Caucaso

Articolo in evidenza

  • Le proteste dei georgiani dietro le sbarre

    Da oltre due mesi Tbilisi protesta contro le elezioni manipolate dal Sogno Georgiano e la repressione si fa sempre più dura. Le testimonianze di ci è finito dietro le sbarre raccolte da Ekho Kavkaza: "Anche tra i poliziotti molti non sono contenti di quanto sta avvenendo nel nostro Paese”.

  • Baku ora rivendica l'eredità dei Safavidi

    Nell'era dei sovranismi l'Azerbaigian riscopre uno degli imperi più grandi e longevi del mondo musulmano per rivendicare le radici storiche della sua statualità ion contrapposizione con Teheran. Lo storcio Akhmedov: "Andrebbero studiate le riforme politiche ed economiche del suo fondatore Šakh Ismail Khataj". Le vicende antiche come chiave per leggere le battaglie di oggi della dinestia degli Aliev.

  • L'anno nuovo dell'Asia centrale e del Caucaso

    Le ricadute della presidenza Trump sugli equilibri della regione, il ritorno delle opportunità per Gazprom e Rosatom in Uzbekistan e in Kazakistan, lo stallo dei negoziati tra Armenia e Azerbaigian, lo scontro politico in Georgia: le previsioni degli analisti sui temi più importanti del 2025 in Asia Centrale e nel Caucaso.

  • I giorni della resa dei conti in Georgia

    Il 29 dicembre scade il mandato della presidente Salome Zurabišvili che sostiene le proteste popolari che continuano da tre settimane contro i brogli nelle elezioni vinte dal Sogno Georgiano, che ha "congelato" il progetto di integrazione europea. Chiede entro quella data la convocazione di nuove elezioni, mentre il premier Iraklij Kobakhidze minaccia di aprire una procedura penale nei suoi confronti.

  • Tbilisi, la protesta che non si spegne contro il Sogno Georgiano

    La dichiarazione del primo ministro Iraklij Kobakhidze dell’interruzione fino al 2028 delle trattative per l’ingresso nell’Unione Europea ha reso lo scontro ancora più duro, mentre la Corte costituzionale ha confermato l'esito delle contestate elezioni. La polizia utilizza idranti e gas lacrimogeni e ha già arrestato centinaia di persone. Anche l'ex-premier Georgij Kvirikašvili, già presidente del partito di maggioranza, si è schierato con chi protesta.

  • Le dimissioni del presidente dell'Abkhazia scossa dalle proteste

    Nella regione separatista della Georgia da 15 anni sotto il controllo di Mosca migliaia di persone si sono sollevate contro gli accordi del governo con gli oligarchi russi. Bžanija ha annunciato il passo indietro “per conservare la stabilità e l’ordine costituzionale”. Eventi non inediti per Sukhumi, destinata comunque a rimanere saldamente nelle mani del Cremlino.

  • Pasinyan e la nuova Armenia dal 'volto pulito'

    Per la prima volta dalla “rivoluzione di velluto” del 2018 il premier armeno si è mostrato con il volto rasato dalla barba. Un gesto per ammiccare alla necessità di “riportare a zero” il Paese, un’espressione da lui usata sempre più spesso per invitare a “guardare all’Armenia reale e non al Paese dei sogni".

  • Le proteste di massa di Tbilisi

    L'opposizione continua ogni sera la mobilitazione denunciando le manipolazioni del voto che avrebbero portato al nuovo successo dei filo-russi del Sogno Georgiano. Si raccolgono documenti per un'inchiesta internazionale, mentre il governo uscente resta in posizione di attesa puntando sulle divisioni tra i partiti e non credendo nella loro capacità di coinvolgere realmente la popolazione nella protesta.

  • La rivolta di Tbilisi dopo le elezioni

    Quanti ritengono il governo filorusso responsabile di brogli che hanno ribaltato l'esito degli exit-poll si riversano nelle strade del centro di Tbilisi, in una tensione crescente. La presidente Zurabišvili e i leader dell’opposizione (presentatasi divisa in quattro diversi partiti) non riconoscono i risultati, che assegnano al Sogno Georgiano il 53,92% dei consensi in un Paese spaccato. Il Cremlino grida alla "destabilizzazione per conto degli europei".

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