Mondo russo

Ogni sabato l'analisi di Stefano Caprio su quanto si muove a Mosca con un'attenzione particolare alle ripercussioni sulla società, sulla cultura e sulla religiosità russa della lunga e sanguinosa guerra in Ucraina

  • L’armata russa della colpa da espiare

    Tra la protesta e la fuga, in Russia oggi sembra predominare la rassegnazione. I russi hanno paura di perdere Putin, perché non sanno che cosa li può aspettare dopo. Il grigiore di Kirill e la profezia del teologo ortodosso Georgij Kočetkov: "Che ognuno di noi impari a vivere in Cristo, così da non vergognarsi della propria fede e della propria vita… Bisogna cercare la via del servizio a Dio e al prossimo, anche se davanti a te c’è un nemico".

  • L'ultima crociata della Russia

    La “religione del fuoco” ha devastato e distrutto centinaia di chiese, e proprio Kirill ha annunciato anche il nuovo programma di restauro degli edifici crollati sotto le bombe da lui stesso auspicate, e sostenute con la preghiera.

  • La fine di un'era

    La morte di Gorbacev e della regina Elisabetta, il papa in Asia Centrale, la guerra in Caucaso e la controffensiva ucraina, il viaggio di Xi Jinping: tutti eventi che evocano la fine di una stagione, per lasciare spazio a un mondo ancora tutto da descrivere.

  • I funerali di Gorbačev e la Russia incompiuta

    L’apertura alla libertà religiosa non faceva parte del programma iniziale delle riforme. Furono le vicende seguite al disastro di Černobyl a costringere il segretario-presidente a modificare il suo atteggiamento, fino alla sintonia tra che stabilì con Giovanni Paolo II. Ma i russi gli rimproverano la fine dell’Urss come rinuncia al ruolo di potenza mondiale.

  • Il capitalismo infantile della Putinomics

    In Russia inizia a sentirsi la morsa della crisi economica dovuta alle sanzioni occidentali. Putin e i suoi sodali hanno de facto privatizzato tutto il Paese, e lo considerano una loro proprietà. Il peso delle trasformazioni ricade sulla gran parte della popolazione, privata di qualunque voce in capitolo.

  • La rivincita conservatrice della Russia

    La contro-rivoluzione morale - come viene chiamata su alcuni media russi - è lo scopo globale e dichiarato della guerra in Ucraina, e per questo scuote i nervi sensibili dell’Occidente, molto più che per la contiguità geografica tra le armate della Nato e quelle della Russia neo-sovietica.

  • L'aereo dei filosofi russi

    Giusto cento anni fa furono espulsi dalla Russia sovietica in Germania oltre 300 illustri rappresentanti dell’intelligentsia scientifica, letteraria e artistica che in esilio salvarono la cultura russa dalla cancellazione. Anche oggi a causa della "rivoluzione ucraina" migliaia di docenti, artisti e studiosi di vari campi sono fuggiti dal Paese. Saranno in grado di fare altrettanto?

  • Ritorno all'Urss

    Più della guerra, dei lager e del cibo, a ridare vita al passato a Mosca è l’insopportabile illusione di una superiorità morale e religiosa, che vorrebbe celebrare la capacità dei russi di unirsi nella solidarietà e nel sostegno ai dirigenti del Paese, proclamando la fine dell’individualismo libertario che rovina le anime dei depravati occidentali.

  • L'inevitabilità della guerra

    Alla base della grande idea della pace ci sono valori indiscutibili come l’assoluta dignità degli esseri umani, la superiorità del diritto internazionale, e perfino la reciproca dipendenza economica. Ma ora siamo tornati a discutere dei principi che da sempre istigano i potenti alla guerra: l’affermazione della propria identità nazionale e culturale, la difesa dei propri interessi territoriali e politici, il rifiuto della dipendenza economica dai potentati internazionali.

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