Idf chiude Taybeh attaccata dai coloni. Parroco: tutela, no restrizioni

Ad AsiaNews p. Bashar spiega di accogliere “con favore qualsiasi misura” per “proteggere la nostra gente”. Da valutare l’utilità di un provvedimento che non deve colpire i cristiani. Ieri la decisione dei militari di bloccare gli ingressi. Per l’esercito si applica “solo agli israeliani, non ai palestinesi”.

di Dario Salvi

Milano (AsiaNews) - “Come Chiesa, accogliamo con favore qualsiasi misura seria il cui vero scopo sia quello di proteggere la nostra gente, le loro case, le loro terre e la loro libertà di vivere in sicurezza e dignità”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Bashar Fawadleh, parroco di Taybeh in Cisgiordania, cittadina di circa 1500 abitanti con tre chiese a 30 km a nord di Gerusalemme e a est di Ramallah, ultimo centro palestinese abitato per intero da cristiani, dopo il blocco imposto dall’esercito israeliano. Il provvedimento delle forze di Difesa (Idf) intende, stando alla versione ufficiale, proteggere la popolazione locale dall’escalation di attacchi dei coloni ebraici, che anche nei giorni scorsi hanno assalito persone e proprietà nell’area. “La dichiarazione di Taybeh come zona militare interdetta agli israeliani non residenti può rappresentare un passo positivo - aggiunge il sacerdote - se verrà applicata in modo autentico e coerente, per impedire ai coloni di entrare nelle nostre terre e compiere ulteriori attacchi. Tuttavia, ciò che conta per noi non è l’annuncio in sé, ma quello che accadrà sul campo nei prossimi giorni e settimane”.

“Da mesi la nostra comunità - ricorda p. Bashar - subisce ripetute incursioni in terreni privati e agricoli, intimidazioni nei confronti di famiglie e lavoratori, incendi, presenza di forze armate, l’ingresso di coloni e del loro bestiame in proprietà private. A questo si aggiungono anche i tentativi di stabilire una presenza permanente intorno al villaggio. Questi episodi hanno seminato paura e minacciano la vita normale e il futuro della nostra comunità cristiana”. “Come Chiesa, affermiamo quindi con chiarezza: protezione deve significare tutela. La responsabilità - avverte il sacerdote, da tempo in prima fila nel denunciare le violenze dei coloni estremisti - non può ricadere sulle vittime limitando la loro vita, l’accesso alle loro terre o la libertà di movimento. Le restrizioni devono essere rivolte contro coloro che entrano illegalmente, minacciano i residenti, danneggiano le proprietà o tentano di prendere il controllo dei terreni”.

Ieri l’esercito israeliano ha circondato, chiudendolo all’esterno, il villaggio cristiano di Taybeh, vietando l’ingresso ai non-residenti. Per i militari si è trattato di una decisione “necessaria” per scongiurare nuovi attacchi davanti all’escalation di violenze e assalti dei coloni ebraici registrata nei giorni scorsi. L'ordine, spiegano in una nota, si applica “solo agli israeliani e non ai palestinesi”. Un portavoce ha aggiunto che la trasformazione della cittadina in una zona militare chiusa era “a causa di alcuni violenti attacchi da parte di israeliani nella regione”. “Dopo aver ricevuto qualsiasi segnalazione di violazioni all’ordine pubblico - prosegue la nota - i soldati dell’Idf vengono inviati nell'area e operano per disperdere i raduni e trattenere i sospetti al fine di proteggere i cittadini”.

Situato in Cisgiordania, il villaggio di circa 1500 abitanti con tre chiese situato 30 km a nord di Gerusalemme e a est di Ramallah è famoso per essere l’ultima cittadina palestinese abitata per intero da cristiani di varie confessioni. Tra i residenti oltre 600 sono cattolici latini, mentre i restanti sono greco-ortodossi e cattolici greco-melchiti. In passato la zona era stata teatro di ripetuti attacchi di coloni ebraici, con case prese d’assalto, capi di bestiame rubati e case incendiate. All’indomani di uno dei numerosi assalti, nel luglio dello scorso anno il patriarca latino di Gerusalemme card. Pierbattista Pizzaballa e il primate greco-ortodosso Teofilo III hanno compiuto una visita di solidarietà congiunta nella cittadina, per portare la loro solidarietà alla popolazione. 

A giugno, i coloni israeliani hanno ostacolato i palestinesi che spegnevano un grande incendio vicino a Taybeh, nell’ambito di un quadro costante di intimidazione e violenza ingiustificata che ha minato i diritti fondamentali dei residenti. In risposta, alcuni Paesi occidentali hanno annunciato sanzioni verso gruppi di coloni, in risposta ai violenti attacchi. Un'indagine delle Nazioni Unite pubblicata il 9 giugno ha inoltre rilevato che le autorità israeliane erano direttamente coinvolte in attacchi di coloni che hanno ucciso, ferito e spostato palestinesi in Cisgiordania.

Tuttavia, la missione israeliana a Ginevra ha respinto i risultati del rapporto, affermando che le autorità israeliane, tra cui il presidente e il primo ministro, avevano ripetutamente condannato la violenza contro i palestinesi. Parti di Taybeh si trovano nell'area B, dove l'Autorità palestinese gestisce l'amministrazione civile ma in cui il controllo della sicurezza viene coordinato con le autorità israeliane. La Cisgiordania e Gerusalemme ospitano circa 50mila cristiani palestinesi, membri di una comunità religiosa che risale all'antichità ed è parte di una regione che ospita molti dei luoghi santi più importanti della fede.

“Giudicheremo questa decisione - riprende il parroco di Taybeh raggiunto al telefono da AsiaNews - in base ai suoi risultati: gli attacchi sono cessati? I nostri agricoltori possono raggiungere i propri terreni in sicurezza? Le famiglie possono vivere nelle loro case senza paura? Sono stati impediti i tentativi di istituire nuovi avamposti di coloni nei dintorni di Taybeh?”. Taybeh, puntualizza, “non chiede privilegi. Chiediamo il diritto fondamentale di rimanere pacificamente sulla nostra terra e di preservare una presenza cristiana che esiste qui da secoli. Se questa decisione garantirà una protezione reale e duratura, la accoglieremo con favore, ma dovrà essere attuata con serietà e accompagnata dall’assunzione di responsabilità da parte dei responsabili degli attacchi”.

“Le misure temporanee - prosegue il parroco - non sono sufficienti. Ciò di cui Taybeh ha bisogno è sicurezza duratura, giustizia e la protezione della sua gente e della sua terra. In questa fase, non disponiamo ancora di informazioni chiare sui dettagli relativi alle modalità di attuazione di questa decisione, su come si tradurrà nella pratica sul campo, su quali aree saranno effettivamente coperte dalle misure, né su come queste saranno applicate e monitorate. Per questo motivo, non possiamo giudicare la decisione esclusivamente sulla base del suo annuncio. La valuteremo - conclude il sacerdote - in base al modo in cui verrà attuata e al suo impatto effettivo sulla vita, sulla sicurezza e sulla libertà di movimento della popolazione”.

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Mondo russo
Porta d'Oriente
Lanterne rosse

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000