Porta d'Oriente

Ogni martedì il nostro focus sul Medio Oriente: approfondimenti e interviste sulla regione che va dal Golfo alla Turchia e sui rapporti tra cristiani e musulmani nei Paesi di lingua e cultura araba

  • A Washington si tratta la tregua fra Israele ed Hezbollah. I libanesi invocano la pace

    La diplomazia al lavoro per il cessate il fuoco, ma il partito filo-iraniano resta contrario a “trattative dirette” con lo Stato ebraico. La capitale vive ore di relativa calma, ma al sud resta la tensione. La Casa Drusa ospita un vertice di leader religiosi. Fra la popolazione cresce il fronte di quanti auspicano la pace con gli israeliani e la normalizzazione dei rapporti.

  • Israele: le grandi manovre verso le elezioni del 'dopo 7 ottobre'

    I partiti religiosi vogliono anticipare il voto al 15 settembre per andare alle urne prima dello Yom Kippur (e smarcati da Netanyahu). L'alleanza tra Bennett e Lapid non sfonda nei sondaggi, riaprendo nel fronte delle opposizioni i giochi per l'ex generale Eisenkot. Ma nessuno appare in grado di arrivare a una maggioranza di governo senza il sostegno di quei partiti arabi che a parole tutti escludono.

  • Dal Golfo Persico al Mar Rosso: il nuovo baricentro dell'Arabia Saudita

    Gli effetti del conflitto con l'Iran hanno innescato a Riyadh un cambio di prospettiva che non è solo geografico. Neom, Yanbu e Jeddah non sono più solo “elementi scenografici” della Vision 2030, ma infrastrutture strategiche per la sopravvivenza. Di qui il tentativo di Mohammed bin Salman di evitare la guerra totale con l'Iran (che meterebbe a rischio anche quello sbocco), in un contesto in cui Washington non è più garante di stabilità.

  • Gaza: le promesse già mancate del Board of Peace

    La Striscia resta sospesa in un limbo in cui la guerra non è ancora davvero finita tra timidi tentativi di riattivare una normalità politica e contraddizioni irrisolte. Il voto amministrativo del 25 aprile tenuto da Fatah a Deir el Balah, mentre Hamas conserva reti locali. Al Board gli unici soldi sono arrivati da Emirati e Marocco e sono stati spesi per la futura polizia locale. Mentre l'80% delle famiglie dipende ancora dall'acqua distribuita con le autobotti.

  • Bnei Menashe: il "ritorno" dall'India in Israele delle tribù perdute

    Il governo israeliano sta trasformando un processo sporadico in politica strutturata. Nel novembre 2025 approvato un piano per trasferire quasi 6mila persone con un investimento pubblico. Nei giorni scorsi l’arrivo dei primi 240 nell’Operazione Kanfei Shahar. A spingere molti alla partenza dai loro villaggi indiani non solo la fede: molti provengono dallo Stato indiano del Manipur, scosso dalle violenze etniche.

  • Iraq: col nuovo presidente nuovi equilibri fra Baghdad e Erbil

    Dopo settimane di stallo la nomina di Nizar Mohammed Saeed Amidi a presidente della Repubblica. Il politologo Saad Salloum ad AsiaNews: una scelta segno della “frammentazione curda” e di una maggiore centralizzazione del potere. Per lo studioso iracheno “pragmatismo, continuità istituzionale e gestione dei conflitti” le linee guida del suo mandato quadriennale.

  • Ordine di Malta: accanto ai libanesi ‘ostaggio’ della guerra fra Iran e Israele

    Da Beirut Oumayma Farah racconta un Paese che rischia di essere travolto dal conflitto. Emergenza sfollati prioritaria, solo una minima parte accolta nei rifugi. Scuole usate come ripari di fortuna, istruzione a rischio per migliaia di studenti. La missione dell’ordine: “Al servizio di tutti senza fare distinzioni di razza, colore, religione, ma guardando a bisogni e sofferenze”.

  • Vicario d’Arabia: le suore dello Yemen e la gioia della Pasqua anche con chi soffre

    Mons. Martinelli racconta le festività nel Golfo colpito dal conflitto a partire dalla testimonianza delle Missionarie della Carità. Timori dei migranti, qualcuno “ha lasciato” gli Emirati “temporaneamente”; corsi di matrimonio e battesimo “interrotti”. Scuola e catechismo “online da oltre un mese”. “Esposizione mediatica notevole” per la chiusura delle chiese. Un “popolo di popoli” proveniente da oltre cento Paesi e “testimone della fede”.

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