Wlimada: terre espropriate per le dighe, risarcimenti negati da 15 anni

I contadini da tempo aspettano i compensi legati al bacino idrico di Puhulpola, un progetto promosso da Colombo e Teheran da quasi 200 milioni di euro. L’indotto dell’agricoltura è crollato e risultano tuttora pendenti le rivendicazioni collegate alla perdita di terreni e proprietà.

di Arundathie Abeysinghe

Colombo (AsiaNews) - Gli agricoltori di Welimada - nel distretto di Badulla, provincia di Uva (nella regione degli altipiani centrali) - che nel 2011 hanno perso i propri terreni a causa del bacino idrico di Puhulpola, pur con un ritardo di 15 anni sono scesi in piazza a protestare per cercare di ottenere un risarcimento. In passato, nell’ambito di un progetto congiunto che ha visto unite lo Sri Lanka e l’Iran, sono state costruite due dighe a Mathetilla e Dyraaba per un costo di 76,3 miliardi di rupie (poco meno di 199 milioni di euro) al fine di deviare l’acqua attraverso due gallerie. Sono trascorsi più di 15 anni, ma i pagamenti dei risarcimenti sono stati ritardati o posticipati senza giustificazione alcuna. 

Secondo la denuncia degli agricoltori dell’area, la loro situazione economica è crollata a causa del progetto - che per loro rappresenta più un problema annoso - e, per questo, hanno deciso di unirsi e protestare nel tentativo di ottenere un risarcimenti. La popolazione ha già tratto beneficio dai progetti, sebbene i pagamenti dei compensi promessi siano stati ritardati fino ad oggi. Tuttavia, a dispetto degli elementi positivi, il progetto avrebbe causato significativi sfollamenti di persone e danni alle proprietà, con molti residenti alle prese con questioni irrisolte.

L’iniziativa dei contadini di Welimada mira dunque a fornire una risposta efficace alle rivendicazioni derivanti dalle perdite di terreni e proprietà, causate dalla realizzazione del progetto congiunto fra Colombo e Teheran. Sunil Wijedasa (66 anni), Kamani Rupasinghe (64) e Neetha Damayanthi (58) hanno voluto spiegare ad AsiaNews la base delle loro lamentele. All’epoca “è stato presentato un documento al Consiglio dei Ministri riguardante il pagamento dei risarcimenti per le risaie espropriate per il progetto e sono stati promessi due acri e mezzo a Handapanagala, nella provincia di Wellawaya (provincia di Uva), oltre a un pagamento di 8mila rupie a testa (poco meno di 21 euro) per 12 mesi per la coltivazione di quei terreni”.

“Ci era stata inoltre promessa - proseguono gli agricoltori - la fornitura di acqua attraverso il progetto Uma Oya. Tuttavia, fino ad oggi non ci sono stati assegnati i terreni promessi. La nostra economia è crollata e non siamo in grado di garantire un’istruzione adeguata ai nostri figli; pertanto chiediamo che ci venga corrisposto il risarcimento. Attualmente, la maggior parte degli agricoltori ha abbandonato l’attività agricola. I giovani sono partiti all’estero in cerca di pascoli più verdi. Gli anziani continuano ad attendere il risarcimento e vivono ancora nella zona. Negli ultimi 15 anni si sono succeduti diversi governi, ma la nostra questione - concludono - non è stata risolta nonostante le promesse fatte durante il periodo elettorale”.

Secondo T.M.M.P. P. Tennakoon, tesoriere di un’organizzazione di agricoltori i cui terreni sono stati espropriati, la coltivazione era già in corso da tre anni quando i terreni sono stati prelevati a forza dalle autorità. “Ci erano stati promessi due acri e mezzo di terreno a Wellawaya e in seguito ci è stato comunicato che, invece del terreno, avremmo ricevuto un indennizzo. Secondo i calcoli, pagheranno solo 4.500 rupie per una pertica, che equivale al prezzo di 25 kg di riso, somma insufficiente a coprire la perdita subita. Il terreno espropriato ai residenti - avverte l’esperto e attivista - aveva un valore di 100mila rupie per pertica. Sebbene le stime del governo siano inferiori al valore reale del terreno, finora non ci è stato versato alcun importo”.

Come rivelato da R. M. Dhanapala, segretario dell’organizzazione degli agricoltori, “sono stati espropriati 18 acri di terreno appartenenti a 139 famiglie con la garanzia che ci sarebbero stati assegnati due acri ciascuno a Handapanagala”. Successivamente, prosegue, “ci è stato comunicato che il terreno non era disponibile e che ci sarebbe stato corrisposto un indennizzo pari a 1,2 milioni di rupie (oltre 3.100 euro) per acro. Si sarebbe dovuta istituire una commissione di ricorso presso la Segreteria del distretto di Badulla, ma ciò non è avvenuto. Abbiamo sottoposto - conclude - la questione anche alla Commissione per i diritti umani, dove i funzionari governativi hanno riconosciuto che avrebbe dovuto essere corrisposto un indennizzo più elevato, ma ciò non è stato messo in pratica”.

Infine, secondo i funzionari del segretario di Divisione di Uva Paranagama, “un nuovo ricorso da parte delle persone colpite sarà presentato alla sottocommissione del Consiglio dei Ministri istituita per risolvere la questione”. Secondo alti funzionari del Ministero dell’Agricoltura, “il mese prossimo si terrà a Welimada un incontro pubblico, durante il quale i funzionari raccoglieranno reclami e preoccupazioni da parte delle persone colpite. Di conseguenza, queste ultime - concludono - potrebbero ricevere un risarcimento prima della fine dell’anno”.

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