La Malaysia abolisce il 30% di capitale Bumiputera nelle scuole private

Il governo elimina il requisito che imponeva alle società che gestiscono alcune istituzioni educative private di avere almeno il 30% del capitale in mano a soci Bumiputera, cioè di etnia malay. La misura non riguarda le quote di studenti né modifica le politiche di accesso alle università pubbliche, dove restano in vigore altri meccanismi di quote.

di Joseph Masilamany

Kuala Lumpur (AsiaNews) – La Malaysia ha eliminato il requisito che imponeva ad alcune istituzioni educative private di far sì che almeno il 30% del capitale sia in mano a soci Bumiputera, categoria che include le persone appartenenti all’etnia malay e le popolazioni indigene del Paese. La decisione, annunciata il 21 settembre dal ministero dell’Istruzione, non si riferisce alla percentuale di studenti ammessi, ma riguarda le istituzioni educative private gestite da società private a responsabilità limitata sottoposte alla competenza del ministero. 

Il principio di tutela dei Bumiputera

Le politiche di tutela per i Bumiputera traggono origine da un principio presente nella Costituzione, adottata alla vigilia dell’indipendenza del 1957. L’articolo 153 attribuisce al re della Malaysia il compito di tutelare la “posizione speciale” dei malay e dei nativi di Sabah e Sarawak, riservando loro una proporzione “ragionevole”, secondo il sovrano, di posti nel servizio pubblico, nell’assegnazione delle borse di studio, per le opportunità formative e per alcune licenze o autorizzazioni commerciali. Lo stesso articolo stabilisce anche la tutela dei legittimi interessi delle altre comunità, con l’obiettivo di superare gli squilibri socioeconomici portati dal periodo coloniale britannico.

L’assegnazione di quote è quindi da sempre fondamentale in Malaysia, dove condiziona l’accesso all’istruzione, al pubblico impiego e a numerose opportunità economiche. Ma chi sono i Bumiputera? Il termine significa letteralmente “figli della terra” e indica principalmente i malay e gli altri gruppi indigeni della Malaysia peninsulare e alle popolazioni native degli Stati di Sabah e Sarawak, nel Borneo malese. Secondo l’OCSE, i malay costituiscono circa il 64% dei cittadini malesi, mentre cinesi e indiani rappresentano rispettivamente il 23% e il 7%; nel restante 6% sono incluse altre popolazioni indigene oppure cittadini di origine mista.

Come nasce e si evolve il sistema delle quote in Malaysia

Il sistema delle quote fu profondamente ampliato dopo le tensioni e gli scontri interetnici del 1969, con l’introduzione della Nuova politica economica (New Economic Policy, NEP) nel 1970-71, che aveva due obiettivi: ridurre la povertà indipendentemente dall’appartenenza etnica e ristrutturare le componenti della società, riducendo la forte associazione tra origine etnica e ruolo economico. Tra gli obiettivi della NEP vi era anche quello di aumentare la partecipazione dei Bumiputera alla proprietà del capitale societario, con l’obiettivo di portarla dal 2,4% del 1970 ad almeno il 30% entro il 1990, ma anche a favorire la partecipazione dei Bumiputera al commercio e alle professioni qualificate. 

Per i diversi governi che si sono succeduti in Malaysia, il tema delle quote è sempre stato sensibile. Da una parte i sostenitori ritengono che le politiche di discriminazione costruttiva siano necessarie ad affrontare storiche disuguaglianze socioeconomiche. Dall’altra c’è chi ritiene che favoriscano l’eccesso sulla base dell’appartenenza etnica a scapito del bisogno o del merito. Anche dopo la conclusione della NEP, la percentuale del 30% è rimasta a lungo una cifra di riferimento nelle politiche pubbliche. Il requisito abolito nei giorni scorsi, per esempio, era stato inserito in alcune linee guida pubblicate nel 2006. 

Il governo malese continua a svolgere un ruolo importante anche nel finanziamento e nella regolamentazione delle istituzioni e le preferenze a favore dei Bumiputera hanno storicamente fatto parte delle politiche di accesso a determinate opportunità educative. La Malaysia dispone però anche di un importante settore di istruzione privata, che opera sulla base di differenti regole in materia di regolamentazione e proprietà. Accolgono studenti malesi e internazionali e comprendono istituzioni fondate da società, fondazioni e altri operatori privati.

L’eliminazione del requisito del 30% di partecipazione azionaria non modifica quindi automaticamente le politiche di ammissione nelle università pubbliche, le borse di studio governative o altre forme di discriminazione costruttiva relative all’accesso all’istruzione superiore, in cui le quote giocano ancora oggi un ruolo fondamentale, nonostante siano state ufficialmente abolite nel 2002.

Altre quote: quelle nell'accesso al sistema scolastico

Secondo un rapporto dell’OCSE pubblicato a luglio 2026, gli studenti di etnia Bumiputera rappresentano oggi l’82% degli iscritti alle università pubbliche anche escludendo l’Universiti Teknologi MARA (UiTM), la più grande università pubblica del Paese, con circa 190 mila studenti, riservata esclusivamente ai Bumiputera. Si tratta della composizione effettiva degli iscritti, non di una quota fissata all’82%.

Un altro elemento centrale è il sistema dei "matriculation colleges", percorsi pre-universitari di un anno che costituiscono una delle vie di accesso agli atenei pubblici, in cui il 90% dei posti è riservato ai Bumiputera, mentre il restante 10% è disponibile per gli altri cittadini. Nel 2026 il ministero dell’Istruzione ha confermato che questa proporzione rimane invariata, ma allo stesso tempo ha garantito che tutti i candidati che avevano ottenuto almeno 10 A (un voto molto alto) al Sijil Pelajaran Malaysia (l’esame che si ottiene al termine della scuola secondaria) sarebbero stati ammessi, indipendentemente dall’appartenenza etnica.

Il bilanciamento di Anwar Ibrahim

Il governo del primo ministro Anwar Ibrahim ha ereditato questo complesso quadro di politiche. Anwar è da tempo associato al concetto di reformasi, ma guida anche un governo che comprende partiti e bacini elettorali con posizioni diverse sul futuro delle politiche a favore dei Bumiputera. La sua amministrazione si è quindi trovata a dover mediare tra le richieste di riforma istituzionale ed economica e l’importanza politica del mantenimento delle tutele per la maggioranza malay. L’ultima decisione in materia di istruzione può essere inserita in questo più ampio dibattito sulle politiche pubbliche, ma sarebbe prematuro descriverla come uno smantellamento delle politiche di discriminazione costruttiva.

Lo stesso ministero ha spiegato che le regole sulla proprietà per alcune istituzioni educative private dovrebbero riflettere le esigenze attuali del settore e consentire la partecipazione di soggetti in grado di contribuire allo sviluppo nazionale. La modifica approvata nei giorni scorsi offre agli operatori dell’istruzione privata maggiore flessibilità nella scelta della struttura proprietaria.

La decisione sull’istruzione privata può quindi essere meglio compresa come un aggiustamento mirato piuttosto che come un’inversione complessiva della politica. E riflette una questione con cui la Malaysia continuerà a confrontarsi: come dovrebbero evolversi politiche originariamente concepite per affrontare le disuguaglianze socioeconomiche nei primi decenni successivi all’indipendenza, mentre l’economia diventa sempre più complessa?

Rubriche

Asia Today
Ecclesia in Asia
Indian Mandala
Mondo russo
Porta d'Oriente
Lanterne rosse

Vedi anche

AsiaNews Weekly
Le notizie dall'Asia che contano

Iscriviti alla newsletter per ricevere ogni settimana notizie verificate, analisi e approfondimenti dai Paesi asiatici.

Iscrivitialla newsletter
  • P.I.M.E. Centro Missionario
  • Agenzia Fides
  • P.I.M.E. Brasil
  • Radio Mondo
  • Mondo e Missione
  • P.I.M.E. U.S.A.
  • TV 2000