Erevan (AsiaNews) - Perché in Armenia si beve il caffè, in Georgia il vino e in Azerbaigian il tè? Il Caucaso meridionale è una regione in cui tre Paesi confinanti condividono le montagne, ma hanno anime completamente diverse, come illustra un servizio di Vestnik Kavkaza. Il carattere nazionale di Armenia, Georgia e Azerbaigian si riflette al meglio nelle loro bevande principali: una tazza di caffè forte, un bicchiere di vino ambrato e l'armuda con tè aromatico non sono solo preferenze gastronomiche, ma un codice culturale codificato nella geografia e nella storia.
In Armenia la giornata non inizia finché il ricco aroma del surč, come qui viene chiamato il caffè, non si diffonde per ogni casa. Viene consumato in quantità enormi, a qualsiasi ora del giorno e per qualsiasi occasione. Il paesaggio montuoso dell'Armenia non è adatto alla coltivazione di alberi di caffè, ma il clima secco e l'acqua cristallina di montagna forniscono la base ideale per la preparazione di chicchi importati. L'aria di montagna invita a bevande dense e calde, che rinvigoriscono fin dal mattino. Gli armeni hanno conosciuto il caffè molti secoli fa, grazie ai rapporti commerciali con il Medio Oriente; un vero e proprio culto del caffè è fiorito in Armenia dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla fine della quale gli armeni rifugiati in Siria, Libano ed Egitto hanno iniziato a tornare in patria in massa, portando con sé la tradizione mediorientale di bere caffè denso preparato sulla sabbia e di leggere i fondi di caffè. Tradizionalmente, in Armenia il caffè viene preparato in un čezve a fuoco lento o sulla sabbia calda: la bevanda è densa, con una schiuma molto aromatica. Offrire una tazza di caffè a un ospite è un segno di ospitalità, gli affari si risolvono davanti a una tazza di caffè, i litigi si appianano, si discutono i pettegolezzi e, naturalmente, si ammirano i disegni lasciati sul fondo di una tazza rovesciata. Per gli armeni, il caffè è sinonimo di comunicazione.
E del resto è impossibile immaginare la Georgia senza i vigneti: qui il vino è più di una semplice bevanda alcolica, è il fondamento dell'identità nazionale, della religione e il cuore della cultura locale. La natura ha creato condizioni ideali per la viticoltura in Georgia, il clima temperato, la protezione dai venti freddi offerta dai monti del Caucaso, l'abbondanza di sole e i terreni ricchi di minerali delle valli di Alazani e di altre zone consentono la coltivazione di vitigni autoctoni unici come Saperavi, Rkatsiteli e Mtsvane. Storicamente, la Georgia è ufficialmente riconosciuta come una delle culle più antiche della viticoltura al mondo: gli archeologi hanno rinvenuto qui vasi di argilla contenenti resti di semi d'uva risalenti a oltre 8 mila anni fa. Il più grande orgoglio del Paese è il suo metodo di invecchiamento del vino in enormi anfore di terracotta chiamate qvevri, interrate, un metodo riconosciuto come capolavoro del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Persino il cristianesimo arrivò in Georgia nel IV secolo, portando con sé una croce di vite che la santa Nino legò con i suoi capelli. La tradizione georgiana del banchetto è un rituale sacro presieduto da un maestro di cerimonie, e il vino non viene bevuto per ubriacarsi, ma per unire le persone. Ogni bicchiere è accompagnato da un brindisi profondo e poetico a Dio, alla patria, ai genitori e al mondo, e nei villaggi, la tradizione è ancora viva: il vino qvevri viene bevuto da speciali corni (kanzi), che devono essere svuotati completamente in segno di rispetto per l'ospite.
Se invece visitate l'Azerbaigian, la prima cosa che vi verrà offerta in qualsiasi casa, ristorante o bar è una tazza di tè caldo e limpido, del colore di un melograno maturo. L'Azerbaigian prospera grazie alla propria coltivazione del tè: la pianura di Lankaran, nel sud del Paese, incastonata tra il mar Caspio e i monti Talyš, gode di un clima subtropicale. È qui che viene raccolto il tè nero, delicato e aromatico. Il clima caldo e ventoso del resto del paese si presta a lunghi incontri all'aperto, dove il tè caldo offre il perfetto sollievo dalla calura estiva e un tepore in inverno. Storicamente, la cultura del tè giunse in Azerbaigian attraverso la Via della Seta dalla Cina, e fu successivamente rafforzata dagli stretti legami con la Persia. Nel XIX secolo, la sala da tè era diventata il principale spazio pubblico nelle città e nei villaggi azeri, viene preparato in grandi teiere di porcellana e bevuto in armuda, piccole tazze di vetro a forma di pera in cui la bevanda si raffredda più velocemente nella parte superiore, più ampia, mentre la parte inferiore, più stretta, rimane calda. Il tè viene sempre servito con zucchero a velo, limone e marmellata (di ciliegie bianche, fichi o noci). In Azerbaigian la casa del tè è un luogo esclusivamente maschile, dove si gioca a carte, si discute delle ultime notizie e ci si rilassa. Il tè riveste anche un ruolo chiave nei matrimoni combinati: se i genitori della sposa offrono tè dolce ai sensali, significa che acconsentono al matrimonio, se invece manca lo zucchero, dovranno tornare un'altra volta.




















