Myanmar

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  • All’incontro di Tianjin chi ha vinto davvero è il generale Min Aung Hlaing

    Al summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Tianjin, Pechino per la prima volta ha definito il generale golpista “presidente ad interim del Myanmar”, rafforzando la giunta militare. Negli stessi giorni Delhi ha annunciato l’invio di esperti per monitorare le elezioni di dicembre, mentre sono stati firmati diversi nuovi accordi economici. Xi Jinping ha promesso l’inclusione di Naypyidaw come membro a pieno titolo della SCO, consolidando l’integrazione del Myanmar nelle piattaforme regionali a guida cinese.

  • Giunta birmana vuole demolire per 'scavi archeologici' la cattedrale di Taungoo

    Lo prevede un'ordinanza notificata anche a 19 siti buddhisti della "zona culturale" della città che verrebbero rasi al suolo per riportare alla luce l'antica Ketumati. Ad AsiaNews lo sgomento dei cattolici locali per la minaccia che incombe sulla chiesa dedicata al Sacro Cuore, eretta alla fine del XIX secolo dai missionari del Pime. È solo l'ultima ferita dei generali ai luoghi di culto: ben 300 quelli colpiti in Myanmar dal golpe del 1 febbraio 2021.

  • La giunta birmana annuncia le date del voto per un Paese in ‘condizioni disperate’

    Il 28 dicembre si aprirà la contestata tornata elettorale, che proseguirà in più fasi entro il gennaio successivo. Al momento 55 i partiti registrati, nove dei quali intendono competere a livello nazionale. Critiche ong e comunità internazionale, mentre Pechino vuole la stabilizzazione. Cresce l’emergenza umanitaria, in particolare nello Stato Rakhine. Wfp: mancano risorse.

  • La giunta militare birmana cambia nome, ma la repressione continua

    Il generale Min Aung Hlaing ha lanciato la “Commissione nazionale per la sicurezza e la pace” e allo stesso tempo ha imposto la legge marziale in decine di municipalità, che si aggiunge alle minacce di pena di morte per chi boicotterà le prossime elezioni. I cittadini hanno ricevuto messaggi in chi si chiede la resa armata e la partecipazione alle votazioni.

  • Washington guarda alle terre rare del Kachin: speranze o nuovo sfruttamento?

    L’amministrazione Trump starebbe valutando una collaborazione con l’Esercito per l’indipendenza Kachin (KIA) per accedere ai giacimenti di terre rare nel nord del Myanmar e ridurre il monopolio cinese. Tuttavia i residenti locali temono le possibili ricadute ambientali e il rischio di alimentare ulteriormente il conflitto civile. Attivisti kachin chiedono a Washington standard rigorosi e soluzioni sostenibili per non ripetere gli stessi errori.

  • Yangon: muoiono in carcere altri due prigionieri politici per mancanza di cure

    Due detenuti sono morti il 19 luglio nelle prigioni della giunta militare birmana perché non hanno avuto accesso all'assistenza sanitaria: si tratta dell’attivista 26enne Ma Wut Yi Aung, torturata dopo l’arresto, e di Ko Pyae Sone Aung, membro della Lega nazionale per la democrazia. I decessi si aggiungono a una lunga lista di vittime del sistema carcerario birmano, mentre anche la leader Aung San Suu Kyi resta in carcere da oltre quattro anni in condizioni di salute precarie.

  • Pechino e milizie Kachin: portavoce nega arrestato leader, ma continuano pressioni

    Nei mesi scorsi un altro comandante delle milizie etniche, recatosi in Cina "per cure mediche", esra stato trattenuto per convincere i gruppi armati nel nord del Myanmar a riconsegnare la città di Lashio alla giunta birmana. In questo caso l'Esercito per l'indipendenza del Kachin sta da tempo combattendo contro i militari per la conquista della città di Bhamo, centro strategico per il commercio di terre rare. Nel frattempo altre milizie accusano l'India di aver bombardato in territorio birmano.

  • I fondi europei dietro la cybersorveglianza cinese in Myanmar

    Un’inchiesta di Finance Uncovered ha rivelato che quasi 40 milioni di dollari provenienti da fondi per lo sviluppo di Regno Unito, Norvegia e Danimarca sono stati investiti in un compagnia che in Myanmar opera infrastrutture e tecnologie legate alla sorveglianza digitale. Le accuse coinvolgono software sviluppati in Cina e usati per intercettare comunicazioni, bloccare VPN e monitorare gli utenti. Sistemi che dopo il colpo di Stato del 2021 hanno permesso alla giunta militare di ampliare il controllo sulla rete.

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