Milano (AsiaNews) - Droni, palloni teleguidati e mezzi sempre più sofisticati per portare dalla Siria verso i mercati del Golfo Captagon, hashish e metanfetamine. C’è un confine che ormai non si attraversa soltanto a piedi, dentro un camion o al volante di un fuoristrada. Oggi si può passare anche dal cielo. L’ultimo episodio risale alla fine di agosto, quando l’esercito giordano ha abbattuto un pallone aerostatico teleguidato che aveva superato il confine trasportando una “grande quantità” di stupefacenti. Pochi giorni prima era accaduto qualcosa di analogo. E nei mesi precedenti i militari avevano intercettato altri palloni, dotati di rudimentali ma efficienti sistemi di navigazione.
Quella che potrebbe sembrare una curiosità, l’uso di droni e palloni aerostatici per il trasporto di droga, è invece il segnale di come stia cambiando il narcotraffico lungo i confini della Giordania. Il drone è ormai entrato stabilmente nella “cassetta degli attrezzi” dei trafficanti. Il pallone teleguidato rappresenta la versione più semplice ed economica per superare un tratto di frontiera evitando strade, posti di controllo e pattuglie.
In un comunicato del 7 maggio scorso, le Forze armate giordane hanno dato la dimensione del fenomeno: nel 2025 sono stati sventati 536 tentativi di infiltrazione e contrabbando lungo le frontiere. Sono state sequestrate 18,9 milioni di pillole di stupefacenti, 251 chilogrammi di sostanze narcotiche e 14.471 panetti di hashish. Ma soprattutto sono stati abbattuti 89 droni. Nei primi tre mesi del 2026 i tentativi intercettati erano già 156, con 9,2 milioni di pillole di Captagon sequestrate e 26 droni abbattuti.
Sono cifre che spiegano perché Amman consideri ormai il contrasto al narcotraffico una questione di sicurezza nazionale. Nella vicina Siria la caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024, ha aperto anche lo spinoso capitolo della lotta al Captagon, l’anfetamina sintetica che negli anni della guerra civile aveva trasformato il Paese in uno dei principali centri mondiali di produzione e traffico. Le nuove autorità di Damasco hanno dichiarato di voler smantellare questo sistema, colpendo laboratori, depositi e reti di distribuzione. Un impegno che ha trovato riscontri concreti nella distruzione di alcuni impianti e nei sequestri effettuati dalle autorità. Ma la battaglia è tutt’altro che vinta.
La diffusione del Captagon non è stata soltanto un fenomeno criminale. Durante il regime di Bashar al-Assad, la produzione e il traffico erano diventati una fonte di finanziamento per apparati legati al potere e per gruppi armati, oltre che un business gestito da reti familiari e clan. Tra questi figuravano esponenti vicini a Maher al-Assad, fratello minore di Bashar e comandante della Quarta Divisione corazzata. Di fatto, il Captagon era diventato uno dei caposaldi dell’economia di guerra siriana. Oggi molti laboratori sono stati abbandonati o riconvertiti, ma le reti criminali hanno cercato nuove rotte e nuovi intermediari.
Per contrastare queste organizzazioni, gli apparati di sicurezza del regno hashemita di Giordania hanno rafforzato la sorveglianza tecnologica con visori notturni, sistemi termici, droni, satelliti e strumenti di analisi dei dati. Sono stati introdotti anche sistemi anti-drone. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), tra il 2019 e il 2023, nei sequestri per i quali è stato possibile individuare il Paese d’origine, l’82% del Captagon proveniva dalla Siria e il 17% dal Libano.
Il mercato dove viene poi smerciata la droga è altrettanto chiaro: i Paesi del Golfo, innanzitutto l’Arabia Saudita, seguita dagli Emirati Arabi Uniti. Che la Giordania sia ormai uno snodo strategico lo dimostrano anche i grandi sequestri. Nell’aprile scorso, le autorità giordane e siriane hanno intercettato al valico di Jaber, al confine tra i due Paesi, 943 kg di Captagon, equivalenti a circa 5,5 milioni di compresse, nascosti nel tetto di un camion frigorifero.
Il Captagon rimane dunque il nome più noto di questa economia criminale, ma non è l’unico. Nei sequestri giordani compaiono hashish, metanfetamina, cannabinoidi sintetici, cocaina e altre sostanze, tra cui il crystal meth, una forma di metanfetamina che può provocare forte dipendenza.
E proprio la metanfetamina potrebbe rappresentare una delle trasformazioni future del mercato. Il World Drug Report 2026 segnala che nel Vicino e Medio Oriente i sequestri di metanfetamina sono cresciuti, mentre quelli di anfetamina, compreso il Captagon, sono diminuiti rispetto agli anni precedenti. L’Unodc rileva inoltre segnali di un ingresso crescente della metanfetamina proveniente dall’Asia sud-occidentale nei mercati mediorientali.
La sfida davanti alla quale si trova Amman non si risolve soltanto con radar, satelliti e sistemi anti-drone. La questione ha a che fare anche con la stabilizzazione della Siria, la lotta alle organizzazioni criminali e il controllo del territorio da parte delle forze governative siriane, ancora fortemente deficitario in ampie zone del Paese. Il confine che Amman deve difendere non è solo quello nazionale, ma la frontiera attraverso la quale il narcotraffico reperisce il denaro in grado di alimentare gruppi e organizzazioni che scommettono sulla destabilizzazione dell’area mediorientale. Una rotta che oggi non passa più soltanto dal deserto, ma anche sopra le teste delle guardie di frontiera.




















