Il saluto di mons. Hinder alla Chiesa del Golfo: ‘Cammino di grazia’

Nel fine settimana il vicario apostolico emerito dell’Arabia meridionale ha celebrato la messa di ringraziamento e addio. Oltre 20 anni di missione in una terra in cui ha visto crescere la fede. Il viaggio di papa Francesco e il dialogo interreligioso. Una Chiesa di persone che sono “pietre vive”.

Abu Dhabi (AsiaNews) - “Un cammino di grazia” durato oltre 20 anni al servizio della Chiesa del Golfo, che non è solo il titolo di una biografia ma è anche il principio che ne ha guidato la missione al servizio di una comunità composta in larga maggioranza da migranti e nel solco del dialogo interreligioso. Dopo oltre due decenni di servizio episcopale nella Penisola araba, il 25 ottobre mons. Paul Hinder, vicario apostolico emerito dell’Arabia meridionale che ha guidato fino al maggio 2002 quando gli è succeduto mons. Paolo Martinelli, ha celebrato la messa di “ringraziamento e addio”. Il prelato di origini svizzere ha ricoperto per qualche tempo anche la carica di amministratore apostolico del Nord Arabia dopo la morte di mons. Camillo Ballin, legando la propria storia di vescovo e sacerdote ad una realtà che, negli anni, ha dato numerosi frutti. “Tutto è grazia. Ed è questo - ha sottolineato rivolgendosi ai fedeli - che voglio dirvi”. 

L’ultima messa

Un’intera comunità ha gremito la cattedrale di san Giuseppe ad Abu Dhabi per celebrare la missione di mons. Hinder, prima del rientro nella terra natale. Nominato vescovo ausiliare d'Arabia nel dicembre 2003, il prelato ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 30 gennaio 2004. Nel marzo 2005 è divenuto vicario apostolico d'Arabia e, in seguito alla riorganizzazione della regione nel 2011, vicario apostolico dell'Arabia meridionale. Fra i molti eventi significativi del suo episcopato il viaggio apostolico di papa Francesco nel 2019, primo pontefice nel Golfo, con la firma dello storico documento sulla fratellanza umana col grande imam di al-Azhar Ahmad Muhammad Al-Tayyib; e ancora, l’inaugurazione della “Casa framiliare Abramitica” ad Abu Dhabi, cuore delle tre grandi religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islam. 

Congedandosi “da questa terra” dopo quasi 22 anni, ha detto mons. Hinder alla fine della messa nell’ultimo saluto alla comunità dei fedeli, il prelato cita il titolo di un romanzo di Georges Bernanos, “Diario di un curato di campagna” che narra lotte e sofferenze di un sacerdote. “Egli non ottiene grandi successi; i risultati sono piuttosto modesti. Eppure, il libro si chiude - prosegue il prelato - con queste parole: ‘Tutto è grazia»’. Ed è proprio questo che voglio dirvi”. “Qualunque cosa sia andata a buon fine, o al contrario non abbia avuto successo, tutto rimane grazia, sia nella nostra vita personale che nella vita della Chiesa. È stata questa, da sempre, la mia prospettiva nel guidare il gregge qui nel Golfo: non guardare soltanto alle grandi opere visibili, ma a ciò che resta celato - avverte - nel profondo del cuore”. 

Chiesa che cresce

“È stata una grazia, per me, poter essere Vescovo qui” ha sottolineato mons. Hinder, per poi rivolgersi al suo successore e attuali vicario apostolico: “Sono grato - ha detto - che, dopo di me, il vescovo Paolo prosegua quest’opera. Forse non immaginate quanto sia stato difficile trovare un nuovo vescovo per il Golfo; non tutti, infatti, sono disposti a venire qui”. “Grazie, vescovo Paolo, per il tuo impegno. Grazie a tutti voi - fratelli e sorelle, confratelli sacerdoti, consacrati e consacrate - per la vostra dedizione. Senza di voi, ben poco si sarebbe potuto realizzare; insieme a voi, invece, i miracoli diventano possibili. Ne abbiamo avuto la prova. Ho visto - ha concluso il prelato - il Signore all’opera qui nel Golfo, anche nei momenti più bui. Dunque, ancora una volta, grazie”.

I suoi anni di ministero hanno visto sviluppi significativi nella vita della Chiesa nel Golfo, compresa la costruzione di chiese, la crescita delle scuole cattoliche e il rafforzamento delle strutture pastorali al servizio di una comunità di migranti ampia e variegata. Nella sua omelia il successore mons. Paolo Martinelli ha ripercorso il ministero di mons. Hinder alla luce del comandamento evangelico di amare Dio e il prossimo, sottolineandone la vita di preghiera, la dedizione ai fedeli e l'impegno a favore della fraternità e del dialogo. Il prelato di origini svizzere è sempre stato profondamente plasmato dalla fede delle persone che ha servito: “Questo è il cuore della testimonianza di mons. Paul. Un padre - sottolinea mons. Martinelli - che non ha mai smesso di sentirsi figlio; non è stato solo un pastore per gli altri, ma ha anche permesso che gli altri lo sostenessero con la loro fede. Un pastore che rimane discepolo; un padre che rimane figlio”.

Cammino di grazia

La messa di ringraziamento è stata anche occasione per presentare la biografia di mons. Hinder, intitolata: “A Journey of Grace: The Life and Ministry of Bishop Paul Hinder” (Un cammino di grazia: la vita e il ministero di mons. Paul Hinder), pubblicata da ATC Publishers. Il volume ripercorre la vita del vescovo, dall’infanzia in Svizzera e la vocazione a frate cappuccino fino agli incarichi ricoperti all’interno dell’Ordine dei Cappuccini e al suo ministero episcopale nella Penisola arabica. Il libro è curato da p. Darick Paul D’Souza, sacerdote cappuccino che ha prestato servizio come segretario del vicario emerito e che attualmente ricopre l’incarico di segretario di mons. Martinelli.

Frutto di una serie di interviste realizzate da p. Darick a mons. Hinder in Svizzera durante l’estate del 2023, la biografia offre un racconto personale del suo cammino, intrecciando ricordi, esperienze e riflessioni sulla sua vita religiosa ed episcopale.  Nella prefazione al volume, monsignor Paolo Martinelli scrive: “Monsignor Paul ha saputo amare la terra d’Arabia, la sua gente e, soprattutto, i fedeli cattolici che la Provvidenza gli ha affidato”. Nell’ultima intervista pubblicata in questi giorni sul sito del vicariato apostolico dell’Arabia meridionale (www.avosa.org), il prelato racchiude così il senso e il valore di questi anni di missione nel Golfo: “Ciò che per me era più importante era costruire la Chiesa fatta di persone vive. Ho sempre detto - conclude mons. Hinder - che le pietre sono importanti, ma le pietre vive lo sono ancora di più. Sono loro a costituire la Chiesa”. 

(Photo credit: Apostolic Vicariate of Southern Arabia/AVOSA)

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