Caucaso

Articolo in evidenza

  • Antichi reperti assiri riaffiorano in Armenia

    A Kamir Blur è stata scoperta un'antica collezione di coppe di bronzo risalenti ad oltre 2600 anni fa. Reperti straordinaria legati all'antichissimo regno di Uratru che corrisponderebbe al biblico Ararat. Dinastie antiche che la popolazione armena considera parte della propria identità nazionale.

  • L'apertura di Trump al Sogno Georgiano

    Rispondendo a un messaggio augurale per i 250 anni degli Stati Uniti la Casa Bianca ha auspicato "progressi significativi" nelle relazioni con Tbilisi. Ma dopo aver congelato i negoziati per l'adesione all'Ue il premier Kobakhidze oggi guarda anche alla Cina di Xi Jinping.

  • Armeni contro l’uso del genocidio come ‘arma’ nella guerra fra Netanyahu ed Erdogan

    Nei giorni scorsi il governo israeliano ha approvato una misura per il riconoscimento formale, ora la palla passa al Parlamento per il voto finale. Critiche di Turchia e Azerbaijan. Per gli armeni è una mossa politica che si inquadra in tensioni e conflitti attuali. Kegham Balian di “Save The ArQ” parla di “insulto alla memoria” degli 1,5 milioni di assassinati dall’impero ottomano.

  • I rapporti tra Mosca e Erevan dopo la vittoria di Pasinyan

    La scelta europeista dell'elettorato nel voto del 7 giugno è stata accompagnata dall'elezione del maggior numero di deputati filo-russi dal 2018. Putin mira a influenzare comunque la politica del premier con cui tiene aperti canali di comunicazione. E gli stessi sondaggi dicono che gli armeni non vogliono che la partnership con Bruxelles sia a scapito di Mosca.

  • Le elezioni in Armenia, tra Oriente e Occidente

    Il voto del 7 giugno a Erevan dovrà mettere il punto sulla convulsa situazione politica interna, aprendo una nuova fase rivolta verso l’Europa oppure riportando il Paese sotto il controllo della Russia, cercando di evitare la guerra civile tra le diverse anime del popolo armeno. Intanto l'attuale premier Pašinyan ha fatto sapere che intende incontrare Putin subito dopo il voto.

  • La minaccia della Russia a Erevan

    Al recente summit europeo in Armenia con la presenza di Zelenskyj e l'affermata volontà di rafforzare le relazioni con l'Unione europea Putin ha risposto ammonendo l'Armenia a non seguire la aprabola dell'Ucraina. Parole che pesano in un Paese che si appresta ad andare alle urne il 7 giugno per elezioni parlamentari estremamente delicate.

  • Il nuovo patriarca di Georgia e l’Ortodossia mondiale

    Il Sinodo ha eletto i tre candidati per la successione di Ilja II, che guidava la Chiesa georgiana dal 1977. Il più votato è stato il 57enne metropolita Šio, che di fatto già da dieci anni era il reggente accanto all'anziano patriarca. Ma il passaggio è delicatissimo, perché in un Paese profondamente polarizzato e nel contesto dello scontro tra Mosca e Costantinopoli, la Chiesa ortodossa georgiana non sta scegliendo soltanto una persona o un programma di sviluppo per il proprio futuro.

  • La distruzione dell’eredità armena nell’Artsakh

    Dalla cattedrale di Stepanakert al Tatik-Papik - il monumento sulla collina che simboleggia il legame indissolubile tra gli armeni e il Nagorno-Karabakh - continua la distruzione dei vandali dell'Azerbaigian che distruggono chiese, stele e altri oggetti di valore storico culturale per cancellare del tutto l'identità altrui. Senza reazioni significative da parte della comunità internazionale (e del governo di Erevan stesso).

  • I simboli della Pasqua degli armeni

    Come tutte le Chiese d'Oriente anche i cristiani dell'Armenia si preparano a celebrare domenica 12 la resurrezione di Gesù rinovando gesti antichi come quello di tenere in mano le uova recandosi alla veglia pasquale. Tra i riti densi di significato anche l'Andastan con la benedizione dei quattro punti cardinali per esprimere la ricostruzione di un mondo nuovo fondato sulla fede e l'unità.

  • La Chiesa della Georgia e la successione di Ilja II

    Il 3 aprile si è aperto il Sinodo che dovrà individuare i candidati. Il patriarca di costantinopoli Bartolomeo ha proposto due nomi, provocando una rabbiosa reazione da parte dei russi. La Chiesa georgiana è stata una delle prime a seguire un orientamento molto radicale e aggressivo, uscendo dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Il teologo Čapnin: "Il vero problema è il nazionalismo religioso".

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