazioni ricade sulla gran parte della popolazione, privata di qualunque voce in capitolo.

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