SESAME: in Giordania un centro unisce scienziati da Iran e Israele

Il progetto ad Allan nasce guardando al CERN di Ginevra e ha impiegato 20 anni per aprire. Dal 2017 opera il primo sincrotrone, che accelera elettroni e produce una luce usata per studiare la materia. Guerre e crisi coinvolgono direttamente i Paesi membri del Medio Oriente, ma il laboratorio ha continuato a funzionare.

di Giuseppe Caffulli

Milano (AsiaNews) - “Apriti, sesamo”. La formula magica della famosa fiaba di Alì Babà apre una porta nascosta e rivela un tesoro. In Giordania, tornata oggi alla ribalta delle cronache belliche per l’attacco iraniano a una base statunitense, quella stessa parola è diventata il nome di un laboratorio scientifico. E il tesoro che custodisce è l'oro della conoscenza. SESAME, acronimo di Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East, è il più importante centro internazionale di ricerca scientifica del Medio Oriente. Si trova ad Allan, nel governatorato di Al-Balqa, nella municipalità di Al-Salt, circa 30 chilometri a nord-ovest di Amman. È qui che dal 16 maggio 2017 (l'inaugurazione avvenne alla presenza di re Abdallah II) funziona il primo sincrotrone di regione che non è solo guerra o violenze: una grande macchina che accelera elettroni e produce una luce molto intensa, utilizzata dagli scienziati per studiare la materia nelle sue caratteristiche più recondite.

SESAME, in sostanza, è una sorta di enorme microscopio. La sua luce permette appunto di capire di che cosa è fatta la materia e come è organizzata. Le applicazioni vanno dalla chimica alla fisica, dalla medicina allo studio dei materiali, dall'energia all'archeologia e alla conservazione dei beni culturali. Non però soltanto un progetto scientifico. La sua storia è legata fin dall'inizio a una scommessa molto più ambiziosa: dimostrare che la scienza può creare occasioni d'incontro e di pace anche quando la politica non ci riesce.

Per capirne la portata basta guardare la composizione dell'organizzazione. Tra i Paesi membri ci sono Cipro, Egitto, Iran, Israele, Giordania, Pakistan, Palestina e Turchia. Probabilmente non esiste in Medio Oriente un'altra istituzione nella quale rappresentanti di Paesi che hanno rapporti diplomatici difficili, o sono stati coinvolti in conflitti, s'incontrino regolarmente per discutere di ricerca, investimenti e futuro della struttura. Nonostante la guerra che attraversa il Medio Oriente, SESAME ha continuato a funzionare. Ricercatori israeliani, iraniani, palestinesi, turchi, giordani e degli altri Paesi membri hanno continuato a effettuare esperimenti.

Il progetto nasce guardando al modello del CERN di Ginevra, il laboratorio europeo di ricerca nato all'indomani della seconda guerra mondiale. L'idea era che la grande ricerca internazionale potesse diventare anche in Medio Oriente uno spazio di dialogo. L'avvio di SESAME avviene alla fine degli anni Novanta sotto gli auspici dell'Unesco. La scelta della Giordania arriva nel 2000: il sito di Allan, vicino ad Al-Salt, viene preferito ad altre candidature.

Il sincrotone di Allan ha una storia  a sua volta emblematica. La Germania, all'indomani della riunificazione, donò al progetto SESAME parte del sincrotrone Bessy I che si trovava nella zona Est di Berlino. Una macchina proveniente da una città che era stata tagliata in due dal Muro e dalla guerra fredda, contribuì così a costruire un laboratorio destinato a mettere insieme Paesi profondamente divisi. La prestigiosa rivista scientifica Nature, raccontando la storia del progetto, ha sottolineato proprio questo valore simbolico.

Il cammino non è stato semplice. SESAME ha impiegato quasi vent'anni per arrivare all'apertura. Ci sono stati problemi finanziari, difficoltà tecniche e persino il crollo del tetto dell'edificio nel 2013, provocato da una nevicata eccezionale (ma non infrequente sulle colline attorno ad Amman). Nel gennaio 2017, finalmente, il primo fascio di elettroni percorse l'anello di accumulazione. Nel maggio dello stesso anno il laboratorio venne inaugurato ufficialmente. Da allora SESAME è operativo. Il suo anello principale, lungo 133 metri, porta gli elettroni a un'energia di 2,5 miliardi di elettronvolt. La luce prodotta viene indirizzata verso diverse stazioni sperimentali, le cosiddette beamlines, dove i ricercatori possono studiare i campioni che hanno portato con sé. Un reperto archeologico può dunque essere analizzato per capire quali materiali sono stati utilizzati per realizzarlo. Un nuovo composto chimico può essere studiato per verificarne le proprietà. Un materiale destinato a una batteria può essere osservato per capire come migliorarne il rendimento. Le stesse tecniche possono essere utilizzate per la ricerca nel campo dell'energia, dell'ambiente e delle scienze della vita.

Il progetto vede coinvolta direttamente l'Italia. I ricercatori italiani collaborano con il laboratorio da anni, in particolare attraverso l'INFN e Elettra Sincrotrone Trieste. L'Italia ha partecipato alla realizzazione di alcune infrastrutture e di importanti programmi di ricerca. Tra questi c'è BEATS, la linea di luce dedicata alla radiografia e alla tomografia a raggi X, sviluppata con una rete di grandi laboratori europei.

Il rapporto tra il nostro Paese e SESAME ha fatto di recente un ulteriore passo avanti. Il 19 e 20 maggio scorso, durante la riunione del Consiglio dell'ente a Grenoble, è stata approvata la richiesta del governo italiano di entrare nell'organizzazione come membro associato. L'Italia, che fino a quel momento aveva avuto lo status di osservatore, è diventato così il secondo Paese associato dopo la Germania.

È un passaggio che arriva in un momento particolarmente delicato. SESAME si trova infatti in una delle regioni geopoliticamente più instabili del pianeta. Le guerre e le crisi degli ultimi anni hanno coinvolto direttamente diversi dei suoi Paesi membri. Eppure il laboratorio ha continuato a funzionare.

È proprio questo uno degli aspetti che hanno attirato l'attenzione della comunità scientifica internazionale. Sempre Nature ha definito SESAME un esempio di science diplomacy: la scienza come strumento di relazione internazionale.  Naturalmente un esperimento non cancella una guerra e una pubblicazione scientifica non sostituisce un accordo politico. Ma può fare qualcosa di semplice eppure fondamentale: mantenere aperto un canale di comunicazione. Gli scienziati arrivano ad Allan con domande diverse, appartengono a università diverse e provengono da Paesi spesso contrapposti. Ma davanti al sincrotone devono collaborare e utilizzare lo stesso linguaggio: quello dei dati, degli esperimenti, delle verifiche.

Un'ultima caratteristica rende SESAME particolare. La macchina è alimentata quasi interamente da energia solare. Un grande impianto fotovoltaico, realizzato con il sostegno europeo, ha permesso di ridurre in modo drastico il costo dell'elettricità necessaria al funzionamento del sincrotrone. La scelta, nata anche da una necessità economica, è diventata un elemento importante della sostenibilità del laboratorio.

Il problema economico, tuttavia, resta una delle principali sfide per il futuro. Una struttura di questo tipo richiede personale altamente specializzato, manutenzione continua e nuovi strumenti. Per questo SESAME guarda anche oltre i suoi otto membri. L'obiettivo è allargare la comunità scientifica che utilizza il laboratorio e trasformarlo in un centro di riferimento non soltanto per il Medio Oriente, ma anche per altre regioni che oggi dispongono di poche grandi infrastrutture scientifiche.

Quasi dieci anni dopo l'inaugurazione, dunque, SESAME non è più soltanto una promessa. È un sogno che continua ad essere realtà. In una regione dove molte porte sono ancora chiuse, per non dire sbarrate, quella spalancata da SESAME appare un segno di speranza per un futuro migliore.

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