Rapporto ong israeliane: così il governo svuota terre e popolo palestinese

La denuncia di Yesh Din, Bimkom e HaMoked sul legame stretto tra “insediamenti, violenze e frammentazione” perpetrate insieme da coloni e soldati israeliani. "Seguono l'ordine del ministro Smotrich: massimo territorio con la minima popolazione”. Plauso alla scelta del Regno Unito e altre 12 nazioni di vietare le importazioni dagli insediamenti.

Gerusalemme (AsiaNews) - Israele sta annettendo la totalità della Cisgiordania attraverso “insediamenti, violenze e la progressiva frammentazione” del territorio palestinese, spingendo la popolazione “in piccole enclavi isolate”. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal gruppo israeliano pro-diritti umani Yesh Din - fondato nel 2005 e da tempo impegnato nella denuncia degli attacchi dei coloni in Cisgiordania e della connivenza delle forze di sicurezza e del sistema giudiziario - insieme agli urbanisti di Bimkom e al Centro per la difesa dei diritti HaMoked. Un rapporto che è stato pubblicato proprio mentree 12 Paesi capeggiati dal Regno Unito hanno annunciato ieri la scelta di vietare le importazioni di merci prodotte negli insediamenti. Una scelta che Yesh Din, assieme a B'Tselem, ha salutato con favore, sostenendo che l’occupazione non è solo fonte di violenza e oppressione, ma colpisce individui, famiglie e comunità nell’ambito di una politica “più ampia e sistematica” volta a cacciare i palestinesi dalle loro terre in una vera e propria “pulizia etnica”. 

Il piano di Smotrich

Il rapporto - intitolato "Massimo territorio, minima popolazione" - analizza a casi di alcune zone specifiche mostrando come Israele stia portando avanti in Cisgiordania una politica di annessione di fatto, seguendo una precisa “visione” presentata nel settembre dello scorso anno dal ministro per le Finanze Bezalel Smotrich, uno dei leader della fazione radicale pro-occupazione. Una piano finalizzato all’annessione dell’82% del totale del territorio e fondato su una tabella di marcia che, seppur non ancora totalmente applicata, ha già manifestato in modo esauriente i principi su cui si fonda: trasferire forzatamente le comunità palestinesi, restringere gli spazi in cui possono muoversi e vivere, prendere il controllo degli spazi aperti e cancellarne la contiguità territoriale in Cisgiordania. Al momento della presentazione del piano (che ne richiamava uno simile del 2017), lo stesso ministro aveva affermato il “principio fondamentale” della sovranità: “massimo territorio con la minima popolazione”.

Nel loro studio, Yesh Din, Bimkom e HaMoked - non si limitano a denunciare la politica espansionista dello Stato ebraico, ma documentano vite e drammi quotidiani della popolazione: a partire dalle storie di due famiglie di agricoltori palestinesi, la cui terra è “intrappolata” fra la Linea Verde e una recinzione di separazione, in una porzione di territorio che Israele ha ribattezzato come “Seam Zone”, cioè la "zona di separazione". Dall'ottobre 2023, dopo l’attacco di Hamas e l’inizio della guerra a Gaza, Israele ha vietato a queste famiglie l'accesso alla loro terra, privandole di fatto della loro proprietà, trasformando restrizioni all’accesso iniziali di risposta all’emergenza in una “realtà permanente”. 

La seconda parte del rapporto si focalizza su di una comunità palestinese che vicino a Gerico vive un'Area A (cioè una delle aree che seconod gli accordi dovrebbe essere sotto il controllo totale dell'Autorità palestinese ndr). Il documento spiega come coloni e soldati collaborino per estendere l'apparato di occupazione e di trasferimento forzato della popolazione anche in questa zona. Presenta poi il caso della cittadina di Sinjil nel distretto di Ramallah, che il governo dello Stato ebraico ha circondato con una recinzione, posti di blocco e avamposti violenti, riducendo significativamente lo spazio utilizzato dalle migliaia di residenti. Infine, la terza e ultima parte si concentra sull’area palestinese nel nord della Cisgiordania dove si stanno concentrando gli sforzi israeliani in una prospettiva di controllo, a fronte di una popolazione palestinese che osserva impotente il progressivo venir meno del futuro. 

Un "meccanismo integrato"

Nel rapporto si parla di un “meccanismo integrato” attuato da Israele con “forze militari e coloni” cui si unisce il sostegno del governo e la protezione delle forze dell’ordine per annettere la Cisgiordania, comprese armi e mezzi brutali. Fra questi, ne vengono approfonditi tre cui lo Stato ebraico fa ampio ricorso: l’istituzione di avamposti nel profondo delle aree palestinesi, volti a invadere e prendere il sopravvento sulla terra, finanziati dal governo e legittimati e incoraggiati da funzionari eletti; episodi di grave violenza di soldati e coloni contro la popolazione, per impedire l’accesso alle terre o spingendoli al di fuori con la connivenza dell’esercito e della polizia; e ancora, un movimento draconiano e un regime di accesso imposto dai militari con posti di blocco, recinzioni e ordini che limitano solo il movimento palestinese, minano i loro mezzi di sussistenza e limitano la capacità di viaggiare da una località all'altra.

Dal rapporto emerge dunque una ulteriore conferma sull'annessione di fatto di ampie aree della Cisgiordania operata dallo Stato ebraico mediante “insediamenti, violenze e frammentazione” e l’uso dello stato (temporaneo) di emergenza come realtà permanente di dominio e controllo. Una realtà che si è andata rafforzando dall’ottobre 2023, secondo la “visione contorta” di svuotare la Cisgiordania di milioni di palestinesi e annetterla a Israele. Questa politica, i cui principi chiave sono stati incorporati nei principi guida del governo, impiega sistematicamente pratiche crudeli e razziste; da qui l’appello alla comunità internazionale rivolto da Yesh Din - assieme a Bimkom e HaMoked - a conclusione del rapporto, perché non rimanga inerte “di fronte ai crimini di Israele in Cisgiordania” ma intraprenda azioni efficaci in linea “col diritto internazionale”. “Israele - conclude il rapporto - deve adempiere al suo obbligo legale di proteggere i palestinesi che vivono sotto occupazione; garantire i loro diritti fondamentali [soprattutto] di movimento e sussistenza; rimuovere avamposti e insediamenti; ritenere coloni e soldati responsabili degli attacchi ai palestinesi e alle loro proprietà”.

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